Cannabis terapeutica, quadro normativo confuso e difficoltà per 50mila pazienti italiani

In Italia esistono sei distributori e una sessantina di farmacie che mettono a disposizione la cannabis terapeutica per circa 50mila i pazienti che la utilizzano per il trattamento del dolore cronico. Ma il quadro normativo resta molto confuso e chi ne ha bisogno affronta quotidianamente difficoltà legate all’approvvigionamento.

Da un recente sondaggio effettuato dal Comitato Pazienti Cannabis Medica ben l’87,5% dei pazienti ha dichiarato di aver avuto difficoltà a reperire la cannabis medica prescritta. Il Comitato Pazienti Cannabis Medica ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza dei benefici che persone con particolari patologie possono trarre dai trattamenti a base di fitocannabinoidi.

La mission del Comitato è dunque quella di favorire un cambiamento culturale verso la cannabis medicale, stimolare una maggiore divulgazione scientifica in materia, promuovere attività di ricerca e formazione per medici, farmacisti e pazienti, così da contrastare falsi miti sulla cannabis e scoraggiare il ricorso al mercato illegale.

Nel 2021 il fabbisogno di cannabis terapeutica a uso medico è stato di 1.400 chili a fronte della produzione di 300 chili dell’istituto farmaceutico militare di Firenze. Il dibattito torna a riaccendersi sul tema alla vigilia della pronuncia della Corte Costituzionale sull’ammissibilità del referendum sulla cannabis legale.

“Siamo fiduciosi nella pronuncia della Corte Costituzionale – dice Marta Lispi, presidente dell’Associazione romana Cannabiservice – e mi auguro che vada tutto bene, il referendum andrebbe a togliere quello che è il sassolino che fino ad oggi ha ostruito il campo sia medico che industriale. Sarebbe una svolta notevole”.

L’associazione è nata per cercare di dare risposta ai pazienti che potrebbero trovare giovamento da trattamenti e cure a base di cannabis ma che non riescono a reperirla nel mercato. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di pazienti affetti da patologie con spasticità associata al dolore, come la sclerosi multipla, il glaucoma resistente alle terapie convenzionali e la sindrome di Tourette. I prodotti esistono: recentemente il Ministero della Salute e l’Aifa hanno autorizzato un’azienda farmaceutica pugliese, all’importazione, ripartizione e confezionamento del principio attivo stupefacente denominato ‘Estratto di cannabis 15% Thc’. Ma una giungla normativa prevedere che dopo l’autorizzazione di Aifa e Ministero ci debba essere anche quella di ogni singola Regione.

In Italia esistono sei distributori e una sessantina di farmacie che mettono a disposizione la cannabis terapeutica per circa 50mila i pazienti che la utilizzano per il trattamento del dolore cronico. Ma il quadro normativo resta molto confuso e chi ne ha bisogno affronta quotidianamente difficoltà legate all’approvvigionamento.

Da un recente sondaggio effettuato dal Comitato Pazienti Cannabis Medica ben l’87,5% dei pazienti ha dichiarato di aver avuto difficoltà a reperire la cannabis medica prescritta. Il Comitato Pazienti Cannabis Medica ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza dei benefici che persone con particolari patologie possono trarre dai trattamenti a base di fitocannabinoidi.

La mission del Comitato è dunque quella di favorire un cambiamento culturale verso la cannabis medicale, stimolare una maggiore divulgazione scientifica in materia, promuovere attività di ricerca e formazione per medici, farmacisti e pazienti, così da contrastare falsi miti sulla cannabis e scoraggiare il ricorso al mercato illegale.

Nel 2021 il fabbisogno di cannabis terapeutica a uso medico è stato di 1.400 chili a fronte della produzione di 300 chili dell’istituto farmaceutico militare di Firenze. Il dibattito torna a riaccendersi sul tema alla vigilia della pronuncia della Corte Costituzionale sull’ammissibilità del referendum sulla cannabis legale.

“Siamo fiduciosi nella pronuncia della Corte Costituzionale – dice Marta Lispi, presidente dell’Associazione romana Cannabiservice – e mi auguro che vada tutto bene, il referendum andrebbe a togliere quello che è il sassolino che fino ad oggi ha ostruito il campo sia medico che industriale. Sarebbe una svolta notevole”.

L’associazione è nata per cercare di dare risposta ai pazienti che potrebbero trovare giovamento da trattamenti e cure a base di cannabis ma che non riescono a reperirla nel mercato. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di pazienti affetti da patologie con spasticità associata al dolore, come la sclerosi multipla, il glaucoma resistente alle terapie convenzionali e la sindrome di Tourette. I prodotti esistono: recentemente il Ministero della Salute e l’Aifa hanno autorizzato un’azienda farmaceutica pugliese, all’importazione, ripartizione e confezionamento del principio attivo stupefacente denominato ‘Estratto di cannabis 15% Thc’. Ma una giungla normativa prevedere che dopo l’autorizzazione di Aifa e Ministero ci debba essere anche quella di ogni singola Regione.

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