CONTE PER ORA NON MOLLA MA RENZI LO HA AZZOPPATO

Scriviamo questo articolo mentre il Parlamento e’ ancora impegnato a risolvere la crisi di governo aperta ufficialmente lunedi’ 11 dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha deciso di non gettare la spugna dopo i duri attacchi di Iv ed il ritiro della sua delegazione ministeriale e di cercare al Senato i numeri necessari per portare avanti la sua esperienza di governo (alla Camera l’abbandono di Renzi non crea soverchi problemi alla sua maggioranza che, sia pure ristretta, rimane autosufficiente). Forte del sostegno di M5S, Pd e LeU, l’ex “avvocato del popolo” non vuole uscire da Palazzo Chigi, ma se vuole evitare di avere un governo che non ha la maggioranza assoluta a Palazzo Madama, Conte ha assoluta necessita’ di trovare il sostegno di un numero congruo di senatori che non espongano lui ed il suo esecutivo in difficolta’ su ogni votazione. Compito non facile perche’, se e’ stato possibile ed abbastanza facile trovare la sigla (MAIE – Italia 23) sotto cui raggruppare i “responsabili”, i “costruttori” o i “voltagabbana” (scegliete voi il termine che preferite), il problema sta nell’arruolamento dei senatori necessari perche’ dalla sigla si passi ad un gruppo regolarmente costituito (condizione posta, sia pure non in termini draconiani, dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ed anche da Nicola Zingaretti). Infatti, nei giorni trascorsi, si sono sfilati quasi tutti gli esponenti politici indicati quali possibili aderenti alla maggioranza schierata a sostegno di Conte e, a meno di clamorosi colpi

di scena, e’ difficile pronosticare che i sostenitori dell’attuale assetto governativo possano superare l’asticella significativa di 161 voti, ovvero raggiungere la maggioranza assoluta. Ma il presidente del Consiglio ed i suoi sodali non si pone questo problema. Per loro basta avere, al momento, la maggioranza relativa, il che significherebbe andare avanti, confidando nel fatto che Renzi e l’opposizione di centrodestra mantengano la parola, ovvero che votino la nuova richiesta di extra deficit di 32 miliardi di euro ed il “dl ristori”. Se non lo facessero, sarebbero dolori. E dolori forti. Ma l’importante, per il governo giallo-rosso, e’ di guadagnare tempo, giorni preziosi per cercare di convincere una quindicina di senatori, attualmente all’opposizione, a traslocare tra le fila della maggioranza. E in questa opera di persuasione ci sono molti argomenti: dalla pandemia che impazza nel Paese alla impossibilita’ di andare a votare in queste circostanze; dal rischio della risalita dello spread all’ancoraggio alla Ue, dai posti di governo e sottogoverno ai consigli di amministrazione di molti enti e tante societa’. Non ultimo argomento, quello che, con un voto anticipato, molti deputati e senatori attuali non tornerebbero a Montecitorio e Palazzo Madama. Come si vede, un quadro assai confuso che potremo analizzar meglio nei prossimi giorni.

Giuseppe Leone

Scriviamo questo articolo mentre il Parlamento e’ ancora impegnato a risolvere la crisi di governo aperta ufficialmente lunedi’ 11 dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha deciso di non gettare la spugna dopo i duri attacchi di Iv ed il ritiro della sua delegazione ministeriale e di cercare al Senato i numeri necessari per portare avanti la sua esperienza di governo (alla Camera l’abbandono di Renzi non crea soverchi problemi alla sua maggioranza che, sia pure ristretta, rimane autosufficiente). Forte del sostegno di M5S, Pd e LeU, l’ex “avvocato del popolo” non vuole uscire da Palazzo Chigi, ma se vuole evitare di avere un governo che non ha la maggioranza assoluta a Palazzo Madama, Conte ha assoluta necessita’ di trovare il sostegno di un numero congruo di senatori che non espongano lui ed il suo esecutivo in difficolta’ su ogni votazione. Compito non facile perche’, se e’ stato possibile ed abbastanza facile trovare la sigla (MAIE – Italia 23) sotto cui raggruppare i “responsabili”, i “costruttori” o i “voltagabbana” (scegliete voi il termine che preferite), il problema sta nell’arruolamento dei senatori necessari perche’ dalla sigla si passi ad un gruppo regolarmente costituito (condizione posta, sia pure non in termini draconiani, dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ed anche da Nicola Zingaretti). Infatti, nei giorni trascorsi, si sono sfilati quasi tutti gli esponenti politici indicati quali possibili aderenti alla maggioranza schierata a sostegno di Conte e, a meno di clamorosi colpi

di scena, e’ difficile pronosticare che i sostenitori dell’attuale assetto governativo possano superare l’asticella significativa di 161 voti, ovvero raggiungere la maggioranza assoluta. Ma il presidente del Consiglio ed i suoi sodali non si pone questo problema. Per loro basta avere, al momento, la maggioranza relativa, il che significherebbe andare avanti, confidando nel fatto che Renzi e l’opposizione di centrodestra mantengano la parola, ovvero che votino la nuova richiesta di extra deficit di 32 miliardi di euro ed il “dl ristori”. Se non lo facessero, sarebbero dolori. E dolori forti. Ma l’importante, per il governo giallo-rosso, e’ di guadagnare tempo, giorni preziosi per cercare di convincere una quindicina di senatori, attualmente all’opposizione, a traslocare tra le fila della maggioranza. E in questa opera di persuasione ci sono molti argomenti: dalla pandemia che impazza nel Paese alla impossibilita’ di andare a votare in queste circostanze; dal rischio della risalita dello spread all’ancoraggio alla Ue, dai posti di governo e sottogoverno ai consigli di amministrazione di molti enti e tante societa’. Non ultimo argomento, quello che, con un voto anticipato, molti deputati e senatori attuali non tornerebbero a Montecitorio e Palazzo Madama. Come si vede, un quadro assai confuso che potremo analizzar meglio nei prossimi giorni.

Giuseppe Leone

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