Codacons all’attacco: Coca‑Cola finisce sul banco degli imputati
Il calendario con “24 sorprese” solo sulla carta: parte l’offensiva legale.
C’è un gesto che tutti conoscono: aprire una Coca‑Cola. Il pssst che scatta come un interruttore dell’umore, la condensa gelida che scivola sulle dita, il primo sorso che sembra sempre più grande del bicchiere che lo contiene. È un rito globale, un frammento di piacere immediato, un linguaggio universale che non ha bisogno di traduzioni. Ed è proprio per questo che la vicenda dei calendari dell’Avvento “vuoti”ha colpito così forte: perché incrina un gesto che vive di attesa, sorpresa, gratificazione.
Il cartone nudo
Le segnalazioni arrivate al Codacons descrivono tutte la stessa scena: la mano che cerca la casellina del giorno, l’unghia che solleva il cartoncino, la fessura di luce, e poi — il vuoto assoluto. Non un gadget, non una mini‑lattina, non un biglietto premio. Solo un quadratino di cartone nudo, che restituisce un silenzio imbarazzante. Un vuoto che non dovrebbe esistere, soprattutto quando la confezione promette “24 sorprese”. Per l’associazione non è un dettaglio marginale, ma un difetto di conformità: un prodotto che non mantiene la promessa mina la fiducia, rompe il patto con il consumatore e apre un fronte legale. Da qui la diffida formale a Coca‑Cola Italia, con la richiesta di rimborsi, sostituzioni, voucher, e chiarimenti sui controlli interni: qualità, confezionamento, tracciabilità dei lotti. Se l’azienda non risponderà entro quindici giorni, scatteranno esposto all’Antitrust e class action.
La magia che evapora
Resta l’immagine più potente: la casellina aperta, il vuoto che guarda il consumatore, la promessa che si sgonfia come una bollicina esausta. Una scena minuscola ma rivelatrice, che racconta meglio di qualsiasi comunicato la distanza tra immaginario e realtà. E forse, sotto sotto, un messaggio involontario c’è: ricordarsi che il piacere funziona solo se non diventa meccanico. Perché una lattina può essere quotidiana, ma la magia — quella no.
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