Cosa insegnano le elezioni amministrative: si vince laddove c’è unità

Palermo torna al centrodestra dopo dieci anni con Lagalla, mentre Verona rischia di essere espugnata da Tommasi per la frattura tra Sboarina e Tosi

Palermo e Verona sono diventati da ieri due casi di scuola per il centrodestra. Nel capoluogo siciliano, dove il centrodestra si è presentato unito raccogliendo persino l’adesione di Italia Viva, l’ex assessore regionale Roberto Lagalla ha ottenuto l’elezione al primo turno, mentre nella città scaligera, teatro di una frattura nel centrodestra che ha portato alla candidatura separata dell’uscente Federico Sboarina e dell’ex primo cittadino Flavio Tosi, potrebbe consumarsi al ballottaggio un clamoroso exploit di Damiano Tommasi, espressione del “campo largo” caro a Enrico Letta, che va dal Pd al M5s.

L’ex calciatore ha raccolto una percentuale di voti importante, attorno al 40 per cento, tale da rendere la fascia tricolore non più solo una speranza, ma un obiettivo concreto. Sboarina si piazza secondo con una decina di punti di distacco, seguito da Tosi al 26 per cento circa. Per essere riconfermato al ballottaggio Sboarina, sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia di cui è espressione, ha bisogno di drenare i voti ricevuti da Tosi, su cui ha invece puntato Forza Italia. Da parte di quest’ultimo è giunto già il disco verde ai suoi elettori a votare Sboarina, ma l’esperienza insegna che i voti non sono pedine che si muovono a piacimento. Ora non è affatto scontata, ma è concreta la possibilità per il centrosinistra di espugnare Verona, cosiddetta “roccaforte nera”. Ciò assumerebbe un valore simbolico in vista delle elezioni politiche dell’anno prossimo. E i simboli e le narrazioni piacciono a Tommasi. L’ex calciatore, noto sul rettangolo di gioco per generosità e agonismo, da politico indugia invece alla leziosa retorica verbale quando parla di una città, la sua, che “ha bisogno davvero di raccontarsi in un modo diverso e di essere più ambiziosa e orgogliosa”, nonché di “essere proiettata verso il futuro e non ferma al suo passato”.

Una svolta è  già avvenuta a Palermo, che riavrà un sindaco di centrodestra dopo i due mandati di Diego Cammarata dal 2001 al 2012. Lagalla è riuscito infatti a superare il margine minimo del 40 per cento, lasciandosi alle spalle con parecchi punti di distacco l’architetto Franco Miceli, sostenuto da Pd e M5s. La sua vittoria premia l’epilogo di un pur travagliato percorso interno al centrodestra che ha portato all’unità della coalizione. Unità che si riconferma in un altro capoluogo di regione, L’Aquila, dove il sindaco uscente Pierluigi Biondi ha ottenuto il secondo mandato grazie al 51,8 per cento di voti presi staccando l’avversaria di centrosinistra Stefania Pezzopane, già presidente provinciale. Palermo, Verona, L’Aquila, un messaggio eloquente attraversa lo Stivale: il centrodestra vince, se unito.

Palermo torna al centrodestra dopo dieci anni con Lagalla, mentre Verona rischia di essere espugnata da Tommasi per la frattura tra Sboarina e Tosi

Palermo e Verona sono diventati da ieri due casi di scuola per il centrodestra. Nel capoluogo siciliano, dove il centrodestra si è presentato unito raccogliendo persino l’adesione di Italia Viva, l’ex assessore regionale Roberto Lagalla ha ottenuto l’elezione al primo turno, mentre nella città scaligera, teatro di una frattura nel centrodestra che ha portato alla candidatura separata dell’uscente Federico Sboarina e dell’ex primo cittadino Flavio Tosi, potrebbe consumarsi al ballottaggio un clamoroso exploit di Damiano Tommasi, espressione del “campo largo” caro a Enrico Letta, che va dal Pd al M5s.

L’ex calciatore ha raccolto una percentuale di voti importante, attorno al 40 per cento, tale da rendere la fascia tricolore non più solo una speranza, ma un obiettivo concreto. Sboarina si piazza secondo con una decina di punti di distacco, seguito da Tosi al 26 per cento circa. Per essere riconfermato al ballottaggio Sboarina, sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia di cui è espressione, ha bisogno di drenare i voti ricevuti da Tosi, su cui ha invece puntato Forza Italia. Da parte di quest’ultimo è giunto già il disco verde ai suoi elettori a votare Sboarina, ma l’esperienza insegna che i voti non sono pedine che si muovono a piacimento. Ora non è affatto scontata, ma è concreta la possibilità per il centrosinistra di espugnare Verona, cosiddetta “roccaforte nera”. Ciò assumerebbe un valore simbolico in vista delle elezioni politiche dell’anno prossimo. E i simboli e le narrazioni piacciono a Tommasi. L’ex calciatore, noto sul rettangolo di gioco per generosità e agonismo, da politico indugia invece alla leziosa retorica verbale quando parla di una città, la sua, che “ha bisogno davvero di raccontarsi in un modo diverso e di essere più ambiziosa e orgogliosa”, nonché di “essere proiettata verso il futuro e non ferma al suo passato”.

Una svolta è  già avvenuta a Palermo, che riavrà un sindaco di centrodestra dopo i due mandati di Diego Cammarata dal 2001 al 2012. Lagalla è riuscito infatti a superare il margine minimo del 40 per cento, lasciandosi alle spalle con parecchi punti di distacco l’architetto Franco Miceli, sostenuto da Pd e M5s. La sua vittoria premia l’epilogo di un pur travagliato percorso interno al centrodestra che ha portato all’unità della coalizione. Unità che si riconferma in un altro capoluogo di regione, L’Aquila, dove il sindaco uscente Pierluigi Biondi ha ottenuto il secondo mandato grazie al 51,8 per cento di voti presi staccando l’avversaria di centrosinistra Stefania Pezzopane, già presidente provinciale. Palermo, Verona, L’Aquila, un messaggio eloquente attraversa lo Stivale: il centrodestra vince, se unito.

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