Allarme Legambiente, rinnovabili in forte ritardo

C’è un nuovo allarme, in materia di fabbisogno energetico, che arriva a impensierire la manovra del governo. La XVI edizione di Comunità Rinnovabili, il rapporto di Legambiente che analizza lo sviluppo delle fonti alternative nei Comuni italiani e le nuove esperienze di autoproduzione, segnala che i numeri si rivelano plasticamente insufficienti per affrontare il caro bollette, l’emergenza climatica e l’indipendenza dalla Russia.

Il governo Draghi – dice Legambiente – sceglie il gas fossile e climalterante. E lo va a cercare in Algeria, Congo, Angola, Qatar, Azerbaijan, Egitto e America, puntando su gasdotti e nuovi rigassificatori, invece di consentire alle aziende del settore delle fonti rinnovabili di investire 80 miliardi di euro e realizzare in 3 anni 60 GW di nuova potenza, in grado di sostituire il 70% del gas russo, come richiesto da Elettricità Futura. Azioni che – questa la denuncia precisa – rischiano di farci raggiungere l’obiettivo di 70 GW tra 124 anni. Altro che 2030.

Sembra un film con due sceneggiature diverse. Da un lato, un Paese caratterizzato da inventiva e fermento, costituito da amministrazioni pubbliche, imprese e territori che si danno da fare per realizzare impianti da fonti rinnovabili: dai piccoli impianti domestici, alle comunità energetiche fino alle grandi strutture industriali. Dall’altro, dati sconfortanti rispetto alla capacità potenziale di realizzazione, agli obiettivi climatici 2030 e alle mancate opportunità di innovazione e di welfare strutturale per imprese e famiglie. Insomma, la fotografia di un’Italia a due facce.

Nel Paese, rivela Legambiente, sono presenti almeno 1,35 milioni di impianti da fonti rinnovabili, distribuiti in tutti i Comuni per una potenza complessiva di 60,8 GW, di cui appena 1,35 GW installata nel 2021 tra idroelettrico, eolico e fotovoltaico. Una cornice in cui, in termini di produzione, il contributo complessivo portato dalle fonti alternative al sistema elettrico italiano è arrivato nel 2021 a 115,7 TWh, facendo registrare un incremento di appena l’1,58% rispetto al 2020.

Sconfortante, forse, è poco. E’ una tendenza sproporzionata al ribasso rispetto agli obiettivi annuali, drammatica frenata innanzitutto dal sistema farraginoso di rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione dei progetti, la famigerata burocrazia che immobilizza. Eppure, le Comunità Energetiche da fonti rinnovabili si presentano accompagnate dal segno positivo: 100 quelle complessivamente mappate da Legambiente (35 operative, 41 in progetto, 24 in fase di avvio). Le più “giovani”, che sono 59 nate dall’estate 2021, sono Comunità Energetiche Rinnovabili (39) e Configurazioni di Autoconsumo Collettivo (20).

Si ripete la foto di un’Italia a due velocità. E che dimentica l’impostazione del Next Generation Eu e l’anima vera del PNRR. Storie di esempi virtuosi dai territori, grandi e piccoli impianti, comunità energetiche rinnovabili che con determinazione disegnano il futuro del Paese. Ma anche, purtroppo, tante e troppe risposte inevase per cambiare davvero la storia energetica italiana.

C’è un nuovo allarme, in materia di fabbisogno energetico, che arriva a impensierire la manovra del governo. La XVI edizione di Comunità Rinnovabili, il rapporto di Legambiente che analizza lo sviluppo delle fonti alternative nei Comuni italiani e le nuove esperienze di autoproduzione, segnala che i numeri si rivelano plasticamente insufficienti per affrontare il caro bollette, l’emergenza climatica e l’indipendenza dalla Russia.

Il governo Draghi – dice Legambiente – sceglie il gas fossile e climalterante. E lo va a cercare in Algeria, Congo, Angola, Qatar, Azerbaijan, Egitto e America, puntando su gasdotti e nuovi rigassificatori, invece di consentire alle aziende del settore delle fonti rinnovabili di investire 80 miliardi di euro e realizzare in 3 anni 60 GW di nuova potenza, in grado di sostituire il 70% del gas russo, come richiesto da Elettricità Futura. Azioni che – questa la denuncia precisa – rischiano di farci raggiungere l’obiettivo di 70 GW tra 124 anni. Altro che 2030.

Sembra un film con due sceneggiature diverse. Da un lato, un Paese caratterizzato da inventiva e fermento, costituito da amministrazioni pubbliche, imprese e territori che si danno da fare per realizzare impianti da fonti rinnovabili: dai piccoli impianti domestici, alle comunità energetiche fino alle grandi strutture industriali. Dall’altro, dati sconfortanti rispetto alla capacità potenziale di realizzazione, agli obiettivi climatici 2030 e alle mancate opportunità di innovazione e di welfare strutturale per imprese e famiglie. Insomma, la fotografia di un’Italia a due facce.

Nel Paese, rivela Legambiente, sono presenti almeno 1,35 milioni di impianti da fonti rinnovabili, distribuiti in tutti i Comuni per una potenza complessiva di 60,8 GW, di cui appena 1,35 GW installata nel 2021 tra idroelettrico, eolico e fotovoltaico. Una cornice in cui, in termini di produzione, il contributo complessivo portato dalle fonti alternative al sistema elettrico italiano è arrivato nel 2021 a 115,7 TWh, facendo registrare un incremento di appena l’1,58% rispetto al 2020.

Sconfortante, forse, è poco. E’ una tendenza sproporzionata al ribasso rispetto agli obiettivi annuali, drammatica frenata innanzitutto dal sistema farraginoso di rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione dei progetti, la famigerata burocrazia che immobilizza. Eppure, le Comunità Energetiche da fonti rinnovabili si presentano accompagnate dal segno positivo: 100 quelle complessivamente mappate da Legambiente (35 operative, 41 in progetto, 24 in fase di avvio). Le più “giovani”, che sono 59 nate dall’estate 2021, sono Comunità Energetiche Rinnovabili (39) e Configurazioni di Autoconsumo Collettivo (20).

Si ripete la foto di un’Italia a due velocità. E che dimentica l’impostazione del Next Generation Eu e l’anima vera del PNRR. Storie di esempi virtuosi dai territori, grandi e piccoli impianti, comunità energetiche rinnovabili che con determinazione disegnano il futuro del Paese. Ma anche, purtroppo, tante e troppe risposte inevase per cambiare davvero la storia energetica italiana.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli

Squalo bianco

Il lato sinistro di Giuseppi

Lega Sud

Sorpresa il partito del Nord

Il ministro Fedriga