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Caso ricina: colpo di scena e ultimora del giallo

L'avvocato di Di Vita ha rassegnato le dimissioni e rinunciato al mandato parlando di "motivi contingenti" e di un rapporto professionale ormai compromesso

di Giorgio Brescia -

Antonella Di Ielsi (2-D) e Sara Di Vita (D) con il marito Gianni Di Vita e la figlia Alice di Vita in una immagine esposta durante i funerali nel Santuario della Madonna di Costantinopoli a Pietracatella, in provincia di Campobasso


Giallo della ricina a Pietracatella: il punto sulle indagini. La vicenda ha subito un’accelerazione clamorosa nelle ultime ore. Quello che inizialmente era stato ipotizzato come un tragico incidente alimentare si è già da giorni trasformato in un’inchiesta per duplice omicidio premeditato.

L’ultimora: la rinuncia dell’avvocato

Il colpo di scena principale riguarda Arturo Messere, lo storico avvocato penalista che assisteva il padre della famiglia. Messere ha rassegnato le dimissioni e rinunciato al mandato parlando di “motivi contingenti” e di un rapporto professionale ormai compromesso.

Al suo posto è subentrato l’avvocato Vittorino Facciolla. Questa mossa suggerisce una profonda frattura tra la strategia difensiva e le dichiarazioni fornite dall’assistito durante l’ultimo interrogatorio.

I protagonisti e le vittime

Le vittime: Antonella Di Ielsi (50 anni) e la figlia Sara Di Vita (15 anni), decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 dopo atroci sofferenze.

Il padre: Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella. È il sopravvissuto alla cena insieme alla figlia maggiore.

La figlia superstite: Alice Di Vita (19 anni). Anche lei, come il padre, è stata sentita a lungo dagli inquirenti.

Il “tour de force”: cosa non torna

Padre e figlia sono stati sottoposti a un interrogatorio fiume di oltre 10 ore Gli inquirenti della Procura hanno evidenziato criticità pesant.

I “non ricordo” di Gianni Di Vita. L’uomo avrebbe mostrato vuoti di memoria significativi sulla dinamica della cena dell’antivigilia di Natale e sulla provenienza del cibo consumato.

Le discrepanze nelle versioni. Sebbene i due cerchino di mantenere una linea coerente, emergerebbero piccoli ma decisivi contrasti su chi ha manipolato cosa in cucina.

Il mistero del veleno. La ricina è una sostanza rarissima e letale che non si trova in natura per caso. Gli inquirenti sospettano che sia stata estratta deliberatamente dai semi di ricino per essere somministrata durante i pasti di quei giorni.

Il ruolo di Alice. Anche la posizione della diciannovenne è monitorata con estrema attenzione. La ragazza era presente durante i momenti chiave e la sua testimonianza è considerata fondamentale per chiudere il cerchio.

Il colpo di scena

La rinuncia di un avvocato di peso come Messere dopo un interrogatorio così lungo è un segnale d’allarme rosso per la difesa. Gli inquirenti attendono ora gli esiti definitivi dei test tossicologici e l’analisi dei dispositivi digitali (pc e smartphone) per verificare se qualcuno in casa abbia cercato informazioni su come reperire o preparare la ricina.


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