Oltre la retorica dei due blocchi. Zelensky, la miopia atlantica e il conto salato per l’Europa
La narrazione dominante ci ripete ossessivamente che esiste semplicemente un aggressore e un aggredito, impedendoci di guardare in faccia alla realtà complessa e di pesare con onestà intellettuale, nel loro variegato complesso le responsabilità che hanno portato alla situazione attuale in Ucraina.
Le ombre su Zelensky: da Odessa alla Polonia
La guerra è un flagello esecrabile, da condannare a prescindere, ma la pace negoziata non arriverà mai facendo i tifosi dell’una o dell’altra parte. È un dato oggettivo che all’interno delle dinamiche di governo a Kiev siano state tollerate, se non alimentate, spinte ultranazionaliste e xenofobe a forte danno delle popolazioni russofone, come dimostrano i tragici fatti di Odessa e il massacro nella Casa dei Sindacati perpetrato da gruppi radicali. A questo si sommano frizioni internazionali evidenti. Non è un caso isolato che la Polonia abbia revocato la sua più alta onorificenza a Volodymyr Zelensky, o che esponenti della comunità ebraica abbiano duramente protestato per determinate commemorazioni ufficiali, dove c’erano richiami a ben precise unità che si distinsero nel massacro di ebrei durante il secondo conflitto mondiale.
Sotto la superficie di una democrazia immacolata descritta dai media occidentali, emerge la figura di un leader sostenuto da poteri transnazionali, assimilabile per certi versi agli assetti di potere dei vecchi governi del Sud Vietnam, più che a un baluardo di libertà.
Il caso Zelensky visto da Città del Messico
La questione dei confini e degli equilibri globali risponde a leggi spietate. Proviamo a ribaltare l’ipotesi. Se si fosse installato a Città del Messico un governo socialista antistatunitense, regolarmente e democraticamente eletto, pronto a concedere basi strategiche a potenze come la Russia o la Cina, quale sarebbe stata la reazione di Washington?
La risposta è evidente. Ma in quel caso qualcuno avrebbe condannato i marines che rovesciavano questo governo? Voglio essere chiarissimo, io sarei stato il primo a non farlo. Potrà avere dei difetti, ma sono sicuramente un sostenitore di Trump. Anche perché tutto quello che verrebbe dopo sarebbe peggio. E comunque, in un simile scenario, la reazione sarebbe medesima anche con un governo democratico.
Dopo Zelensky: perché serve dialogo con la Russia
Il riequilibrio mondiale porta con sé inevitabili frizioni, ma la gestione politica ed economica di questa crisi è stata fallimentare. La discussione emersa attorno ai piani per la crisi in corso dimostra una realtà che l’Occidente non può più permettersi di ignorare; ossia la necessità di un dialogo diretto con la Russia. Non ne ha bisogno soltanto l’Europa, ma lo esige la stessa America, la cui priorità strategica è da tempo quella di riconcentrarsi sullo scacchiere del Pacifico.
La strategia miope che frena l’Europa
Continuare a sostenere una strategia di tensione permanente e una guerra alle porte di casa significa limitare strutturalmente le possibilità di sviluppo e grandezza dell’Europa. Sotto il profilo geopolitico globale, i risultati di questa linea miope sono sotto gli occhi di tutti.
Abbiamo ottenuto il risultato di compattare e rafforzare i BRICS e i paesi non allineati, accelerando un processo di de-dollarizzazione e di sganciamento dai mercati occidentali che ci si ritorcerà contro per decenni. La guerra su due fronti è uno scenario tra i più pericolosi per la tenuta dell’Occidente e dei suoi alleati…, eppure le diplomazie europee sembrano aver abdicato a qualsiasi ruolo di mediazione autonoma.
Noi italiani, in particolare, abbiamo un bisogno disperato di materie prime e di energia a costi sostenibili. Portare avanti una politica economica e sanzionatoria a totale danno dei cittadini europei, unita a un sostegno incondizionato e acritico a favore di uno dei regimi più corrotti e antidemocratici del panorama internazionale, è un errore imperdonabile.
I cittadini europei schiacciati dal caro-gas
Nessun cittadino italiano o europeo, schiacciato da un’inflazione pesante e dalle ripercussioni economiche globali, riesce a comprendere perché debba pagare il gas a caro prezzo in nome di una retorica sulla libertà che cozza violentemente contro la realtà dei fatti ucraini.
Il rischio concreto è che le classi dirigenti e le cancellerie europee che hanno sostenuto acriticamente questa linea vadano incontro alla tagliola implacabile delle urne.
Gli elettori possono prendere decisioni forti per scoraggiare i governi a proseguire, soprattutto perché la situazione è meglio Oriente ha portato al rincaro dei carburanti e l’inverno è alle porte. Questo può accadere a breve in Francia e in Germania molto presto nella prima con le elezioni presidenziali, nella seconda con un riequilibrio di poteri che costringa la CDU ad aprire ad AfD. E in Italia il pericolo di instabilità politica può nascere da un inverno troppo costoso per un’energia necessaria ma inarrivabile.
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