Economia

Alleanza banche-imprese

di Giovanni Vasso -

FEDERICA BRANCACCIO ANCE


Superbonus, alleanza banche-costruttori per chiedere di accelerare sull’ipotesi degli F24. Abi e Ance, nel pomeriggio di ieri, hanno messo nero su bianco, in una nota congiunta, la loro posizione rispetto alla vicenda che dovrà essere affrontata in un tavolo tecnico convocato, dopo gli incontri di lunedì, al Mef. In pratica, chiedono al governo di investire risorse. Facendo rientrare nel “gioco” delle parti, le grandi partecipate di Stato come Cassa Depositi e Prestiti, Sace. Ma stando agli spifferi che trapelano dal dibattito in corso, c’è chi vorrebbe trascinare nella partita anche Eni ed Enel. Inoltre, le banche chiedono uno scudo penale che le sollevi da ogni responsabilità nel caso in cui si scopra che i crediti acquistati siano fasulli.

ABI-ANCE PER L’F24

Le banche e i costruttori hanno deciso di fare fronte comune. Le prime chiedono sicurezze e risorse, prima di farsi carico della montagna di crediti. I secondi hanno fretta perché tempo non ce n’è più e il rischio si chiama fallimento. Abi e Ance, così, hanno unito le loro forze e presentato le loro richieste in una nota: “Per far fronte all’emergenza della cessione dei crediti fiscali rivenienti dai bonus edilizi delle imprese non bastano gli acquisti e gli impegni ad acquistare già assunti dalle banche, occorre una misura tempestiva che consenta immediatamente alle banche di ampliare le capacità di acquisto utilizzando anche una parte dei debiti fiscali raccolti con gli F24”. Dunque, per chiarire ulteriormente il loro punto di vista, Abi e Ance sottolineano di ritenere “l’utilizzo degli F24” come “indispensabile per ampliare la capacità di compensazione fiscale e risolvere il problema dei crediti incagliati che sta mettendo in grande difficoltà il sistema delle imprese”. Si tratterebbe di una soluzione che avrebbe inoltre “il vantaggio di essere applicabile in tempi molto rapidi, di facile realizzazione e non avrebbe alcun impatto aggiuntivo sulla finanza pubblica”. Infine, costruttori e banche riportano i dati della commissione di inchiesta sulle banche che, “a fine giugno 2022” ha indicato che “nel biennio 2020-2022, le banche hanno assunto impegni per crediti fiscali pari complessivamente a 76.989.096.317 euro, saturando la loro capacità fiscale”. Insomma, le banche non hanno abbastanza spazio per continuare ad assumere crediti.

LA POSIZIONE DEL GOVERNO

L’obiettivo del governo, adesso, è quello di dare risposte al settore ma l’esecutivo, in piena continuità con quello di Mario Draghi, non ha la minima intenzione di fare dietrofront sulla scelta di bloccare il Superbonus. Da Palazzo Chigi arriva l’impegno anzi, “la ferma determinazione” a “porre rimedio agli effetti negativi della cessione del credito correlata ai bonus edilizi”. Le uniche aperture, dopo gli incontri di lunedì, sono state sulla necessità di “individuare norme transitorie al fine di fornire soluzioni nel passaggio dal regime antecedente al decreto legge a quello attuale, tenendo conto della situazione delle imprese di piccole dimensioni e di quelle che operano nelle zone di ricostruzione post-sisma”.

DRAGHI E QUELLA “BRUTTA NARRAZIONE”

Intanto, da parte dell’Ance, è arrivata anche una critica alla “narrazione” istituzionale sul Superbonus. Per la presidente Ance Federica Brancaccio, si è trattato di “una misura straordinaria nata durante la pandemia, con un settore allo stremo e l’Italia in piena recessione. Si è trattato evidentemente di una misura d’emergenza ma la narrazione di tutto questo è stata brutta. Ora abbiamo il dovere tutti insieme di trovare le soluzioni”. Una narrazione “brutta” che è stata inaugurata dall’ex premier Mario Draghi, e dal suo ministro all’Economia Daniele Franco, che nel febbraio dell’anno scorso, parlarono apertamente di un collegamento tra il Superbonus e le truffe legate ai bonus nell’edilizia. Al premier replicò solo il M5s, per ovvi motivi.

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