Domenico Gareri: “La mia Vigilia in tv, tra sport resilienza, famiglia e guerra”

È l’ideatore, oltre che di conduttore di “Nella Memoria di Giovanni Paolo II”, il programma che, come di consueto, andrà in onda alla vigilia di Natale, a mezzanotte, sulla rete ammiraglia della Tv di Stato. Domenico Gareri, a pochi giorni dall’arrivo sul piccolo schermo, si racconta a L’Identità.

Domenico, ci regali qualche anticipazione della nuova edizione?
Il programma assumerà una nuova veste, dopo 17 anni abbiamo aperto il racconto delle storie, cuore del programma, a temi nuovi: resilienza, famiglia, sport e guerra, per 17 anni abbiamo attenzionato il mondo della detenzione e della disabilità, quest’anno forti della collaborazione con la direzione e tutta la squadra di Rai Vaticano abbiamo fortemente volute che il programma fosse “annunciatore” di speranza e di pace ed è per questo che abbiamo scelto una location di eccezione come l’Ara Pacis nella quale ho avuto finalmente il piacere di avere Noa, che ho inseguito per diversi anni e che finalmente mi ha donato la sua presenza, la sua voce meravigliosa e la sua testimonianza e poi un Morgan straordinario accompagnati dall’orchestra filarmonica della Calabria diretta da Filippo Arlia e la presenza del campione del mondo Marco Tardelli oltre a tanti altri ospiti protagonisti delle storie.

Com’è stato lavorare accanto a Laura Chimenti?
Laura è stata un tocco di luce in una serata in cui brillavano tante stelle. La sua dolcezza, professionalità bellezza dentro e fuori sono state un grande dono, un gran bel regalo di Natale.

Facciamo un passo indietro: come nasce il programma?
Nasce da un mancato incontro con Giovanni Paolo II chiesto nel lontano 2005 e non avvenuto per l’aggravarsi delle condizioni di salute del Papa e la successiva morte. Avrei voluto far incontrare i ragazzi della Fabbrica dei Sogni, scuola di spettacolo per ragazzi diversamente abili, da me costituita nel 2000 per mio fratello Massimiliano, ragazzo diversamente abile, e mio padre cui era stato diagnosticato un brutto tumore. La delusione dei ragazzi e di papà mi portarono a telefonare a Daniele Piombi il 2 aprile alle ore 22 circa, dopo poco l’annuncio della morte del pontefice, e chiedere a Daniele di essere affianco a me nell’organizzare un ricordo, un evento in onore di Giovanni Paolo II, un qualcosa che poteva essere quel momento di festa che i ragazzi avrebbero vissuto se lo avessero incontrato. E da li, 13 giorno dopo il 2 aprile 2005 prese vita il nostro format.

Sei stato molto legato a Daniele Piombi: quali ricordi conservi di lui?
Professionalmente parlando, per me, Daniele è stato un papà, ricordo il suo fascino, la sua professionalità, la sua umanità, le sue lacrime che erano legate ad una grande sensibilità che lo faceva commuovere davanti alle cose della vita, ricordo il lungo “stage” che ho fatto con lui dietro le quinte del premio regia televisiva, lì ho avuto modo di imparare tantissimo dall’organizzazione degli eventi alla produzione, è stata una scuola professionale e di vita. Un master nel mondo dello spettacolo e della comunicazione.

A livello professionale quale vorresti fosse il prossimo step della tua carriera?
La mia professione, incontrando i veri valori, la sofferenza, l’amore e la vera gioia, si è trasformata in missione, mi piacerebbe poter abitare degli spazi in Rai( che mi ha dato tanto in termini di riscontro con la gente) “più frequenti”, magari con un format come quelli che faccio da oltre 10 anni su Padre Pio tv, dei viaggi nei valori, nella cultura dell’accoglienza, nella positività, nel bene, nella rivalutazione della persona. Io continuerò a chiedere a Dio di poter essere strumento, poi ciò che verrà sarà sua volontà.

Qual è il ricordo più toccante che conservi di questo grande pontefice diventato poi santo?
A lui sono legati i ricordi delle persone più care, mio papà per il quale è iniziato questo percorso ed il mio maestro Daniele Piombi. Giovanni Paolo II è stato per me strumento per arrivare in modo forte a Gesù, alla Vergine celeste e tra i ricordi che conservo e che cerco di incarnare, come strumento di comunicazione, c’è quello legato ai giovani, alla fiducia ed alle opportunità che dobbiamo dare loro, senza grandi progetti ed opere, con la semplicità e la forza dell’amore, Lui mi ha trasmesso questo.

È l’ideatore, oltre che di conduttore di “Nella Memoria di Giovanni Paolo II”, il programma che, come di consueto, andrà in onda alla vigilia di Natale, a mezzanotte, sulla rete ammiraglia della Tv di Stato. Domenico Gareri, a pochi giorni dall’arrivo sul piccolo schermo, si racconta a L’Identità.

Domenico, ci regali qualche anticipazione della nuova edizione?
Il programma assumerà una nuova veste, dopo 17 anni abbiamo aperto il racconto delle storie, cuore del programma, a temi nuovi: resilienza, famiglia, sport e guerra, per 17 anni abbiamo attenzionato il mondo della detenzione e della disabilità, quest’anno forti della collaborazione con la direzione e tutta la squadra di Rai Vaticano abbiamo fortemente volute che il programma fosse “annunciatore” di speranza e di pace ed è per questo che abbiamo scelto una location di eccezione come l’Ara Pacis nella quale ho avuto finalmente il piacere di avere Noa, che ho inseguito per diversi anni e che finalmente mi ha donato la sua presenza, la sua voce meravigliosa e la sua testimonianza e poi un Morgan straordinario accompagnati dall’orchestra filarmonica della Calabria diretta da Filippo Arlia e la presenza del campione del mondo Marco Tardelli oltre a tanti altri ospiti protagonisti delle storie.

Com’è stato lavorare accanto a Laura Chimenti?
Laura è stata un tocco di luce in una serata in cui brillavano tante stelle. La sua dolcezza, professionalità bellezza dentro e fuori sono state un grande dono, un gran bel regalo di Natale.

Facciamo un passo indietro: come nasce il programma?
Nasce da un mancato incontro con Giovanni Paolo II chiesto nel lontano 2005 e non avvenuto per l’aggravarsi delle condizioni di salute del Papa e la successiva morte. Avrei voluto far incontrare i ragazzi della Fabbrica dei Sogni, scuola di spettacolo per ragazzi diversamente abili, da me costituita nel 2000 per mio fratello Massimiliano, ragazzo diversamente abile, e mio padre cui era stato diagnosticato un brutto tumore. La delusione dei ragazzi e di papà mi portarono a telefonare a Daniele Piombi il 2 aprile alle ore 22 circa, dopo poco l’annuncio della morte del pontefice, e chiedere a Daniele di essere affianco a me nell’organizzare un ricordo, un evento in onore di Giovanni Paolo II, un qualcosa che poteva essere quel momento di festa che i ragazzi avrebbero vissuto se lo avessero incontrato. E da li, 13 giorno dopo il 2 aprile 2005 prese vita il nostro format.

Sei stato molto legato a Daniele Piombi: quali ricordi conservi di lui?
Professionalmente parlando, per me, Daniele è stato un papà, ricordo il suo fascino, la sua professionalità, la sua umanità, le sue lacrime che erano legate ad una grande sensibilità che lo faceva commuovere davanti alle cose della vita, ricordo il lungo “stage” che ho fatto con lui dietro le quinte del premio regia televisiva, lì ho avuto modo di imparare tantissimo dall’organizzazione degli eventi alla produzione, è stata una scuola professionale e di vita. Un master nel mondo dello spettacolo e della comunicazione.

A livello professionale quale vorresti fosse il prossimo step della tua carriera?
La mia professione, incontrando i veri valori, la sofferenza, l’amore e la vera gioia, si è trasformata in missione, mi piacerebbe poter abitare degli spazi in Rai( che mi ha dato tanto in termini di riscontro con la gente) “più frequenti”, magari con un format come quelli che faccio da oltre 10 anni su Padre Pio tv, dei viaggi nei valori, nella cultura dell’accoglienza, nella positività, nel bene, nella rivalutazione della persona. Io continuerò a chiedere a Dio di poter essere strumento, poi ciò che verrà sarà sua volontà.

Qual è il ricordo più toccante che conservi di questo grande pontefice diventato poi santo?
A lui sono legati i ricordi delle persone più care, mio papà per il quale è iniziato questo percorso ed il mio maestro Daniele Piombi. Giovanni Paolo II è stato per me strumento per arrivare in modo forte a Gesù, alla Vergine celeste e tra i ricordi che conservo e che cerco di incarnare, come strumento di comunicazione, c’è quello legato ai giovani, alla fiducia ed alle opportunità che dobbiamo dare loro, senza grandi progetti ed opere, con la semplicità e la forza dell’amore, Lui mi ha trasmesso questo.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli