Costituzione difesa a giorni alterni: referendum, ANM e il rischio di interpretazioni selettive
Dalla vittoria del No al ruolo dell’ANM fino alle critiche sul rapporto tra Parlamento italiano ed Europa: un’analisi sul rischio di una Costituzione usata a intermittenza
Referendum, ANM e il confine tra i poteri
Hanno votato No dicendo di voler difendere la Costituzione. È questa la narrazione che ha accompagnato l’esito referendario: il rifiuto della riforma come atto di tutela della Carta.
Ma è proprio qui che emerge la contraddizione.
Perché tra i protagonisti di quella campagna c’è stata anche l’Associazione Nazionale Magistrati, che si è schierata apertamente per il No. Una scelta politica, esplicita, che rende difficile sostenere che si trattasse soltanto di una difesa neutrale dei principi costituzionali.
E infatti, subito dopo, arriva la proposta di “collaborare” alle riforme. Ma il punto resta: il Parlamento non deve concordare le leggi con la magistratura. Il potere legislativo appartiene al Parlamento, e solo al Parlamento.
Quando questo confine si fa incerto, anche la Costituzione rischia di diventare uno strumento flessibile, da interpretare a seconda delle esigenze.
Europa, abuso d’ufficio e le incoerenze
Sul piano europeo, il dibattito si concentra sulle direttive relative al reato di abuso d’ufficio: così tuona Luigi Bobbio, magistrato e già senatore:
“Il Parlamento europeo impartisce una direttiva per la quale tutti gli Stati membri devono prevedere nei loro ordinamenti il delitto di abuso di ufficio, come uno degli strumenti normativi necessari a contrastare la corruzione. La direttiva, quindi, in primis, non è diretta contro la recente soppressione nell’ordinamento italiano del delitto di abuso di ufficio ma impartisce un comando generale e astratto a tutti gli Stati membri della UE. Ciò, ovviamente, non comporta che l’Italia debba reintrodurre il vecchio abuso di ufficio nel testo previgente ma che il nostro Parlamento approvi una nuova normativa nel rispetto dei parametri europei.”
Il significato è chiaro: l’Europa fissa obiettivi generali, ma spetta al Parlamento italiano scegliere come adeguarsi.
La critica di Bobbio si estende alle incoerenze percepite nel trattamento di alcuni temi giuridici:
“Ma che, al fondo, quale obiettivo mascherato, vi sia anche quello di prendere le distanze e attaccare il governo italiano conservatore, è dimostrato dal fatto che la stessa UE, da decenni, non abbia nulla da ridire sulla introduzione giudiziaria, senza alcuna previsione normativa, del cosiddetto ‘concorso esterno in associazione mafiosa’ che non è nemmeno possibile definire delitto perché non recepito in un testo di legge adottato dal solo titolare del potere legislativo, ossia dal Parlamento, e che, proprio per questo, è lordato dallo stigma della violazione del principio costituzionale della riserva di legge e di quello di tassatività.”
La questione chiave resta la coerenza: se si invoca il rispetto della Costituzione, questo deve valere sempre, non solo quando conviene.
Infine:
“Un Parlamento europeo che, quindi, continua a muoversi in una logica di prevaricazione e pregiudizio politico.”
Il nodo centrale è la stessa Costituzione italiana: difesa o strumento da usare a intermittenza?
Una Carta usata a intermittenza
Se la Costituzione viene invocata per bloccare riforme ma interpretata elasticamente per altri poteri, il problema non è la Carta in sé, ma il modo in cui viene utilizzata.
Più che una garanzia, diventa uno strumento da brandire. A giorni alterni.
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