CASO AUTOSTRADE: IL PIANO B DI ZAIA

Un affare da miliardi di euro che non fa dormire sonni tranquilli nei palazzi del potere regionale a Venezia. All’improvviso la costruenda Pedemontana Veneta, il cantiere attualmente più grande d’Italia come ama dire Luca Zaia, rischia di dare di nuovo scacco matto all’autostrada fantasma Valdastico Nord. Per l’ennesima volta rimarrebbe al palo adesso che c’è il decisivo ok di Trento alla sua realizzazione.

Il motivo? “L’idea è di creare una grande holding autostradale nella nostra regione” spiega il governatore veneto Zaia all’uscita dall’incontro di mercoledì scorso con il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. Quindi con i cronisti parla di viabilità ordinaria e di grande viabilità, di cantieri e della concessionaria pubblica Cav, partecipata al 50% da Veneto e Anas, che attualmente gestisce il passante di Mestre. Dell’autostrada Valdastico Nord, che il 24 ottobre a Trieste Zaia aveva citato, intervenendo al convegno della Cisl sul Nordest, come strategica per il Veneto, nessuna parola. Nonostante per anni abbia sostenuto che “è irrinunciabile”. Cala il silenzio. Eppure quattro giorni dopo, il 28 ottobre, la giunta trentina di Maurizio Fugatti, leghista come Zaia, dopo un rifiuto di mezzo secolo dà il via libera alla costruzione della Valdastico Nord con uscita a Rovereto Sud. Le categorie economiche vicentine – Confindustria e Confartigianato – si oppongono al nuovo tracciato, ma non è questo il punto. Anche se un’autostrada ritenuta importante per il Nordest, caldeggiata dalla politica e dalle categorie economiche dal 1970, all’improvviso esce dai radar di Zaia. Da allora, e sono trascorse due settimane, il presidente non ha più voluto – almeno fino a ieri sera quando tramite il suo addetto stampa ha fatto sapere gentilmente che per adesso non avrebbe rilasciato interviste sul tema – parlarne, nonostante l’opinione pubblica e la politica regionale vorrebbe conoscere il suo pensiero su una tematica così di rilievo. Perché la A31 Nord non sarebbe più in cima ai pensieri del governatore, adesso che è caduto il diniego di Trento, il cui parere positivo è vincolate – come ha scritto la Corte Costituzionale nel 2012 – per realizzare l’opera? La grande preoccupazione del Doge si chiama Pedemontana e il cosiddetto “canone di disponibilità” annuo pari a 150 milioni di euro che la Regione dovrà versare al Consorzio Sis per una trentina d’anni e che saranno pagati dai pedaggi. La Svp, acronimo di Superstrada pedemontana veneta, è lunga 94 chilometri, collega il Trevigiano (da Spresiano) al Vicentino (a Montecchio Maggiore) ed è pagamento. Per l’estate prossima sarà completata ed a quel punto il Veneto farà i conti con un’opera da 2,3 miliardi di euro che per via del contratto stipulato dalla Regione con il consorzio Sis, che l’ha realizzata, potrebbe essere molto oneroso. La sostenibilità finanziaria dipenderà dal numero dei pedaggi: si parla di almeno 24 mila al giorno. Ecco il motivo perché Zaia punta alla costituzione di una concessionaria pubblica, la “Cav grande holding”, che al massimo nel 2026 subentri ad A4 Holding (Gruppo Abertis, Atlantia, Acs e Hochtief) e garantirsi i ricchi ricavi della Brescia-Padova (e in parte della Valdastico fino a Piovene Rocchette) quantificati in 1,2 milioni di euro al giorno. In maniera tale che se la Pedemontana impiegasse molto a decollare, il Veneto potrebbe far fronte agli impegni finanziari col privato senza rischiare di riversare sui cittadini, sottoforma di tasse, il peso contrattuale. Da dire che Abertis Italia è con i fucili legali puntati contro la Regione ed è pronta a dare battaglia in tribunale. La sua linea d’attacco è che la mancata realizzazione della Valdastico Nord – che alla concessionaria italo/spagnola ha consentito di aggirare le norme europee che prevedono la gara pubblica per il rinnovo delle concessioni – è dipesa dalla politica e chiederà i danni. Anche per questo i politici veneti, e non solo loro, chiedono al di solito loquace Zaia di battere un colpo.

Un affare da miliardi di euro che non fa dormire sonni tranquilli nei palazzi del potere regionale a Venezia. All’improvviso la costruenda Pedemontana Veneta, il cantiere attualmente più grande d’Italia come ama dire Luca Zaia, rischia di dare di nuovo scacco matto all’autostrada fantasma Valdastico Nord. Per l’ennesima volta rimarrebbe al palo adesso che c’è il decisivo ok di Trento alla sua realizzazione.

Il motivo? “L’idea è di creare una grande holding autostradale nella nostra regione” spiega il governatore veneto Zaia all’uscita dall’incontro di mercoledì scorso con il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. Quindi con i cronisti parla di viabilità ordinaria e di grande viabilità, di cantieri e della concessionaria pubblica Cav, partecipata al 50% da Veneto e Anas, che attualmente gestisce il passante di Mestre. Dell’autostrada Valdastico Nord, che il 24 ottobre a Trieste Zaia aveva citato, intervenendo al convegno della Cisl sul Nordest, come strategica per il Veneto, nessuna parola. Nonostante per anni abbia sostenuto che “è irrinunciabile”. Cala il silenzio. Eppure quattro giorni dopo, il 28 ottobre, la giunta trentina di Maurizio Fugatti, leghista come Zaia, dopo un rifiuto di mezzo secolo dà il via libera alla costruzione della Valdastico Nord con uscita a Rovereto Sud. Le categorie economiche vicentine – Confindustria e Confartigianato – si oppongono al nuovo tracciato, ma non è questo il punto. Anche se un’autostrada ritenuta importante per il Nordest, caldeggiata dalla politica e dalle categorie economiche dal 1970, all’improvviso esce dai radar di Zaia. Da allora, e sono trascorse due settimane, il presidente non ha più voluto – almeno fino a ieri sera quando tramite il suo addetto stampa ha fatto sapere gentilmente che per adesso non avrebbe rilasciato interviste sul tema – parlarne, nonostante l’opinione pubblica e la politica regionale vorrebbe conoscere il suo pensiero su una tematica così di rilievo. Perché la A31 Nord non sarebbe più in cima ai pensieri del governatore, adesso che è caduto il diniego di Trento, il cui parere positivo è vincolate – come ha scritto la Corte Costituzionale nel 2012 – per realizzare l’opera? La grande preoccupazione del Doge si chiama Pedemontana e il cosiddetto “canone di disponibilità” annuo pari a 150 milioni di euro che la Regione dovrà versare al Consorzio Sis per una trentina d’anni e che saranno pagati dai pedaggi. La Svp, acronimo di Superstrada pedemontana veneta, è lunga 94 chilometri, collega il Trevigiano (da Spresiano) al Vicentino (a Montecchio Maggiore) ed è pagamento. Per l’estate prossima sarà completata ed a quel punto il Veneto farà i conti con un’opera da 2,3 miliardi di euro che per via del contratto stipulato dalla Regione con il consorzio Sis, che l’ha realizzata, potrebbe essere molto oneroso. La sostenibilità finanziaria dipenderà dal numero dei pedaggi: si parla di almeno 24 mila al giorno. Ecco il motivo perché Zaia punta alla costituzione di una concessionaria pubblica, la “Cav grande holding”, che al massimo nel 2026 subentri ad A4 Holding (Gruppo Abertis, Atlantia, Acs e Hochtief) e garantirsi i ricchi ricavi della Brescia-Padova (e in parte della Valdastico fino a Piovene Rocchette) quantificati in 1,2 milioni di euro al giorno. In maniera tale che se la Pedemontana impiegasse molto a decollare, il Veneto potrebbe far fronte agli impegni finanziari col privato senza rischiare di riversare sui cittadini, sottoforma di tasse, il peso contrattuale. Da dire che Abertis Italia è con i fucili legali puntati contro la Regione ed è pronta a dare battaglia in tribunale. La sua linea d’attacco è che la mancata realizzazione della Valdastico Nord – che alla concessionaria italo/spagnola ha consentito di aggirare le norme europee che prevedono la gara pubblica per il rinnovo delle concessioni – è dipesa dalla politica e chiederà i danni. Anche per questo i politici veneti, e non solo loro, chiedono al di solito loquace Zaia di battere un colpo.

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