“Draghi-bis? Nato e poteri vogliono un re”

L’Identità a colloquio con il sindacalista Giorgio Cremaschi, già dirigente Fiom-Cgil, che ci spiega perché con un eventuale secondo governo guidato dall’ex numero uno della Bce la nostra democrazia, dopo aver toccato il fondo, scaverebbe per sprofondare ancora più giù. “Sbagliato che anche i sindacati gli chiedano di restare”

“Democrazia addio, ormai siamo autocrati come in Russia Vogliono che il capo resti, così come chiede Biden”

“Altro che democrazia, siamo in una autocrazia dove tutti i cortigiani vogliono che il re Draghi resti sul trono, così come chiedono Biden, la Nato, la Ue e il Vaticano: tutte ingerenze di Stati esteri”. Così il sindacalista Giorgio Cremaschi, ex dirigente della Fiom, i metalmeccanici di quella Cgil con cui oggi è molto critico, riassume cosa c’è dietro le manovre per un Draghi-bis. Euroscettico e tra chi chiede a gran voce l’uscita dalla Nato, Cremaschi ci spiega perché l’autonno sarà caldo e la protesterà monterà sempre di più.
La crisi di governo potrebbe rientrare, a determinate condizioni: come giudica l’ipotesi Draghi-bis?
Sono giorni indegni per una democrazia. Queste cordate di appelli che vanno da attori a dirigenti sindacali, ai rettori delle università, passando per i sindaci fino ad arrivare al partito unificato del Pil, che è quello che guida tutto, che poi io lo chiamo il Pua – il partito unificato degli affari -, rappresentano il degrado della democrazia. Stiamo assistendo al pianto di tutti i cortigiani che chiedono al re di restare sul trono. Francamente è un aspetto insopportabile di quello che stiamo vivendo. E non finisce qui.
Che altro c’è?
Assistiamo ai continui interventi internazionali, che oggi chiamano atti di stima, ma che un tempo si chiamavano ingerenze. Da Biden alla von der Leyen fino al Vaticano, che resta comunque uno Stato estero. Tutto questo ci mostra il livello di degrado raggiunto dalla nostra democrazia e da questo punto di vista Draghi è davvero il perfetto rappresentante del degrado della democrazia. Siamo un Paese in cui si susseguono governi tecnici con il fatto che ogni volta si dice o così o il diluvio universale. In questi termini, non siamo più una democrazia. E questo lo dimostra il fatto che quando si va a votare, la maggioranza dei cittadini non vota, perché pensa di non essere più in una democrazia. Perché democrazia è un posto dove è il popolo che governa, decide e si assume anche la responsabilità di eventuali decisioni sbagliate. Oggi invece il principio di responsabilità è avocato. L’unica responsabilità è quella di mantenere il sovrano al suo posto. Questa non è democrazia, è autocrazia. Draghi ha cominciato con il disprezzo totale del Parlamento e anche questa crisi in fondo è frutto del suo disprezzo per il Parlamento – perché lui formalmente una fiducia l’ha avuta – ma a lui non interessa la fiducia.
Cosa gli interessa allora?
A Draghi interessa solo l’obbedienza. Draghi non va cacciato soltanto perché fa una politica economico-sociale di destra e ci ha portato in guerra, ragioni sufficienti per mandarlo via, ma perché ha detto che non voleva “fastidiosi controlli dal Parlamento”. Fastidiosi controlli che purtroppo per lui sono previsti dalla Costituzione. E’ un presidente del Consiglio che si dimette nel disprezzo del Parlamento e andrebbe cacciato nel nome del Parlamento.
Succederà?
Non so se succederà ma se dovesse, al di là di qualsiasi risultato elettorale, sarebbe ancora un segno di vitalità della nostra democrazia. Se invece dovesse continuare con un Draghi-bis significa che dopo aver toccato il fondo la nostra democrazia sta scavando per sprofondare ancora di più.
In tanti dicono che serve stabilità e governabilità perché c’è una crisi economica da affrontare, un mondo del lavoro in condizioni disastrose. Come si dovrebbe intervenire?
Si dovrebbe intervenire tenendo presente che siamo di fronte a una questione di sistema. Sono passati 30 anni – esattamente dal luglio 1992, presidente del Consiglio Giuliano Amato e Mario Draghi direttore generale del Tesoro – da quando è stata scelta la linea di politica sociale che ci ha portato fino a qui. Furono fatti due interventi che sono stati un vero e proprio golpe economico sociale: da un lato il via libera a tutte le privatizzazioni e quindi allo smantellamento di tutto il sistema pubblico industriale e bancario, che come si sa ha portato al saccheggio da parte delle multinazionali; dall’altro il famoso accordo capestro che smantellò tutto il sistema contrattuale italiano – scala mobile, contratti nazionali, contratti aziendali. Siamo pertanto di fronte a un sistema, fondato 30 anni fa, portato oggi alle estreme conseguenze e che si basa sanche sul basso livello dei salari, Tutto il sistema italiano si è abituato a salari di fame.
Tanti esperti sostengono che è per colpa della tassazione troppo alta…
Non è vero, è una menzogna. La tassazione non c’entra: sono proprio le paghe ad essere troppo basse. In Francia hanno più tasse di noi, idem in Germania o in Gran Bretagna e il costo del lavoro è molto più alto rispetto a noi. Ma hanno stipendi più alti. Questa falsità dunque serve a sostenere un sistema produttivo in cui lo smantellamento dell’industria di qualità ha prodotto forme di super sfruttamento e che si è abituato ai bassi salari. Si tratta dunque di ribaltare interamente questo sistema, ripartendo da un aumento generale delle paghe.
Come si potrebbe fare?
Il mondo imprenditoriale, le banche, lo Stato devono imparare a vivere e a fare impresa con salari alti. E se non sono capaci passano la mano. Perché questo è il problema del nostro Paese: una classe imprenditoriale che si è abituata a fare profitto in condizioni di sfruttamento.
Si va verso un autunno caldo, torneranno le proteste di piazza. Lei ci sarà?
Tutti i sindacati di base hanno già deciso una grande mobilitazione nazionale a fine ottobre, ma ovviamente dipenderà anche dal fatto se ci saranno o no le elezioni. Certo è che il moderatismo e il draghismo di Cgil-Cisl-Uil non aiuta il mondo del lavoro. Ho trovato molto negativo il comunicato della segreteria della Cgil che chiede a Draghi di restare. Perché chiedergli di restare significa poi legarsi mani e piedi a Draghi. L’indipendenza dei sindacati dal potere politico è un problema enorme del nostro Paese. In ogni caso le lotte ci saranno, semplicemente perché la situazione è intollerabile. Ci sono già dei segnali in questo senso.
Quali segnali?
Guardiamo quello che sta succedendo negli aeroporti, dove i sindacati – compreso dentro Ryanair dove prima non entravano – hanno giustamente lasciato a piedi l’Europa. L’Europa e l’Italia imparino che non si cammina sulla pelle e sulle gambe dei lavoratori. Ci sono segnali di lotta, che cresceranno. Anche io con Pop e i partiti di opposizione sto lavorando a un ’alternativa per mettere in discussione gli ultimi 30 anni di vita politica e sociale del Paese. sociale e contro la guerra – nasca. Questa è la questione centrale, che allontana dal voto. Il bisogno c’è, io spero che -come dicono alcuni naturalisti – la funzione crei l’organo. C’è un tale bisogno di una politica alternativa alla stragrande maggioranza del Parlamento, però bisogna lavorarci tutti assieme affinché tale alternativa – nel nome dei diritti, del sistema pubblico, dell’uguaglianza.

L’Identità a colloquio con il sindacalista Giorgio Cremaschi, già dirigente Fiom-Cgil, che ci spiega perché con un eventuale secondo governo guidato dall’ex numero uno della Bce la nostra democrazia, dopo aver toccato il fondo, scaverebbe per sprofondare ancora più giù. “Sbagliato che anche i sindacati gli chiedano di restare”

“Democrazia addio, ormai siamo autocrati come in Russia Vogliono che il capo resti, così come chiede Biden”

“Altro che democrazia, siamo in una autocrazia dove tutti i cortigiani vogliono che il re Draghi resti sul trono, così come chiedono Biden, la Nato, la Ue e il Vaticano: tutte ingerenze di Stati esteri”. Così il sindacalista Giorgio Cremaschi, ex dirigente della Fiom, i metalmeccanici di quella Cgil con cui oggi è molto critico, riassume cosa c’è dietro le manovre per un Draghi-bis. Euroscettico e tra chi chiede a gran voce l’uscita dalla Nato, Cremaschi ci spiega perché l’autonno sarà caldo e la protesterà monterà sempre di più.
La crisi di governo potrebbe rientrare, a determinate condizioni: come giudica l’ipotesi Draghi-bis?
Sono giorni indegni per una democrazia. Queste cordate di appelli che vanno da attori a dirigenti sindacali, ai rettori delle università, passando per i sindaci fino ad arrivare al partito unificato del Pil, che è quello che guida tutto, che poi io lo chiamo il Pua – il partito unificato degli affari -, rappresentano il degrado della democrazia. Stiamo assistendo al pianto di tutti i cortigiani che chiedono al re di restare sul trono. Francamente è un aspetto insopportabile di quello che stiamo vivendo. E non finisce qui.
Che altro c’è?
Assistiamo ai continui interventi internazionali, che oggi chiamano atti di stima, ma che un tempo si chiamavano ingerenze. Da Biden alla von der Leyen fino al Vaticano, che resta comunque uno Stato estero. Tutto questo ci mostra il livello di degrado raggiunto dalla nostra democrazia e da questo punto di vista Draghi è davvero il perfetto rappresentante del degrado della democrazia. Siamo un Paese in cui si susseguono governi tecnici con il fatto che ogni volta si dice o così o il diluvio universale. In questi termini, non siamo più una democrazia. E questo lo dimostra il fatto che quando si va a votare, la maggioranza dei cittadini non vota, perché pensa di non essere più in una democrazia. Perché democrazia è un posto dove è il popolo che governa, decide e si assume anche la responsabilità di eventuali decisioni sbagliate. Oggi invece il principio di responsabilità è avocato. L’unica responsabilità è quella di mantenere il sovrano al suo posto. Questa non è democrazia, è autocrazia. Draghi ha cominciato con il disprezzo totale del Parlamento e anche questa crisi in fondo è frutto del suo disprezzo per il Parlamento – perché lui formalmente una fiducia l’ha avuta – ma a lui non interessa la fiducia.
Cosa gli interessa allora?
A Draghi interessa solo l’obbedienza. Draghi non va cacciato soltanto perché fa una politica economico-sociale di destra e ci ha portato in guerra, ragioni sufficienti per mandarlo via, ma perché ha detto che non voleva “fastidiosi controlli dal Parlamento”. Fastidiosi controlli che purtroppo per lui sono previsti dalla Costituzione. E’ un presidente del Consiglio che si dimette nel disprezzo del Parlamento e andrebbe cacciato nel nome del Parlamento.
Succederà?
Non so se succederà ma se dovesse, al di là di qualsiasi risultato elettorale, sarebbe ancora un segno di vitalità della nostra democrazia. Se invece dovesse continuare con un Draghi-bis significa che dopo aver toccato il fondo la nostra democrazia sta scavando per sprofondare ancora di più.
In tanti dicono che serve stabilità e governabilità perché c’è una crisi economica da affrontare, un mondo del lavoro in condizioni disastrose. Come si dovrebbe intervenire?
Si dovrebbe intervenire tenendo presente che siamo di fronte a una questione di sistema. Sono passati 30 anni – esattamente dal luglio 1992, presidente del Consiglio Giuliano Amato e Mario Draghi direttore generale del Tesoro – da quando è stata scelta la linea di politica sociale che ci ha portato fino a qui. Furono fatti due interventi che sono stati un vero e proprio golpe economico sociale: da un lato il via libera a tutte le privatizzazioni e quindi allo smantellamento di tutto il sistema pubblico industriale e bancario, che come si sa ha portato al saccheggio da parte delle multinazionali; dall’altro il famoso accordo capestro che smantellò tutto il sistema contrattuale italiano – scala mobile, contratti nazionali, contratti aziendali. Siamo pertanto di fronte a un sistema, fondato 30 anni fa, portato oggi alle estreme conseguenze e che si basa sanche sul basso livello dei salari, Tutto il sistema italiano si è abituato a salari di fame.
Tanti esperti sostengono che è per colpa della tassazione troppo alta…
Non è vero, è una menzogna. La tassazione non c’entra: sono proprio le paghe ad essere troppo basse. In Francia hanno più tasse di noi, idem in Germania o in Gran Bretagna e il costo del lavoro è molto più alto rispetto a noi. Ma hanno stipendi più alti. Questa falsità dunque serve a sostenere un sistema produttivo in cui lo smantellamento dell’industria di qualità ha prodotto forme di super sfruttamento e che si è abituato ai bassi salari. Si tratta dunque di ribaltare interamente questo sistema, ripartendo da un aumento generale delle paghe.
Come si potrebbe fare?
Il mondo imprenditoriale, le banche, lo Stato devono imparare a vivere e a fare impresa con salari alti. E se non sono capaci passano la mano. Perché questo è il problema del nostro Paese: una classe imprenditoriale che si è abituata a fare profitto in condizioni di sfruttamento.
Si va verso un autunno caldo, torneranno le proteste di piazza. Lei ci sarà?
Tutti i sindacati di base hanno già deciso una grande mobilitazione nazionale a fine ottobre, ma ovviamente dipenderà anche dal fatto se ci saranno o no le elezioni. Certo è che il moderatismo e il draghismo di Cgil-Cisl-Uil non aiuta il mondo del lavoro. Ho trovato molto negativo il comunicato della segreteria della Cgil che chiede a Draghi di restare. Perché chiedergli di restare significa poi legarsi mani e piedi a Draghi. L’indipendenza dei sindacati dal potere politico è un problema enorme del nostro Paese. In ogni caso le lotte ci saranno, semplicemente perché la situazione è intollerabile. Ci sono già dei segnali in questo senso.
Quali segnali?
Guardiamo quello che sta succedendo negli aeroporti, dove i sindacati – compreso dentro Ryanair dove prima non entravano – hanno giustamente lasciato a piedi l’Europa. L’Europa e l’Italia imparino che non si cammina sulla pelle e sulle gambe dei lavoratori. Ci sono segnali di lotta, che cresceranno. Anche io con Pop e i partiti di opposizione sto lavorando a un ’alternativa per mettere in discussione gli ultimi 30 anni di vita politica e sociale del Paese. sociale e contro la guerra – nasca. Questa è la questione centrale, che allontana dal voto. Il bisogno c’è, io spero che -come dicono alcuni naturalisti – la funzione crei l’organo. C’è un tale bisogno di una politica alternativa alla stragrande maggioranza del Parlamento, però bisogna lavorarci tutti assieme affinché tale alternativa – nel nome dei diritti, del sistema pubblico, dell’uguaglianza.

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