Al via la digitalizzazione delle grandi amministrazioni centrali

Parte la svolta digitale di ministeri e grandi enti della Pubblica amministrazione grazie agli oltre 600 milioni stanziati nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la digitalizzazione delle grandi amministrazioni centrali.

L’obiettivo è avere processi interni più efficienti e istruttorie più veloci, servizi più sicuri ed efficaci grazie alle tecnologie emergenti. Grazie agli oltre 611 milioni di euro stanziati sarà possibile, ad esempio, ridurre i tempi interni di gestione delle pratiche amministrative e investire sulla prevenzione delle frodi economiche. Per rendere tutto ciò possibile, il Dipartimento per la trasformazione digitale ha stretto accordi di collaborazione con alcune grandi amministrazioni, già registrati dalla Corte dei Conti, che danno ufficialmente il via all’implementazione delle singole iniziative.

In realtà, Italia digitale 2026, la strategia per il digitale all’interno del PNRR, prevede oltre 6 miliardi di euro per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione. Queste risorse, oltre a prestare la dovuta attenzione al ruolo cruciale delle PA locali, vedono anche il coinvolgimento di molte PA centrali.

In particolare la misura 1.6 della Missione 1 Componente 1 del PNRR (Digitalizzazione delle grandi amministrazioni centrali) prevede una serie di interventi mirati.

Andranno 80 milioni all’INPS (180 milioni) per la revisione di sistemi e procedure interne, nonché l’evoluzione dei punti di contatto digitali. E 133, 2 milioni al ministero della Giustizia per la digitalizzazione degli archivi relativi ai procedimenti civili dei Tribunali ordinari, delle Corti d’Appello e degli atti giudiziari di Cassazione, la creazione di un Data Lake per l’estrazione e l’organizzazione degli orientamenti giurisprudenziali, di analisi statistiche avanzate, anche sulla base di dati non strutturati contenuti nei documenti, per monitorare l’efficienza e l’efficacia del sistema giudiziario ed ottimizzare la gestione dei tempi di istruttoria. Mentre 16 milioni arriveranno all’INAIL per la digitalizzazione dei processi e dei servizi istituzionali e adozione di un digital workplace.

Invece, 107 milioni sono destinati al ministero dell’Interno per la digitalizzazione dei servizi al cittadino e dei processi interni, sviluppo di applicazioni e sistemi gestionali interni e riqualificazione delle capacità digitali del personale. E 42,5 milioni al ministero della per il consolidamento dell’infrastruttura digitale, potenziamento della sicurezza delle informazioni e migrazione delle applicazioni legate alla gestione del personale verso un paradigma open source.

E ancora, 25 milioni di euro alla Guardia di Finanza per un progetto che si prefigge di applicare nell’azione di prevenzione e contrasto agli illeciti economico finanziari la Data Science, con l’intento di evolvere, mediante l’introduzione di algoritmi di intelligenza artificiale e modelli di analisi predittiva e prescrittiva, i sistemi informativi operativi del Corpo.

Poi, 7,5 milioni andranno al Consiglio di Stato per il potenziamento del sistema informativo della Giustizia Amministrativa con l’implementazione di un sistema di conservazione a norma per la custodia dei documenti giurisdizionali, di un Data Warehouse con funzionalità evolute di Business Intelligence per analisi statistiche georeferenziate e predittive, applicazioni di Intelligenza Artificiale per l’efficientamento dei processi di lavoro e l’innalzamento dei livelli di sicurezza informatica.

Parte la svolta digitale di ministeri e grandi enti della Pubblica amministrazione grazie agli oltre 600 milioni stanziati nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la digitalizzazione delle grandi amministrazioni centrali.

L’obiettivo è avere processi interni più efficienti e istruttorie più veloci, servizi più sicuri ed efficaci grazie alle tecnologie emergenti. Grazie agli oltre 611 milioni di euro stanziati sarà possibile, ad esempio, ridurre i tempi interni di gestione delle pratiche amministrative e investire sulla prevenzione delle frodi economiche. Per rendere tutto ciò possibile, il Dipartimento per la trasformazione digitale ha stretto accordi di collaborazione con alcune grandi amministrazioni, già registrati dalla Corte dei Conti, che danno ufficialmente il via all’implementazione delle singole iniziative.

In realtà, Italia digitale 2026, la strategia per il digitale all’interno del PNRR, prevede oltre 6 miliardi di euro per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione. Queste risorse, oltre a prestare la dovuta attenzione al ruolo cruciale delle PA locali, vedono anche il coinvolgimento di molte PA centrali.

In particolare la misura 1.6 della Missione 1 Componente 1 del PNRR (Digitalizzazione delle grandi amministrazioni centrali) prevede una serie di interventi mirati.

Andranno 80 milioni all’INPS (180 milioni) per la revisione di sistemi e procedure interne, nonché l’evoluzione dei punti di contatto digitali. E 133, 2 milioni al ministero della Giustizia per la digitalizzazione degli archivi relativi ai procedimenti civili dei Tribunali ordinari, delle Corti d’Appello e degli atti giudiziari di Cassazione, la creazione di un Data Lake per l’estrazione e l’organizzazione degli orientamenti giurisprudenziali, di analisi statistiche avanzate, anche sulla base di dati non strutturati contenuti nei documenti, per monitorare l’efficienza e l’efficacia del sistema giudiziario ed ottimizzare la gestione dei tempi di istruttoria. Mentre 16 milioni arriveranno all’INAIL per la digitalizzazione dei processi e dei servizi istituzionali e adozione di un digital workplace.

Invece, 107 milioni sono destinati al ministero dell’Interno per la digitalizzazione dei servizi al cittadino e dei processi interni, sviluppo di applicazioni e sistemi gestionali interni e riqualificazione delle capacità digitali del personale. E 42,5 milioni al ministero della per il consolidamento dell’infrastruttura digitale, potenziamento della sicurezza delle informazioni e migrazione delle applicazioni legate alla gestione del personale verso un paradigma open source.

E ancora, 25 milioni di euro alla Guardia di Finanza per un progetto che si prefigge di applicare nell’azione di prevenzione e contrasto agli illeciti economico finanziari la Data Science, con l’intento di evolvere, mediante l’introduzione di algoritmi di intelligenza artificiale e modelli di analisi predittiva e prescrittiva, i sistemi informativi operativi del Corpo.

Poi, 7,5 milioni andranno al Consiglio di Stato per il potenziamento del sistema informativo della Giustizia Amministrativa con l’implementazione di un sistema di conservazione a norma per la custodia dei documenti giurisdizionali, di un Data Warehouse con funzionalità evolute di Business Intelligence per analisi statistiche georeferenziate e predittive, applicazioni di Intelligenza Artificiale per l’efficientamento dei processi di lavoro e l’innalzamento dei livelli di sicurezza informatica.

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