Aree interne, la manovra per spingere sul controesodo
Una misura per la silver economy, la Snai e la cabina di regia per la coesione
Il ministro Tommaso Foti
Il vento del cambiamento soffia sulle aree interne d’Italia: il controesodo può cominciare.
Aree interne, un bando
Un bando Anci mette sul tavolo 2,5 milioni di euro per under 35 che vogliono avviare attività al servizio delle comunità più fragili. Una mossa per dare ossigeno a territori segnati da decenni di spopolamento, invecchiamento e fuga dei giovani. Oggi vi vivono circa 13,3 milioni di persone — quasi un quarto della popolazione italiana.
Il calo demografico
Una demografia che impone scelte radicali. La fascia di età 0-14 anni rappresenta solo l’11,8% della popolazione, gli over 65 superano invece il 25,2%. Nel mezzo, pochi giovani, complice la natalità in calo e gli esodi continui verso le città. Il bando, una leva concreta per invertire la rotta, investendo sulle relazioni tra generazioni: una leva possibile per il controesodo nelle aree interne.
L’Agenda Anci
Da anni l’Anci lavora ad un’Agenda del Controesodo. L’obiettivo: interrompere la fuga dai paesi, restituire dignità e servizi a chi vive fuori dalle grandi città. Terre per troppo tempo marginali. La risposta si chiama Strategia Nazionale per le Aree Interne aggiornata nel ciclo 2021–2027.
Con il nuovo piano, cambiano perimetrie, governance e risorse. Le aree di progetto diventano 124: includono 1.904 Comuni, per oltre 4,5 milioni di abitanti. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha scelto di mettere la Snai al centro delle politiche di coesione. Dal 2023, operativa la cabina di regia che coordina progetti e risorse. La presiede il ministro Tommaso Foti. “Assicurare a tutti – spiega – il pieno accesso ai diritti essenziali — trasporto pubblico locale, istruzione e servizi sociosanitari — e favorire lo sviluppo economico e la manutenzione del territorio”.
La svolta
Una svolta anche economica. Il nuovo piano assegna 172 milioni di euro a 43 nuove aree interne con investimenti su infrastrutture, servizi e progetti di sviluppo locale. Alle aree già selezionate 21,6 milioni aggiuntivi. Una strategia che non punta solo ai numeri. Vuole incidere sulla vita quotidiana: scuole funzionanti, trasporti locali, assistenza sanitaria, piccoli servizi essenziali.
E scommettere su economie diverse: turismo sostenibile, valorizzazione di risorse naturali e ambientali, nuove imprese sul territorio. C’è una cornice istituzionale forte, fondi assegnati, governance definita. Resta il nodo dello spopolamento – non facile ridurre il declino demografico – ma sono in campo strumenti concreti. Per la prima volta da decenni, quei borghi dimenticati possono tornare a contare.
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