Cingolani: “Il costo energia rischia di essere superiore al Pnrr”

“L’aumento del costo dell’energia rischia di essere superiore l’anno prossimo all’intero pacchetto del Pnrr. Il piano, quindi, non ci ha messo al sicuro del tutto. Lo ha detto il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani nel corso della tappa genovese della presentazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ancora una volta arriva dal responsabile del Mite una parola chiara sui rischi che si corrono ad immaginare il Recovery come la panacea di tutti i mali senza agire di conseguenza e in maniera strutturale. Perché la responsabilità del caro energia attuale è evidente e va ricercata nelle politiche energetiche del passato. “Paghiamo errori sull’energy mix del nostro Paese”, sostiene Cingolani, che prevede un sostanziale pareggio tra le risorse provenienti dall’Europa per il settore (circa 40 miliardi all’anno) e l’analoga perdita stimata per le aziende in conseguenza del caro bollette. Le imprese prevedono, infatti, una spesa di 37 miliardi.
Bene il Pnrr, quindi, ma attenzione perché, ricorda il numero uno del Mite, “abbiamo preso un impegno importante con l’Europa e abbiamo un debito al 160%, ragione per cui dobbiamo fare molta attenzione. Per la prima volta abbiamo fatto un piano integrato grazie al quale abbiamo ora l’opportunità di gestire queste risorse ma dobbiamo essere attenti anche in fase di attuazione per evitare di vanificare tutto ciò che è stato fatto”.
Sul piano strutturale, Cingolani ritiene la transizione ecologica un processo “che deve essere graduale e non brusco, anche perché può comportare ingenti costi economici ma anche sociali. “La transizione deve essere giusta e inclusiva, la sostenibilità globale è compromesso tra sostenibilità ambientale e sociale. È molto scomodo dirlo, ma non ci sono soluzioni pronta cassa per tutti”.
E dagli errori del passato bisogna partire per costruire un futuro in cui, esaurite le risorse del Pnrr, il sistema energetico italiano possa essere autosufficiente: “Paghiamo errori sull’energy mix del nostro paese. Noi abbiamo solo gas e rinnovabili e il gas lo importiamo tutto da fuori. Dobbiamo lavorare tecnicamente su una transizione ecologica che parta dall’energia, con un energy mix pensato correttamente, anche chiaramente con delle misure contingenti. Ma siamo in un mercato globale e questo complica tutto. E quindi ripeto: non ci sono soluzioni pronta cassa. Bisogna lavorare e vedere in tempo reale tutto quello che si può fare”.

“L’aumento del costo dell’energia rischia di essere superiore l’anno prossimo all’intero pacchetto del Pnrr. Il piano, quindi, non ci ha messo al sicuro del tutto. Lo ha detto il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani nel corso della tappa genovese della presentazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ancora una volta arriva dal responsabile del Mite una parola chiara sui rischi che si corrono ad immaginare il Recovery come la panacea di tutti i mali senza agire di conseguenza e in maniera strutturale. Perché la responsabilità del caro energia attuale è evidente e va ricercata nelle politiche energetiche del passato. “Paghiamo errori sull’energy mix del nostro Paese”, sostiene Cingolani, che prevede un sostanziale pareggio tra le risorse provenienti dall’Europa per il settore (circa 40 miliardi all’anno) e l’analoga perdita stimata per le aziende in conseguenza del caro bollette. Le imprese prevedono, infatti, una spesa di 37 miliardi.
Bene il Pnrr, quindi, ma attenzione perché, ricorda il numero uno del Mite, “abbiamo preso un impegno importante con l’Europa e abbiamo un debito al 160%, ragione per cui dobbiamo fare molta attenzione. Per la prima volta abbiamo fatto un piano integrato grazie al quale abbiamo ora l’opportunità di gestire queste risorse ma dobbiamo essere attenti anche in fase di attuazione per evitare di vanificare tutto ciò che è stato fatto”.
Sul piano strutturale, Cingolani ritiene la transizione ecologica un processo “che deve essere graduale e non brusco, anche perché può comportare ingenti costi economici ma anche sociali. “La transizione deve essere giusta e inclusiva, la sostenibilità globale è compromesso tra sostenibilità ambientale e sociale. È molto scomodo dirlo, ma non ci sono soluzioni pronta cassa per tutti”.
E dagli errori del passato bisogna partire per costruire un futuro in cui, esaurite le risorse del Pnrr, il sistema energetico italiano possa essere autosufficiente: “Paghiamo errori sull’energy mix del nostro paese. Noi abbiamo solo gas e rinnovabili e il gas lo importiamo tutto da fuori. Dobbiamo lavorare tecnicamente su una transizione ecologica che parta dall’energia, con un energy mix pensato correttamente, anche chiaramente con delle misure contingenti. Ma siamo in un mercato globale e questo complica tutto. E quindi ripeto: non ci sono soluzioni pronta cassa. Bisogna lavorare e vedere in tempo reale tutto quello che si può fare”.

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