Venezuelani in festa, qualche italiano in lacrime
Trump cattura Maduro a Caracas: Vecchioni e Dottori spiegano rischi, scenari internazionali e conseguenze geopolitiche dell’operazione.
Il blitz USA in Venezuela e i suoi protagonisti
Se qualcuno pensava che la geopolitica fosse noiosa, l’ultima mossa di Donald Trump 2.0 dimostra il contrario: Caracas trasformata in set hollywoodiano, portaerei incluse, con Maduro e consorte protagonisti involontari di un vero e proprio “rapimento di Stato”.
Domenico Vecchioni, storico e già ambasciatore d’Italia, analizza con precisione tecnica:
“Che Maduro sia un poco di buono è certo. Che abbia manipolato le ultime elezioni per mantenersi al potere è sicuro. Che tragga profitto dal transito delle droghe (prodotte peraltro da altri paesi, come la Colombia e il Messico) pure è accertato.
Tuttavia il blitz voluto da Trump lascia alquanto perplessi. L’arresto di Maduro e di sua moglie nel cuore della capitale venezuelana, somiglia in effetti a un “rapimento di Stato”. Maduro, volente o nolente, era un Capo di Stato internazionalmente riconosciuto ed è stato catturato nel suo paese dalle forze speciali americane!
Un rapimento (non credo sia stato “concordato” come qualcuno ha suggerito) che non è detto serva a risolvere l’intricata situazione politica venezuelana. Anzi, potrebbe avere effetti collaterali pesantissimi:
condanna della Comunità internazionale per l’evidente violazione del diritto internazionale
privato di colpo del suo Presidente, senza un’immediata soluzione di “ricambio”, il Venezuela potrebbe sprofondare nel caos, se non nella guerra civile;
con il suo blitz (tecnicamente impeccabile, ma qui non siamo al cinema!) sembra che torni un auge la politica estera delle cannoniere e il sistema delle “influenze” se non dello spazio vitale (il Donbass, insomma, alla Russia, Taiwan alla Cina, il Sudamerica agli USA…), con un salto storico all’indietro di due secoli;
il traffico della droga potrebbe trovare altre vie per giungere negli USA, visto che il Venezuela non ne produce;
stupefacente perdita di credibilità democratica degli USA (che i suoi avversari si faranno un piacere di sfruttare fino all’estremo).
Trump, in effetti, ha fatto tutto da solo, senza nemmeno informare il Congresso, spacciando un’operazione per molti aspetti “militare” (con schieramento persino di una modernissima portaerei) con una semplice operazione anti-droga o antiterrorista, che non richiede l’autorizzazione del Congresso. Una portaerei per sconfiggere i Narcos?
Mi auguro insomma che gli strateghi di Washington abbiano attentamente valutato le ricadute dell’operazione, sul piano internazionale e interno, soppesando bene i pro e i contro. Mi auguro soprattutto che Trump, descritto come uomo di pace, non sia tentato di recitare il ruolo di gendarme planetario. Ma, ripeto, qui non siamo al cinema.”
Germano Dottori, esperto di geopolitica e consigliere scientifico di Lines, aggiunge:
“Fatte le debite differenze (in particolare, posizione ricoperta e caratura criminale), viene in mente il caso Eichmann, peraltro preso al termine di un’operazione d’intelligence magistrale condotta dai servizi israeliani. Inoltre Trump 2 è diverso da Trump 1. La NSS (National Security Strategy) di pochi giorni fa annunciava la svolta.”
Rischi, tempistiche e alleanze
Forse non è un caso che l’intervento in Venezuela arrivi in contemporanea con la rivolta in corso in Iran. Il regime degli ayatollah aveva stretti legami con Maduro: Teheran stava progettando grandi investimenti a Caracas.
In Italia, le reazioni oscillano tra pragmatismo e retorica politica. Maurizio Gasparri commenta:
“Vogliamo che ci sia la democrazia e la pace in ogni parte del mondo, senza guerre e armi, ma certamente non verseremo lacrime per una dittatura comunista.”
Ilaria Salis prova a dare una lettura politica, con scenari da Apocalisse, ma le sue osservazioni risultano leggere come coriandoli al vento:
“Il Governo considera legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi… Un diritto internazionale a geometria variabile apre la strada alla guerra ovunque.”
Hollywood a Caracas
Venezuelani in festa, italiani in lacrime, e un’operazione condotta con precisione da manuale che sembra uscita da un film di spionaggio: portaerei, forze speciali e blitz perfetti. Vecchioni e Dottori ci ricordano, con serietà e ironia sottile, che qui non siamo al cinema… anche se lo spettacolo ha tutti gli effetti speciali del caso. Tra alleati che applicano regole a geometria variabile e dichiarazioni ufficiali un po’ generiche, resta chiaro che la geopolitica è uno spettacolo complesso: si guarda con attenzione, qualche sorriso amaro e molto popcorn.
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