#CambiamoAgricoltura, Greenpeace e Terra!: ecco come fare per rispondere alla UE

Come può e deve cambiare l’agricoltura italiana per rispondere ad esigenze, sfide ed orizzonti della Commissione UE? Per 16 Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura, Greenpeace e Terra! è necessario il coraggio politico per il cambio di rotta richiesto nelle 40 pagine di osservazioni della Commissione. Ma ci sarà da sbrogliare il nodo del riparto delle risorse per lo Sviluppo Rurale tra le Regioni per arrivare subito a obiettivi quantitativi misurabili e rendicontabili per gli interventi agro-climatico-ambientali nei territori.
Giorni fa, la riunione del Tavolo di partenariato per la redazione del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022, convocato dal ministro Patuanelli dopo l’arrivo delle osservazioni della Commissione UE alla proposta inviata il 31 dicembre scorso. In 40 pagine di osservazioni la Commissione chiede un cambio di rotta del documento di programmazione della nuova PAC oltre alle numerose integrazioni per colmare le lacune del Piano predisposto dal ministero giudicato gravemente carente sotto il profilo ambientale oltre che iniquo nella distribuzione degli aiuti, che continuerebbero a premiare le grandi aziende delle aree ad agricoltura e zootecnia intensiva, soprattutto del Nord, anziché sostenere le aree interne e le piccole aziende delle aree con maggiori difficoltà territoriali.
Le 16 Associazioni ambientaliste, dell’agricoltura biologica e dei consumatori rappresentano un’ampia alleanza tra la Coalizione #CambiamoAgricoltura e Associazioni come Greenpeace e Terra! che hanno condiviso l’analisi ed i commenti delle oltre 1500 pagine del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022. Le 17 Associazioni condividono la visione di una transizione ecologica dell’agricoltura italiana ed europea, che tuteli tutti gli agricoltori, i cittadini e l’ambiente. Alla prima coalizione partecipano Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, Associazione TERRA, CIWF Italia Onlus, FederBio, Greenpeace Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu-BirdLife, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia.
Per le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura, Greenpeace e Terra! i contenuti delle osservazioni della Commissione UE indicano senza dubbio la necessità di una modifica sostanziale del Piano Strategico Nazionale della PAC e non solo risposte formali per giustificare un Piano ritenuto insufficiente e inadeguato per una vera transizione ecologica della nostra Agricoltura.
Ma una divaricazione è evidente. L’impostazione attuale del Piano Strategico Nazionale della PAC è stata difesa solo dalle Associazioni agricole e dell’agroindustria, restie a promuovere una vera transizione ecologica della nostra agricoltura, tanto che alcune hanno persino riproposto l’ulteriore rinvio di un anno dell’entrata in vigore della nuova PAC. Una proposta che le 16 Associazioni considerano assurda e irresponsabile, l’ennesima riprova della volontà di ostacolare ulteriormente una riforma della PAC già debole e inadeguata per affrontare le sfide globali sulla sicurezza alimentare, la lotta al cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, garantendo anche la sostenibilità economica nel medio e lungo termine per migliaia di piccole aziende agricole nelle aree più marginali del Paese.
Per le associazioni, irricevibile anche la retorica strumentale sulla guerra in Ucraina riproposta dalle Associazioni agricole per motivare il contrasto alle Strategie del Green Deal e la richiesta di confermare l’attuale impostazione del Piano Strategico Nazionale.
Quale, la considerazione emersa dalle associazioni? Per loro la crisi attuale è proprio la dimostrazione che il modello produttivo oggi dominante non è più sostenibile economicamente, socialmente e da un punto di vista ambientale e sarà causa di ulteriori crisi future legate sia a fattori geopolitici ma, soprattutto, agli effetti dei cambiamenti climatici e perdita della biodiversità, come la siccità di questa primavera sta evidenziando. Cambiamento che deve essere concreto e dimostrato da target chiari e ambiziosi, che devono essere il primo obiettivo del lavoro delle prossime settimane.

E una presa di posizione arriva anche sull’impasse del negoziato tra il MIPAAF e le Regioni sulla distribuzione delle risorse del secondo pilastro della PAC, citata durante l’incontro dal ministro: si afferma che non può diventare l’alibi per non avviare subito una riflessione sugli obiettivi ambientali e sociali dei territori rurali che deve coinvolgere tutte le componenti del Tavolo di partenariato, anche in relazione alle numerose osservazioni critiche evidenziate dalla Commissione UE su questa parte essenziale del Piano Strategico Nazionale.
E in merito vanno fissati obiettivi quantitativi, come sinora è avvenuto solo per l’agricoltura biologica, in relazione a tutti gli obiettivi delle due Strategie UE del Green Deal, “Farm to Fork” e di “Biodiversità 2030”, anche per tutti gli interventi agro-climatico-ambientali e sociali previsti per lo Sviluppo Rurale la cui gestione è affidata alle Regioni. Perciò si ritiene che la partecipazione alla definizione degli interventi per lo Sviluppo Rurale non può essere lasciata alla discrezionalità delle Regioni e deve necessariamente prevedere un confronto allargato nel Tavolo nazionale.
Questo deve diventare un cambio di rotta da avviare per il rafforzamento delle regole della condizionalità, a partire da quella sociale, e dall’impostazione degli eco-schemi che devono prevedere obiettivi ed impegni precisi per la riduzione dei fertilizzanti, pesticidi, antibiotici e aumento degli elementi naturali del paesaggio nelle aree agricole. E sarà necessario modificare l’eco-schema sulla zootecnia, che deve prevedere misure per ridurre densità e numero di capi nelle aree in cui è maggiormente praticata la zootecnia intensiva ed un aiuto per gli allevatori ovicaprini, anche impostando un limite minimo di autosufficienza nella produzione di foraggi per contrastare l’eccessiva dipendenza da importazioni di mangimi, nonché prevedere uno specifico eco-schema per la conservazione della natura e il paesaggio in sostituzione dell’eco-schema sugli uliveti, privo di una seria e documentata motivazione come ha evidenziato la Commissione UE. Devono essere inoltre rafforzate le relazioni tra la programmazione della PAC ed i Piani di Azione per la gestione della Rete Natura 2000, destinando adeguate risorse per la loro attuazione.
Centrali, poi, i temi di formazione, informazione ed assistenza tecnica agli agricoltori. Si ritiene urgente un cambiamento che si attuerà solo con strutture pubbliche in collaborazione con le Università ed Enti di ricerca a livello nazionale e regionale. Anche per rafforzare tutti gli interventi per la sostenibilità sociale dei territori rurali con particolare attenzione ai giovani e alle donne, potenziando lo strumento del LEADER e gli interventi di agricoltura sociale.

Come può e deve cambiare l’agricoltura italiana per rispondere ad esigenze, sfide ed orizzonti della Commissione UE? Per 16 Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura, Greenpeace e Terra! è necessario il coraggio politico per il cambio di rotta richiesto nelle 40 pagine di osservazioni della Commissione. Ma ci sarà da sbrogliare il nodo del riparto delle risorse per lo Sviluppo Rurale tra le Regioni per arrivare subito a obiettivi quantitativi misurabili e rendicontabili per gli interventi agro-climatico-ambientali nei territori.
Giorni fa, la riunione del Tavolo di partenariato per la redazione del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022, convocato dal ministro Patuanelli dopo l’arrivo delle osservazioni della Commissione UE alla proposta inviata il 31 dicembre scorso. In 40 pagine di osservazioni la Commissione chiede un cambio di rotta del documento di programmazione della nuova PAC oltre alle numerose integrazioni per colmare le lacune del Piano predisposto dal ministero giudicato gravemente carente sotto il profilo ambientale oltre che iniquo nella distribuzione degli aiuti, che continuerebbero a premiare le grandi aziende delle aree ad agricoltura e zootecnia intensiva, soprattutto del Nord, anziché sostenere le aree interne e le piccole aziende delle aree con maggiori difficoltà territoriali.
Le 16 Associazioni ambientaliste, dell’agricoltura biologica e dei consumatori rappresentano un’ampia alleanza tra la Coalizione #CambiamoAgricoltura e Associazioni come Greenpeace e Terra! che hanno condiviso l’analisi ed i commenti delle oltre 1500 pagine del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022. Le 17 Associazioni condividono la visione di una transizione ecologica dell’agricoltura italiana ed europea, che tuteli tutti gli agricoltori, i cittadini e l’ambiente. Alla prima coalizione partecipano Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, Associazione TERRA, CIWF Italia Onlus, FederBio, Greenpeace Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu-BirdLife, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia.
Per le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura, Greenpeace e Terra! i contenuti delle osservazioni della Commissione UE indicano senza dubbio la necessità di una modifica sostanziale del Piano Strategico Nazionale della PAC e non solo risposte formali per giustificare un Piano ritenuto insufficiente e inadeguato per una vera transizione ecologica della nostra Agricoltura.
Ma una divaricazione è evidente. L’impostazione attuale del Piano Strategico Nazionale della PAC è stata difesa solo dalle Associazioni agricole e dell’agroindustria, restie a promuovere una vera transizione ecologica della nostra agricoltura, tanto che alcune hanno persino riproposto l’ulteriore rinvio di un anno dell’entrata in vigore della nuova PAC. Una proposta che le 16 Associazioni considerano assurda e irresponsabile, l’ennesima riprova della volontà di ostacolare ulteriormente una riforma della PAC già debole e inadeguata per affrontare le sfide globali sulla sicurezza alimentare, la lotta al cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, garantendo anche la sostenibilità economica nel medio e lungo termine per migliaia di piccole aziende agricole nelle aree più marginali del Paese.
Per le associazioni, irricevibile anche la retorica strumentale sulla guerra in Ucraina riproposta dalle Associazioni agricole per motivare il contrasto alle Strategie del Green Deal e la richiesta di confermare l’attuale impostazione del Piano Strategico Nazionale.
Quale, la considerazione emersa dalle associazioni? Per loro la crisi attuale è proprio la dimostrazione che il modello produttivo oggi dominante non è più sostenibile economicamente, socialmente e da un punto di vista ambientale e sarà causa di ulteriori crisi future legate sia a fattori geopolitici ma, soprattutto, agli effetti dei cambiamenti climatici e perdita della biodiversità, come la siccità di questa primavera sta evidenziando. Cambiamento che deve essere concreto e dimostrato da target chiari e ambiziosi, che devono essere il primo obiettivo del lavoro delle prossime settimane.

E una presa di posizione arriva anche sull’impasse del negoziato tra il MIPAAF e le Regioni sulla distribuzione delle risorse del secondo pilastro della PAC, citata durante l’incontro dal ministro: si afferma che non può diventare l’alibi per non avviare subito una riflessione sugli obiettivi ambientali e sociali dei territori rurali che deve coinvolgere tutte le componenti del Tavolo di partenariato, anche in relazione alle numerose osservazioni critiche evidenziate dalla Commissione UE su questa parte essenziale del Piano Strategico Nazionale.
E in merito vanno fissati obiettivi quantitativi, come sinora è avvenuto solo per l’agricoltura biologica, in relazione a tutti gli obiettivi delle due Strategie UE del Green Deal, “Farm to Fork” e di “Biodiversità 2030”, anche per tutti gli interventi agro-climatico-ambientali e sociali previsti per lo Sviluppo Rurale la cui gestione è affidata alle Regioni. Perciò si ritiene che la partecipazione alla definizione degli interventi per lo Sviluppo Rurale non può essere lasciata alla discrezionalità delle Regioni e deve necessariamente prevedere un confronto allargato nel Tavolo nazionale.
Questo deve diventare un cambio di rotta da avviare per il rafforzamento delle regole della condizionalità, a partire da quella sociale, e dall’impostazione degli eco-schemi che devono prevedere obiettivi ed impegni precisi per la riduzione dei fertilizzanti, pesticidi, antibiotici e aumento degli elementi naturali del paesaggio nelle aree agricole. E sarà necessario modificare l’eco-schema sulla zootecnia, che deve prevedere misure per ridurre densità e numero di capi nelle aree in cui è maggiormente praticata la zootecnia intensiva ed un aiuto per gli allevatori ovicaprini, anche impostando un limite minimo di autosufficienza nella produzione di foraggi per contrastare l’eccessiva dipendenza da importazioni di mangimi, nonché prevedere uno specifico eco-schema per la conservazione della natura e il paesaggio in sostituzione dell’eco-schema sugli uliveti, privo di una seria e documentata motivazione come ha evidenziato la Commissione UE. Devono essere inoltre rafforzate le relazioni tra la programmazione della PAC ed i Piani di Azione per la gestione della Rete Natura 2000, destinando adeguate risorse per la loro attuazione.
Centrali, poi, i temi di formazione, informazione ed assistenza tecnica agli agricoltori. Si ritiene urgente un cambiamento che si attuerà solo con strutture pubbliche in collaborazione con le Università ed Enti di ricerca a livello nazionale e regionale. Anche per rafforzare tutti gli interventi per la sostenibilità sociale dei territori rurali con particolare attenzione ai giovani e alle donne, potenziando lo strumento del LEADER e gli interventi di agricoltura sociale.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli

Galassia Samantha

Uk Pound Down

La strana coppia 

L’identikit in poltrona