CORONAVIRUS: In quarantena  anche la politica

 

Il coronavirus si sta allargando a macchia d’olio e piu’ velocemente di quanto preventivato non solo in Italia, ma anche in altri Paesi europei. Il morbo, scoppiato in Cina ma diffusosi rapidamente nel resto del mondo, da noi sta mettendo a dura prova il servizio sanitario nazionale con profonde ripercussioni sull’intero sistema Paese. Non ci troviamo di fronte, infatti, soltanto ad un problema di salute, ma dobbiamo affrontare una emergenza (forse un po’ sottovalutata agli inizi) che investe anche l’economia, la finanza e le liberta’ individuali. Il governo giallo-rosso si trova a gestire cosi’ una grave crisi, sicuramente la piu’ dura dopo la seconda guerra mondiale, che richiede non solo la concordia e l’unita’ di intenti delle forze politiche di maggioranza, ma anche il coinvolgimento delle opposizioni. La situazione e’ difficile e non e’ possibile sottovalutare i rischi che corriamo tutti. Il coronavirus, nel momento in cui scriviamo, ha infatti gia’ fatto quasi quattrocento morti (veniamo solo dopo la Cina in questa dolorosa classifica), i contagiati  superano i settemila, l’intera Lombardia e 14 province piemontesi, venete ed emiliane sono state messe in quarantena (circa quindici milioni di italiani “ingabbiati” nelle zone rosse). Il governo, in questi frangenti, ha dovuto rinviare a data da fissare il referendum sul taglio dei parlamentari (la consultazione era programmata per domenica 29 marzo), cosi’ come sono state rimandate le elezioni regionali in Valle d’Aosta. Inoltre, tutta l’Italia e’ soggetta a norme rigide quali la chiusura di scuole e universita’, cinema e teatri, musei, palestre e piscine. Anche bar, ristoranti e pub hanno subito restrizioni sugli orari di apertura e sull’accesso di clienti nei locali. In questo contesto, anche la politica e’ stata messa in quarantena. Il Parlamento funziona a scartamento ridotto, i partiti hanno cancellato tutte le manifestazioni in programma, le polemiche appaiono accantonate in nome del bene comune. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per spiegare la situazione attuale in Italia, in una intervista ha ritenuto opportuno richiamare “l’ora piu’ buia” di Winston Churchill (lo statista inglese defini’ cosi’ nel maggio del 1940 il momento che stava vivendo la Gran Bretagna minacciata di invasione da parte delle armate tedesche di Adolf Hitler). Certo e’ che siamo sotto attacco del morbo, della speculazione finanziaria e di una possibile recessione. Per reagire a queste minacce serve a tutti gli effetti quella unita’ nazionale che in Italia troviamo solo quando vinciamo un mondiale di calcio. Il mondo politico, sia pure in quarantena (in certi casi, vedi il caso del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, anche fisica) deve trovare il modo di cooperare senza divisioni tra maggioranza ed opposizione. Ci possono essere, senza dubbio, divergenze su come affrontare certi problemi provocati dal coronavirus, ma in questi casi e’ necessario confrontarsi e non scontrarsi per trovare una soluzione condivisa.

Giuseppe Leone

 

 

Il coronavirus si sta allargando a macchia d’olio e piu’ velocemente di quanto preventivato non solo in Italia, ma anche in altri Paesi europei. Il morbo, scoppiato in Cina ma diffusosi rapidamente nel resto del mondo, da noi sta mettendo a dura prova il servizio sanitario nazionale con profonde ripercussioni sull’intero sistema Paese. Non ci troviamo di fronte, infatti, soltanto ad un problema di salute, ma dobbiamo affrontare una emergenza (forse un po’ sottovalutata agli inizi) che investe anche l’economia, la finanza e le liberta’ individuali. Il governo giallo-rosso si trova a gestire cosi’ una grave crisi, sicuramente la piu’ dura dopo la seconda guerra mondiale, che richiede non solo la concordia e l’unita’ di intenti delle forze politiche di maggioranza, ma anche il coinvolgimento delle opposizioni. La situazione e’ difficile e non e’ possibile sottovalutare i rischi che corriamo tutti. Il coronavirus, nel momento in cui scriviamo, ha infatti gia’ fatto quasi quattrocento morti (veniamo solo dopo la Cina in questa dolorosa classifica), i contagiati  superano i settemila, l’intera Lombardia e 14 province piemontesi, venete ed emiliane sono state messe in quarantena (circa quindici milioni di italiani “ingabbiati” nelle zone rosse). Il governo, in questi frangenti, ha dovuto rinviare a data da fissare il referendum sul taglio dei parlamentari (la consultazione era programmata per domenica 29 marzo), cosi’ come sono state rimandate le elezioni regionali in Valle d’Aosta. Inoltre, tutta l’Italia e’ soggetta a norme rigide quali la chiusura di scuole e universita’, cinema e teatri, musei, palestre e piscine. Anche bar, ristoranti e pub hanno subito restrizioni sugli orari di apertura e sull’accesso di clienti nei locali. In questo contesto, anche la politica e’ stata messa in quarantena. Il Parlamento funziona a scartamento ridotto, i partiti hanno cancellato tutte le manifestazioni in programma, le polemiche appaiono accantonate in nome del bene comune. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per spiegare la situazione attuale in Italia, in una intervista ha ritenuto opportuno richiamare “l’ora piu’ buia” di Winston Churchill (lo statista inglese defini’ cosi’ nel maggio del 1940 il momento che stava vivendo la Gran Bretagna minacciata di invasione da parte delle armate tedesche di Adolf Hitler). Certo e’ che siamo sotto attacco del morbo, della speculazione finanziaria e di una possibile recessione. Per reagire a queste minacce serve a tutti gli effetti quella unita’ nazionale che in Italia troviamo solo quando vinciamo un mondiale di calcio. Il mondo politico, sia pure in quarantena (in certi casi, vedi il caso del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, anche fisica) deve trovare il modo di cooperare senza divisioni tra maggioranza ed opposizione. Ci possono essere, senza dubbio, divergenze su come affrontare certi problemi provocati dal coronavirus, ma in questi casi e’ necessario confrontarsi e non scontrarsi per trovare una soluzione condivisa.

Giuseppe Leone

 

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