Calciopoli il ritorno

Il ritorno di Calciopoli. Sedici anni dopo è l’eterno ritorno di Friedrich Nietzsche, filosofo caro ad Andrea Agnelli, e che disegna per gli amanti del genere traiettorie che inquietano nel profondo i tifosi juventini. Ancora una volta nel mirino della magistratura e dell’opinione pubblica ci finisce la Vecchia Signora. Tanto che è doveroso chiedersi, vista l’importanza dell’industria calcio, qual è il suo stato di salute. Non buono, viene subito da scrivere, basta pensare alla seconda eliminazione di fila dalla fase finale dei mondiali. La cartina di tornasole di un clamoroso insuccesso. Si comprende allora come emerge dall’inchiesta sulle connivenze trasversali – si pensi al meccanismo delle plusvalenze per dopare i bilanci che come affermano i magistrati torinesi si basa su una inevitabile “partnership” allargata e complice -, il calcio nostrano è un sistema che ha la febbre alta. Dove ancora per troppe società vale la regola non scritta di spendere di più di quello che si può per calamitare la passione dei tifosi. Poi pazienza se i club vanno a ramengo e sono acquistati in serie dagli stranieri, che però sono molto attenti sul fronte delle uscite. Come dimostrano ad esempio Milan e Inter che sono oculati. Così ancora una volta la Juventus è costretta a usare la ramazza con i propri dirigenti: da Moggi, Giraudo e Bettega nel 2006 ad Andrea Agnelli, Nedved e Arrivabene nel 2022, anche se il convitato di pietra in questo secondo terremoto appare Fabio Paratici. A proposito dell’eterno ritorno. In prima fila tra i dodici imputati c’è l’ormai ex presidente Agnelli perché le indagini della procura di Torino lo chiamano direttamente in causa ed evidenziano una gestione scriteriata e fallimentare, con i conti assolutamente fuori controllo testimoniato da due aumenti di capitale che hanno bruciato 700 milioni di euro in pochi anni. Ma è la punta dell’iceberg la società bianconera di un malessere che accomuna altre società per le quali la salute economica del club è una variabile indipendente da quella sportiva? A tal punto che pur “di aumentare i ricavi del calcio italiano”, come ripete Agnelli intercettato dalla guardia di finanza, si è disposti a mandarlo fuori giri? Senza considerare che fino al 2018 quando la Juventus era guidata dall’ad Beppe Marotta i suoi conti erano in ordine.
Per il ministro dello Sport e per i Giovani, Andrea Abodi, che è intervenuto ieri in merito alle vicende giudiziarie che travolgono la Juve, la gestione sportiva delle società dev’essere legata alla sostenibilità economica. «Sono temi che devono essere risolti a livello sistemico- afferma – perché i problemi vanno affrontati senza avere un approccio giustizialista o superficiale, ma avendo con tutte le garanzie quella capacità di andare in profondità”. A dargli manforte anche la seconda carica della Repubblica, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, noto tifoso interista, per il quale “bisogna che si capisca che è solo la punta dell’iceberg di un problema serio che tutti devono porsi e quindi per la prima volta non mi accanisco con la Juventus”. A dare indirettamente ragione al presidente La Russa sono le carte processuali nelle quali si legge di una cena a casa Agnelli il 23 settembre 2021 cui partecipa il gohta del calcio. Il gip aveva autorizzato le intercettazioni nell’estate dopo che la procura torinese aveva ricevuto una dettagliata segnalazione dalla Consob e aveva deciso di aprire un fascicolo. Quella sera alla Mandria ci sono anche il presidente del Milan, Paolo Scaroni, l’ad dell’Inter, Beppe Marotta, gli alti dirigenti di Atalanta, Genoa, Udinese e Bologna (rispettivamente Luca Percassi, Enrico Preziosi, Stefano Campoccia e Claudio Fenucci), oltre al presidente della Lega Calcio, Paolo Dal Pino e il presidente della Lega di serie A, Gabriele Gravina. Sotto l’aspetto investigativo l’incontro sorvegliato dai finanzieri, come osservano i magistrati, non ha alcuna rilevanza penale, ma siccome si parla di questioni strategiche si capisce il valore di indirizzo. L’indomani il presidente Agnelli, che pochi mesi prima era già finito nella bufera per essere stato tra i protagonisti del caso Superlega (cui partecipavano sulla carta anche Milan e Inter), parlando al telefonino con Percassi manifesta le sue preoccupazioni. Il bilancio della Juve per effetto del combinato disposto Ronaldo, campagna acquisti in cui alcuni giocatori sono stati strapagati ed effetto Covid è molto negativo, e allora il cugino di John Elkann, ad di Exor, la holding controllante della Juve, si sfoga: “Spero che da ieri sera nasca qualcosa perché altrimenti non so che cosa fare”. Il timore se non succede nulla è di “schiantarsi pian pianino”. Il problema, com’era già emerso nel 2006, è che la voracità da scudetti della Juve – allora impersonificata da Moggi adesso da Paratici e dai vertici che per vincere sarebbero stati disposti ad aggirare le regole – la porta su una china foriera di guai perché ha obblighi societari ad altri club sconosciuti per via della Consob essendo quotata in Borsa. Se ti rivolgi al mercato per raccogliere denaro devi essere più scrupoloso nell’informare il pubblico risparmiatore. Se poi le indagini per le quali i magistrati inquirenti chiedono il processo per Agnelli, Nedved, Arrivabene, Paratici e altri otto alti dirigenti della Juve ipotizzano notizie false sugli stipendi dei calciatori con la finta riduzione pagata a mezzo di scrittura privata; elusione fiscale, plusvalenze fittizie, false fatture, false comunicazioni e manipolazione del mercato. Se a ciò si aggiunge il “libro nero” dei procuratori con 8 milioni di crediti verso gli agenti dei giocatori di cui non ci sarebbe però traccia nella contabilità si comprende perché l’Uefa guidata dall’avvocato sloveno Aleksander Ceferin abbia aperto un fascicolo per violazione del fair play finanziario da parte dei bianconeri che potrebbero avere violato il recente accordo di settembre e che rischierebbero la squalifica dalle competizioni. Gli ispettori svizzeri sono al lavoro per fotografare il comportamento dei torinesi che erano già finiti in fuorigioco per l’affaire Superlega dopo il tentativo di golpe sportivo finito in farsa nella primavera 2021. Così l’azionista di riferimento della Juve, John Elkann, è stato costretto a mettere al vertice della società il suo commercialista di fiducia, Gianluca Ferrero, mentre l’ad del gruppo editoriale Gedi, Maurizio Scanavino, è il nuovo direttore generale. E l’altra sera il club ha approvato il nuovo bilancio con una perdita di 239 milioni. Rettificando quello del 2021 a meno 226 milioni. Mezzo miliardo di rosso in due anni. Una follia gestionale.

Il ritorno di Calciopoli. Sedici anni dopo è l’eterno ritorno di Friedrich Nietzsche, filosofo caro ad Andrea Agnelli, e che disegna per gli amanti del genere traiettorie che inquietano nel profondo i tifosi juventini. Ancora una volta nel mirino della magistratura e dell’opinione pubblica ci finisce la Vecchia Signora. Tanto che è doveroso chiedersi, vista l’importanza dell’industria calcio, qual è il suo stato di salute. Non buono, viene subito da scrivere, basta pensare alla seconda eliminazione di fila dalla fase finale dei mondiali. La cartina di tornasole di un clamoroso insuccesso. Si comprende allora come emerge dall’inchiesta sulle connivenze trasversali – si pensi al meccanismo delle plusvalenze per dopare i bilanci che come affermano i magistrati torinesi si basa su una inevitabile “partnership” allargata e complice -, il calcio nostrano è un sistema che ha la febbre alta. Dove ancora per troppe società vale la regola non scritta di spendere di più di quello che si può per calamitare la passione dei tifosi. Poi pazienza se i club vanno a ramengo e sono acquistati in serie dagli stranieri, che però sono molto attenti sul fronte delle uscite. Come dimostrano ad esempio Milan e Inter che sono oculati. Così ancora una volta la Juventus è costretta a usare la ramazza con i propri dirigenti: da Moggi, Giraudo e Bettega nel 2006 ad Andrea Agnelli, Nedved e Arrivabene nel 2022, anche se il convitato di pietra in questo secondo terremoto appare Fabio Paratici. A proposito dell’eterno ritorno. In prima fila tra i dodici imputati c’è l’ormai ex presidente Agnelli perché le indagini della procura di Torino lo chiamano direttamente in causa ed evidenziano una gestione scriteriata e fallimentare, con i conti assolutamente fuori controllo testimoniato da due aumenti di capitale che hanno bruciato 700 milioni di euro in pochi anni. Ma è la punta dell’iceberg la società bianconera di un malessere che accomuna altre società per le quali la salute economica del club è una variabile indipendente da quella sportiva? A tal punto che pur “di aumentare i ricavi del calcio italiano”, come ripete Agnelli intercettato dalla guardia di finanza, si è disposti a mandarlo fuori giri? Senza considerare che fino al 2018 quando la Juventus era guidata dall’ad Beppe Marotta i suoi conti erano in ordine.
Per il ministro dello Sport e per i Giovani, Andrea Abodi, che è intervenuto ieri in merito alle vicende giudiziarie che travolgono la Juve, la gestione sportiva delle società dev’essere legata alla sostenibilità economica. «Sono temi che devono essere risolti a livello sistemico- afferma – perché i problemi vanno affrontati senza avere un approccio giustizialista o superficiale, ma avendo con tutte le garanzie quella capacità di andare in profondità”. A dargli manforte anche la seconda carica della Repubblica, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, noto tifoso interista, per il quale “bisogna che si capisca che è solo la punta dell’iceberg di un problema serio che tutti devono porsi e quindi per la prima volta non mi accanisco con la Juventus”. A dare indirettamente ragione al presidente La Russa sono le carte processuali nelle quali si legge di una cena a casa Agnelli il 23 settembre 2021 cui partecipa il gohta del calcio. Il gip aveva autorizzato le intercettazioni nell’estate dopo che la procura torinese aveva ricevuto una dettagliata segnalazione dalla Consob e aveva deciso di aprire un fascicolo. Quella sera alla Mandria ci sono anche il presidente del Milan, Paolo Scaroni, l’ad dell’Inter, Beppe Marotta, gli alti dirigenti di Atalanta, Genoa, Udinese e Bologna (rispettivamente Luca Percassi, Enrico Preziosi, Stefano Campoccia e Claudio Fenucci), oltre al presidente della Lega Calcio, Paolo Dal Pino e il presidente della Lega di serie A, Gabriele Gravina. Sotto l’aspetto investigativo l’incontro sorvegliato dai finanzieri, come osservano i magistrati, non ha alcuna rilevanza penale, ma siccome si parla di questioni strategiche si capisce il valore di indirizzo. L’indomani il presidente Agnelli, che pochi mesi prima era già finito nella bufera per essere stato tra i protagonisti del caso Superlega (cui partecipavano sulla carta anche Milan e Inter), parlando al telefonino con Percassi manifesta le sue preoccupazioni. Il bilancio della Juve per effetto del combinato disposto Ronaldo, campagna acquisti in cui alcuni giocatori sono stati strapagati ed effetto Covid è molto negativo, e allora il cugino di John Elkann, ad di Exor, la holding controllante della Juve, si sfoga: “Spero che da ieri sera nasca qualcosa perché altrimenti non so che cosa fare”. Il timore se non succede nulla è di “schiantarsi pian pianino”. Il problema, com’era già emerso nel 2006, è che la voracità da scudetti della Juve – allora impersonificata da Moggi adesso da Paratici e dai vertici che per vincere sarebbero stati disposti ad aggirare le regole – la porta su una china foriera di guai perché ha obblighi societari ad altri club sconosciuti per via della Consob essendo quotata in Borsa. Se ti rivolgi al mercato per raccogliere denaro devi essere più scrupoloso nell’informare il pubblico risparmiatore. Se poi le indagini per le quali i magistrati inquirenti chiedono il processo per Agnelli, Nedved, Arrivabene, Paratici e altri otto alti dirigenti della Juve ipotizzano notizie false sugli stipendi dei calciatori con la finta riduzione pagata a mezzo di scrittura privata; elusione fiscale, plusvalenze fittizie, false fatture, false comunicazioni e manipolazione del mercato. Se a ciò si aggiunge il “libro nero” dei procuratori con 8 milioni di crediti verso gli agenti dei giocatori di cui non ci sarebbe però traccia nella contabilità si comprende perché l’Uefa guidata dall’avvocato sloveno Aleksander Ceferin abbia aperto un fascicolo per violazione del fair play finanziario da parte dei bianconeri che potrebbero avere violato il recente accordo di settembre e che rischierebbero la squalifica dalle competizioni. Gli ispettori svizzeri sono al lavoro per fotografare il comportamento dei torinesi che erano già finiti in fuorigioco per l’affaire Superlega dopo il tentativo di golpe sportivo finito in farsa nella primavera 2021. Così l’azionista di riferimento della Juve, John Elkann, è stato costretto a mettere al vertice della società il suo commercialista di fiducia, Gianluca Ferrero, mentre l’ad del gruppo editoriale Gedi, Maurizio Scanavino, è il nuovo direttore generale. E l’altra sera il club ha approvato il nuovo bilancio con una perdita di 239 milioni. Rettificando quello del 2021 a meno 226 milioni. Mezzo miliardo di rosso in due anni. Una follia gestionale.

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