Denise Pipitone, il fratello Kevin replica al padre e all’ex pm
A oltre vent’anni dalla sparizione della piccola Denise Pipitone, la vicenda che ha segnato la cronaca italiana torna a dividere chi vi è coinvolto più da vicino.
Questa volta a prendere la parola è Kevin Pipitone, figlio di Piera Maggio e fratello della bambina svanita nel nulla il 1° settembre 2004 a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, quando non aveva ancora compiuto quattro anni.
Con un lungo messaggio diffuso sui social, il giovane – che negli anni si è quasi sempre tenuto lontano dai riflettori, lasciando alla madre il ruolo di voce pubblica della famiglia – ha deciso di replicare alle dichiarazioni rilasciate di recente da alcuni “protagonisti della vicenda”.
La presa di posizione del fratello
Nel suo intervento Kevin spiega di aver scelto a lungo il silenzio, ma di sentire ora la necessità di chiarire passaggi che, a suo giudizio, sono rimasti per troppo tempo nell’ombra. L’obiettivo è quello di difendere la madre, che da oltre venti anni si batte perché il caso e il nome della figlia non vengano dimenticati.
Il giovane rivendica di essere cresciuto, insieme a Denise, grazie alle cure di Piera Maggio e indica in Pietro Pulizzi, padre biologico della sorella, un riferimento affettivo costante.
Senza mai citarlo per nome, Kevin rivolge parole dure a chi, a suo dire, rivendica oggi un ruolo paterno dopo essere stato a lungo assente, sul piano sia emotivo, sia economico. Il riferimento appare diretto a Toni Pipitone, padre legale di Denise ed ex marito di Piera Maggio, che da tempo chiede la riapertura delle indagini e nei giorni scorsi ha annunciato possibili sviluppi.
L’annuncio di Toni Pipitone
Intervenendo in televisione, Toni Pipitone aveva parlato di una svolta attesa entro la fine dell’anno, lasciando intendere la possibilità di arrivare almeno a una prima verità dopo anni privi di risposte concrete sulla sparizione della bimba.
L’uomo aveva rivolto, inoltre, un appello a chi sa cosa sia accaduto, chiedendo un segnale che possa ricondurlo alla figlia. Nei mesi scorsi la criminologa Antonella Delfino Pesce, che lo affianca, aveva riferito dell’esistenza di un testimone mai ascoltato in oltre due decenni.
Kevin contesta proprio la coerenza di chi, secondo il suo racconto, avrebbe scelto in passato di prendere le distanze dalla famiglia per poi tornare sui propri passi. Nel messaggio richiama anche affermazioni che attribuisce allo stesso Toni Pipitone, ritenute offensive perché parrebbero collegare la scomparsa al contesto in cui la bambina è cresciuta.
Le parole dell’ex pm Angioni
Il giovane si sofferma poi, sulle recenti uscite di ex magistrati che si sono occupati del caso, domandandosi perché certe critiche emergano soltanto ora e non quando vi era il “dovere istituzionale” di indagare. Il riferimento sembra rivolto a Maria Angioni, ex pm che ha seguito le prime fasi dell’inchiesta. La donna ha parlato in televisione di possibili lacune investigative, citando il fatto che una traccia di sangue rilevata in un luogo ritenuto importante non sia mai stata approfondita negli atti.
Secondo la sua ricostruzione, alcuni elementi raccolti nei numerosi faldoni dell’indagine non sarebbero stati valorizzati. Angioni, va ricordato, è stata condannata in via definitiva per aver fornito false informazioni al pm.
La replica del legale
A stretto giro è arrivata la risposta di Stefano Giordano, avvocato di Antonino Pipitone e dell’associazione “Bambini Scomparsi nel Cuore”.
Il legale ha richiamato la sentenza definitiva che ha escluso ogni responsabilità del suo assistito, sottolineando come alcune frasi del messaggio possano presentare profili delicati sul piano della tutela della reputazione, e si è riservato ogni valutazione. Giordano ha inoltre rivendicato l’impegno del suo assistito nella ricerca continua della bambina e i risultati che l’associazione starebbe ottenendo.
La sparizione, archiviata anni fa dopo un’inchiesta che ha esplorato a lungo la cosiddetta pista familiare, non ha mai prodotto un esito definitivo: nessun processo è riuscito a chiarire dove sia finita Denise. Resta lo scenario di una famiglia toccata da un dolore lancinante mai sopito e da fratture che nessuna pronuncia giudiziaria sembra capace di ricomporre.
Sullo sfondo, immutata e ancora senza risposta, resta la domanda che accompagna chiunque abbia seguito la vicenda: che cosa è accaduto, quel primo settembre, alla bambina di Mazara del Vallo?
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