Alla sbarra le tre mafie di Milano
Gioacchino Amico, ritenuto uno dei vertici del sistema e l’anello di congiunzione con i clan siciliani, ha deciso di collaborare con la giustizia
Processo 'Hydra' sulla presunta alleanza tra esponenti delle tre mafie a carico di 45 imputati nell'aula bunker in piazza Filangieri a Milano
Alla sbarra le tre mafie di Milano. L’aula bunker di piazza Filangieri si è aperta ieri sotto il peso di una rivelazione che cambia i connotati del maxi processo Hydra. A scegliere il rito ordinario, con tutti i loro legali sui banchi della difesa. E la pm della Dda, Alessandra Cerreti, a sganciare la “bomba” giudiziaria: Gioacchino Amico, ritenuto uno dei vertici del sistema e l’anello di congiunzione con i clan siciliani, ha deciso di collaborare con la giustizia. Un annuncio che arriva come un uragano dopo le 62 condanne emesse a gennaio scorso in rito abbreviato – con pene fino a 16 anni di carcere – e che promette di riscrivere la mappa del potere criminale nel Nord Italia.
Alla sbarra le tre mafie di Milano
La fotografia, quella di un “Consorzio” che travalica la mafia tradizionale. Il Sistema Hydra non è una semplice somma di clan, ma un’entità nuova, una “super mafia” che ha superato le storiche barriere identitarie. La sentenza di gennaio 2026 ha già cristallizzato una verità storica. A Milano opera un “Consorzio mafioso lombardo”. In questa struttura confederale, esponenti di spicco di ’ndrangheta, Cosa Nostra e camorra hanno deposto le armi per impugnare le calcolatrici, trasformando la Lombardia in una gigantesca piattaforma d’affari condivisa.
La fotografia scattata dagli inquirenti ritrae un modello aziendale dove i ruoli sono definiti con precisione chirurgica. La ‘ndrangheta, con le proiezioni delle cosche storiche del Reggino e del Vibonese, fornisce la forza d’urto, il controllo del territorio e la “protezione” necessaria alle imprese del gruppo.
Cosa Nostra, (rappresentata da figure come Amico e i referenti dell’area di Castelvetrano, garantisce i legami storici con la casa madre e la gestione dei grandi flussi finanziari internazionali. La camorra, attraverso i contatti con i clan Senese e Moccia, apporta l’esperienza nel riciclaggio massivo e nell’infiltrazione dei settori commerciali e immobiliari tra Roma e il quadrante nord di Milano.
Il Sistema ha un peso fatto di numeri, appalti e un vero e proprio “tesoro”
Quello dei Bonus. L’indagine descrive un impero che ha inquinato l’economia legale per anni, drenando risorse pubbliche con una voracità senza precedenti. I fatti accertati nelle migliaia di pagine dell’inchiesta parlano di un’infiltrazione profonda in settori strategici. La logistica e i servizi, per esempio. Il “Consorzio” imponeva il proprio monopolio nei servizi di pulizia e facchinaggio attraverso una ragnatela di cooperative “usa e getta”. Queste società, aperte e chiuse nel giro di pochi mesi, servivano a evadere sistematicamente l’Iva e i contributi previdenziali, permettendo al sistema di offrire prezzi fuori mercato e sbaragliare la concorrenza onesta.
C’era poi il Bancomat dei Bonus edilizi. Hydra ha intercettato flussi milionari legati ai crediti d’imposta fittizi. Sequestri per oltre 450 milioni di euro documentano come il “Consorzio” abbia gestito la creazione di crediti per lavori mai eseguiti, trasformando le agevolazioni statali in pura liquidità criminale. Infine, ultimo ma non ultimo, il voto di scambio e i legami che da sempre i clan cercano con la politica. La capacità di condizionamento era ampia e generalizzata. Nell’inchiesta le tracce di pacchetti di 400-500 voti spostabili con estrema facilità per sostenere candidati compiacenti nei Comuni chiave dell’hinterland, in cambio di varianti urbanistiche e accesso privilegiato ai tavoli decisionali.
Nell’aula bunker, ancora il mistero e molta tensione
L’avvio del processo ordinario per i 45 rimasti — tra cui spicca il nome di Paolo Aurelio Errante Parrino, cugino del defunto boss Matteo Messina Denaro e considerato l’ambasciatore di Cosa Nostra in Lombardia —, segnato da un’ombra cupa. La morte in cella di Bernardo Pace, trovato impiccato pochi giorni prima dell’udienza, aleggia come un monito. Pace era considerato un testimone chiave, un uomo che sapeva troppo sui flussi di denaro che dal Nord tornavano in Sicilia e Calabria.
Ora, con le rivelazioni di Gioacchino Amico, il “pentito del consorzio”, il processo Hydra si appresta a svelare i segreti della “area grigia”: avvocati, commercialisti e funzionari che hanno permesso alla mafia di farsi Stato. “Abbiamo creato una cosa che non esiste da nessuna parte”», si diceva in un’intercettazione. Oggi, quel sistema è alla sbarra, pronto a essere smontato pezzo dopo pezzo dalla verità dei collaboratori.
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