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Politica

La premier apre a un tavolo con l’opposizione che risponde in ordine sparso

di Giuseppe Ariola -


“Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”. Un concetto già espresso che Giorgia Meloni ribadisce nell’aula del Senato nel corso delle comunicazioni sulla crisi in Medio Oriente. È questo il primo, fondamentale tassello della posizione italiana rispetto al conflitto in corso in Iran e nei paesi del Golfo. Una linea, sottolinea la premier, condivisa con i principali partner europei. Gran Bretagna, Germania e Francia. Paesi con i quali il governo è in stretto e costante contatto nell’intento di seguire una strategia comune e coordinata. Nella ferma convinzione che sia necessario muoversi nella “cornice europea”, ha ribadito la premier. Anche per replicare a chi dai banchi dell’opposizione l’ha accusata per l’ennesima volta di preferire la collaborazione con gli Stati Uniti a quella con l’Ue.

L’invito all’unità

Di certo la Presidente del Consiglio non ha indietreggiato di un solo passo da quella che considera come la “fondamentale unità dell’Occidente” che deve correre, ha assicurato, di pari passo al lavoro “sull’unità europea”. Eppure, i toni utilizzati dalla premier sono stati assolutamente pacati, tanto più se si considerano le accuse incassate da quando è esploso il conflitto. Un aplomb dovuto alla consapevolezza, che Meloni ha a più riprese provato a condividere con tutti i partiti rappresentati in Parlamento, che ci sono circostanze in cui, su specifiche questioni, bisogna tentare la strada dell’unità. “Un appello sincero”, quello della premier, dovuto al fatto che “ci sono momenti della storia in cui andare oltre le legittime e funzionali divisioni”. Contesti nei quali “bisogna lavorare per ricomporre e non per disgregare”.

Meloni apre a un tavolo con l’opposizione sulla crisi in Medio Oriente

Ed è in quest’ottica che Giorgia Meloni si è detta “disponibile a un tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi” per affrontare questa nuova crisi in Medio Oriente con “spirito costruttivo” e al di là della “polarizzazione politica”. Un’apertura che ha spiazzato più di qualche ministro e che è stata accolta in maniera differente dall’opposizione. Se Carlo Calenda l’ha considerata positiva, il Pd non ha mancato di polemizzare, sebbene Francesco Boccia abbia garantito la disponibilità del partito a partecipare al tavolo. Tranchant, invece, la reazione di Giuseppe Conte. “Andiamo a fare cosa?”, è il commento del leader dei 5 Stelle, “non è che veniamo a Chigi e ci facciamo due chiacchiere”. La dimostrazione di come oltre alla fisiologica distanza tra maggioranza e opposizione, che le forze più responsabili sono disponibili a provare a colmare, ce ne sia una ben più ampia che attraversa i partiti di minoranza.


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