Arrivano i Mig, allarme aereo su tutta l’Ucraina

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky tira in ballo il premier indiano Narendra Modi con il quale ha discusso la sua “formula” per porre fine al conflitto russo-ucraino. La mossa di Zelensky e la contromossa del Cremlino, che fa sapere che il presidente russo Vladimir Putin incontrerà il presidente cinese Xi Jinping entro la fine dell’anno, lasciano intendere due fatti. Il primo è che ora a Mosca e Kiev si lavora ai presupposti per sedersi al tavolo dei negoziati e accordarsi su un cessate il fuoco. Il secondo fatto, certamente meno positivo, è che queste nuove aperture, con Modi che per Kiev prende il posto del presidente turco Recep Tayyip Erdogan (ritenuto troppo vicino a Mosca) come mediatore per i negoziati, conclamano una volta per tutte il fatto che la Ue non è un mediatore.
D’altronde a dare le carte, in questo conflitto, sono gli Stati Uniti, che armano Kiev contro Mosca e che hanno scelto di puntare sulla Nato (con l’allargamento a est grazie all’ingresso di Finlandia e Svezia) per contrastare la sfera di influenza russa. Bypassando così la partnership commerciale con la Ue, che andava contro gli interessi di Washington. Nel momento in cui Bruxelles impone le sanzioni contro Mosca e al contempo arma Kiev, non può essere considerata dal Cremlino un interlocutore per i negoziati. Bensì cobelligerante: non a caso i Paesi Ue, Italia compresa, rientrano nella lista delle nazioni ostili alla Russia. Ma la Ue non è l’interlocutore per la pace neanche per Zelensky, che la ritiene massimamente un fornitore di armi.
In questo quadro, il presidente ucraino ha proposto a Modi una formula per la pace e ha reso noto di contare “sulla partecipazione dell’India per la sua applicazione”. In attesa della reazione di Modi, che a questo punto diventa dirimente per le sorti del conflitto e per l’avvio dei negoziati (sempre se a Mosca dovesse andare bene la proposta di Zelensky), si apre anche un altro fronte diplomatico. Quello a livello Onu. Infatti l’agenzia di stampa statale russa Tass riporta che il segretario generale Onu Antonio Guterres è pronto a mediare sul conflitto in Ucraina, a condizione che tutte le parti siano d’accordo con questa proposta. Proprio Kiev in questi giorni ha auspicato un summit di pace a livello Onu più o meno nel periodo dell’anniversario dell’inizio della guerra (24 febbraio). Per il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, “le Nazioni Unite potrebbero essere la sede migliore per tenere questo vertice, perché non si tratta di fare un favore a un certo Paese. Si tratta di coinvolgere tutti e non c’è luogo migliore delle Nazioni Unite per farlo”. Intanto la premier Giorgia Meloni ieri ha avuto una conversazione telefonica con Zelensky, rinnovando il pieno sostegno a Kiev “in ambito politico, militare, economico e umanitario, nel ripristino delle infrastrutture energetiche e nella futura ricostruzione dell’Ucraina”. La Meloni, fa sapere Palazzo Chigi, “ha confermato la sua intenzione di recarsi a Kiev e ha invitato il presidente Zelensky a venire in visita a Roma”.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky tira in ballo il premier indiano Narendra Modi con il quale ha discusso la sua “formula” per porre fine al conflitto russo-ucraino. La mossa di Zelensky e la contromossa del Cremlino, che fa sapere che il presidente russo Vladimir Putin incontrerà il presidente cinese Xi Jinping entro la fine dell’anno, lasciano intendere due fatti. Il primo è che ora a Mosca e Kiev si lavora ai presupposti per sedersi al tavolo dei negoziati e accordarsi su un cessate il fuoco. Il secondo fatto, certamente meno positivo, è che queste nuove aperture, con Modi che per Kiev prende il posto del presidente turco Recep Tayyip Erdogan (ritenuto troppo vicino a Mosca) come mediatore per i negoziati, conclamano una volta per tutte il fatto che la Ue non è un mediatore.
D’altronde a dare le carte, in questo conflitto, sono gli Stati Uniti, che armano Kiev contro Mosca e che hanno scelto di puntare sulla Nato (con l’allargamento a est grazie all’ingresso di Finlandia e Svezia) per contrastare la sfera di influenza russa. Bypassando così la partnership commerciale con la Ue, che andava contro gli interessi di Washington. Nel momento in cui Bruxelles impone le sanzioni contro Mosca e al contempo arma Kiev, non può essere considerata dal Cremlino un interlocutore per i negoziati. Bensì cobelligerante: non a caso i Paesi Ue, Italia compresa, rientrano nella lista delle nazioni ostili alla Russia. Ma la Ue non è l’interlocutore per la pace neanche per Zelensky, che la ritiene massimamente un fornitore di armi.
In questo quadro, il presidente ucraino ha proposto a Modi una formula per la pace e ha reso noto di contare “sulla partecipazione dell’India per la sua applicazione”. In attesa della reazione di Modi, che a questo punto diventa dirimente per le sorti del conflitto e per l’avvio dei negoziati (sempre se a Mosca dovesse andare bene la proposta di Zelensky), si apre anche un altro fronte diplomatico. Quello a livello Onu. Infatti l’agenzia di stampa statale russa Tass riporta che il segretario generale Onu Antonio Guterres è pronto a mediare sul conflitto in Ucraina, a condizione che tutte le parti siano d’accordo con questa proposta. Proprio Kiev in questi giorni ha auspicato un summit di pace a livello Onu più o meno nel periodo dell’anniversario dell’inizio della guerra (24 febbraio). Per il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, “le Nazioni Unite potrebbero essere la sede migliore per tenere questo vertice, perché non si tratta di fare un favore a un certo Paese. Si tratta di coinvolgere tutti e non c’è luogo migliore delle Nazioni Unite per farlo”. Intanto la premier Giorgia Meloni ieri ha avuto una conversazione telefonica con Zelensky, rinnovando il pieno sostegno a Kiev “in ambito politico, militare, economico e umanitario, nel ripristino delle infrastrutture energetiche e nella futura ricostruzione dell’Ucraina”. La Meloni, fa sapere Palazzo Chigi, “ha confermato la sua intenzione di recarsi a Kiev e ha invitato il presidente Zelensky a venire in visita a Roma”.
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