Chiusa la campagna referendaria, da domani si aprono le urne
Ormai ci siamo. Finalmente, si potrebbe dire. Dopo un’accesissima campagna referendaria, da oggi chiusa, seguita all’approvazione in via definitiva della riforma della giustizia da parte del Parlamento, domani si apriranno le urne. Il dibattito degli ultimi cinque mesi ha dato ampia dimostrazione di quanto questo referendum sia indiscutibilmente sentito. Senza dubbio dalla politica, dalla magistratura, dal mondo dell’avvocatura e da parte dei giuristi. Non resta che vedere quanto e cosa dell’importanza di questo appuntamento sia stato trasmesso ai cittadini. Al di là di alcuni paroloni esagerati, delle urla nei salotti televisivi e di una rappresentazione delle nuove norme a tratti lontanissima dalla realtà. Il responso arriverà lunedì, quando alle 15 i seggi chiuderanno e si saprà quanto il referendum sia stato partecipato e che risultato avrà determinato.
L’incognita affluenza
L’auspicio è che l’affluenza sia alta, anche se è difficile immaginare un dato in netta controtendenza rispetto agli ultimi appuntamenti elettorali, contraddistinti da un livello di astensionismo preoccupante. Andare a esprimere il proprio voto in questa occasione è però particolarmente importante. In gioco c’è infatti l’organizzazione, con tutto quello che ne consegue a cascata, di un settore fondamentale per la vita di tutti i cittadini. In caso di vittoria del Sì entrerà ufficialmente in vigore la riforma che prevede la separazione delle carriere dei magistrati, lo sdoppiamento del Csm, l’istituzione di un’Alta corte incaricata di risolvere le questioni disciplinari delle toghe e l’introduzione del meccanismo del sorteggio per accedere a questi organismi. Qualora a prevalere fosse il No tutto resta uguale a come è adesso. Basta un voto in più affinché l’esito referendario penda dall’una o dall’altra parte.
La campagna referendaria è chiusa, la partita no
Oltretutto, non c’è quorum. Quindi qualsiasi sarà l’esito, a prescindere dalla percentuale di affluenza, il referendum sarà valido e produrrà i suoi effetti. Sancirà la promozione o la bocciatura della riforma. Di certo, vista la forte contrapposizione politica che ha accompagnato tutto l’iter parlamentare della riforma e la successiva campagna referendaria, i contraccolpi dell’esito della consultazione popolare avranno delle ricadute anche sui partiti. Qualcuno ne uscirà vincitore, qualcun altro sconfitto. Ma la data delle prossime elezioni resta ancora lontana. Perché, comunque vada il referendum, il governo resterà al proprio posto. E anche se il 2027 si avvicina, non è ancora dietro l’angolo.
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