Economia

A conti fatti – L’Ue contro Meta: “I social fanno male ai bambini”

di Giovanni Vasso -

epa11116205 Meta CEO Mark Zuckerberg testifies before a Senate Judiciary Committee hearing on protecting children from sexual exploitation online in the Dirksen Senate Office Building in Washington, DC, USA, 31 January 2024. House lawmakers are finding rare bipartisan support for their Kids Online Safety Act, which seeks to fight online child sexual abuse. EPA/TASOS KATOPODIS


I social fanno male ai bambini. Non è solo una questione culturale, di modelli che pure lasciano il tempo che trovano. È una precisa ipotesi su cui, adesso, l’Unione europea vuol vederci chiaro. E non c’entra la guerra commerciale in atto con la Cina né, una volta tanto, si parla (solo) di TikTok. La Commissione ha aperto un’istruttoria per verificare se e quali danni possano provocare agli utenti più fragili, su tutti i minori, gli algoritmi utilizzati da Facebook e Instagram, in particolare quello che individua video e temi preferiti in modo da offrire materiale sempre interessante all’utente costringendolo a restare più del dovuto a compulsare la piattaforma (effetto conigliera). Nel mirino delle autorità Ue, inoltre, c’è la questione della sicurezza e della privacy oltre agli strumenti di verifica dell’età che non sembrerebbero così efficaci. Insomma, si prospetta un bel guaio per Menlo Park se l’Ue, come sembra, ha intenzione di fare davvero sul serio e rendere, finalmente, il far west digitale un posto dove esistono delle regole a cui nessuno può sottrarsi. Nemmeno Zuckerberg.

Sorride il ministro Giancarlo Giorgetti. Il Superbonus appartiene ormai al passato. Il Senato ha detto sì alla conversione in legge del decreto che spalma i crediti (da 4-6 anni fino a dieci) legati ai bonus edilizi. Rimane in piedi il grande tema della retroattività, che ha causato qualche scossone in maggioranza (lato Forza Italia) subito “risolto” con l’apposizione della fiducia al voto parlamentare. Le banche, a cui il governo ha allungato da quattro a sei anni i tempi per i crediti acquisiti a un prezzo inferiore al 75% del loro valore, non l’hanno presa benissimo. E nemmeno le imprese. Ma Giorgetti guarda avanti. La battaglia, per il momento, è vinta.

Stellantis, un altro piccolo (grande) passo che porterà l’azienda sempre più lontana dall’Italia. La joint venture con Leapmotor, azienda cinese leader nell’auto elettrica, aveva per un attimo illuminato di speranza gli operai di Mirafiori. Ma è bastato davvero poco per spegnere l’ultima fiammella. La produzione della versione “cinese” della 500 elettrica sarà costruita a Tichy, in Polonia. Dove, tra le altre, sarà prodotta anche l’Alfa Junior, già Milano. In Italia, semmai, ci sarà la distribuzione. Cioè l’Italia viene individuata come uno dei mercati per smerciare auto cinesi prodotte in Polonia.   


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