Crosetto: “La Russia potrebbe spostare risorse militari nell’Artico”
Il nuovo documento strategico, adottato a dieci anni di distanza dal primo, attualizza le politiche italiane per la regione
Il ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso della conferenza di presentazione del documento strategico sull’Artico, ha affermato che “il Paese che più confina con questo nuovo pezzo di mondo è la Russia” e “probabilmente, il giorno che finirà la guerra in Ucraina, gran parte delle risorse militari russe saranno spostate in questo settore, come sta facendo la Nato”. Un allarme uguale in tutto e per tutto a quello lanciato da altri Paese alleati stretti di Washington che non tiene conto della realtà dei fatti. Ad oggi, infatti, gli unici ad avere mire espansionistiche dichiarate sulla regione, sono proprio gli Stati Uniti. Le minacce trumpiane di annettere la Groenlandia, non sono un’ipotesi futura: sono concrete e nel presente.
L’approccio del governo Meloni
L’elaborato italiano valorizza il ruolo finora assunto dall’Italia nell’Artico e delinea “una visione strategica, insieme con una serie di obiettivi di lungo periodo, per rafforzare l’impegno italiano nella regione”. L’azione del governo seguira le tre direttrici della sicurezza, della ricerca scientifica e dello sviluppo economico, mettendo insieme le diverse forze del Sistema Paese.
La strategia dell’Italia per l’Artico
Tra i principali obiettivi tracciati, vi sono quelli di consolidare il ruolo dell’Italia come Paese non artico interessato all’Artico, contribuire al mantenimento dell’Artico quale area di stabilità, prevenendo dinamiche di escalation e sostenendo i meccanismi multilaterali di dialogo e cooperazione, rafforzare la sicurezza collettiva euro-atlantica, in coerenza con gli impegni Nato e Ue e con una visione integrata dei diversi teatri strategici, e irrobustire. anche a livello bilaterale, le relazioni con i Paesi artici europei (Danimarca/Far Oer/Groenlandia, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia). Molta attenzione è riservata al potenziamento della ricerca scientifica italiana in Artico e alle opportunità economiche che si stanno aprendo a favore delle imprese italiane.
Per il capo della Farnesina Antonio Tajani, “la centralità della regione oggi più che mai ci impone un’azione politica, economica e di ricerca”.
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