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Giustizia

Denuncia contro lo spot del comitato del No al referendum sulla riforma della giustizia

di Giuseppe Ariola -


La polemica sullo spot utilizzato dal comitato del No al referendum sulla riforma della giustizia che fa capo all’Anm sbarca in tribunale. Sembra un paradosso, invece è proprio quello che è successo. Dopo giorni di recriminazioni sui controversi manifesti che fanno passare il messaggio per il quale con la separazione delle carriere la magistratura finirebbe per essere assoggettata alla politica, si è passati dalle parole ai fatti. Con tanto di formalizzazione di una denuncia alla procura di Roma presentata dal comitato Pannella-Sciascia-Tortora per il Sì al referendum sulla giustizia promosso dal Partito Radicale. Che proprio dal sindacato delle toghe si conducesse una campagna referendaria basata su un’evidente mistificazione è apparso fin da subito assolutamente fuori luogo.

Allontanare le fake news dalla campagna referendaria

Adesso, in attesa che il tribunale si esprima, sarà interessante verificare se quanti pubblicamente sposano questa tesi abbasseranno il tiro o decideranno di continuare a propinare un’idea assolutamente distorta. Perché una cosa è il sacrosanto diritto a esprimere la propria opinione, altro è tentare di influenzare il voto dei cittadini, quindi l’esito del referendum sulla giustizia, propinando consciamente agli elettori delle vere e proprie fandonie. Lo ha spiegato bene Giorgio Spangher, presidente del comitato per il Sì Pannella-Sciascia-Tortora sottolineando “la necessità di dare un segnale” per allontanare le fake news dal campo del confronto sulla riforma. La denuncia riguarda, infatti, la presunta violazione dell’articolo 656 del codice penale che punisce chi diffonde “notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico”. Ed è rivolta contro “tutti i soggetti responsabili in seno al Comitato Giusto dire No e dei facenti parte dell’Anm che hanno agito in concorso”.

Il tentativo di influenzare il voto del referendum sulla giustizia

Perché promuoverebbero uno spot che “veicola una notizia palesemente falsa e tendenziosa, finalizzata unicamente a manipolare l’opinione pubblica” sulle conseguenze della riforma costituzionale “così da influenzarne il voto”. La pretestuosità del messaggio, secondo i promotori della denuncia, è resa banalmente palese “dalla semplice lettura del testo di legge costituzionale approvato dal Parlamento”. Che proprio i magistrati non abbiano saputo adeguatamente interpretare le nuove norme suona come surreale. Ma tutto può essere. Certo è che ora sarà un giudice a decidere sul punto, perché come ha ricordato Spangher “ci sono gli strumenti giuridici per i quali la magistratura stessa può accertare se c’è stata o meno una violazione”.


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