Droni contro la residenza di Putin: ci sarebbero le prove
La notte tra il 28 e il 29 dicembre, secondo Mosca, 91 droni ucraini avrebbero puntato la residenza di Vladimir Putin sul lago Valdai, nella regione di Novgorod, a metà strada tra Mosca e San Pietroburgo.
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov è stato esplicito: “Il regime di Kiev ha lanciato un attacco terroristico contro la residenza presidenziale”. Ha parlato di 91 droni a lungo raggio, tutti abbattuti dalla difesa contraerea russa. Nessun danno, nessun ferito, ma la minaccia era reale e di conseguenza la risposta sarà inevitabile, ha promesso. “Gli obiettivi per attacchi di rappresaglia e i tempi della loro esecuzione sono già stati determinati”, ha dichiarato con tono fermo.
Droni contro la residenza di Putin: il video
Per rafforzare i fatti, Mosca ha diffuso un video attraverso il canale Telegram del ministero degli Esteri. Le immagini mostrano i rottami di quello che viene identificato come un drone ucraino “Chaklun-V”, adagiato nella neve. Un militare russo spiega davanti alla telecamera che il velivolo trasportava sei chili di esplosivo “con diverse componenti per arrecare danno”. Il drone sarebbe stato colpito alla coda da un proiettile antiaereo, ma la testata sarebbe rimasta inesplosa.
Non ci sono indicazioni precise sul luogo o la data delle riprese. Il generale Alexander Romanenkov, capo delle truppe antiaeree, ha fornito una ricostruzione dettagliata: i droni sarebbero decollati dalle regioni ucraine di Sumy e Chernihiv, sorvolando Bryansk, Smolensk, Tver e Novgorod. L’attacco sarebbe stato rilevato alle 19:20 ora di Mosca. Dei 91 droni, 41 sarebbero stati abbattuti a Novgorod e 49 a Bryansk.
La fortezza violata
La residenza di Putin, conosciuta come Dolgiye Borody (“Lunghe Barbe”), è uno dei luoghi più misteriosi e fortificati della Russia. Costruita negli anni ’30 per Stalin – che vi andò una sola volta nel 1939 perché la trovò troppo isolata – si estende su oltre 40 ettari di una penisola tra i laghi Uzhin e Valdai. È soprannominata la “casa dorata” per i suoi interni sfarzosi: un complesso termale con piscina olimpionica, sauna, hammam, persino una pista di hockey e un cinema.
Ma è anche un bunker. Secondo le investigazioni del team di Alexei Navalny e di varie testate investigative, la residenza è protetta da almeno 12 torri dotate di sistemi missilistici Pantsir-S1 e almeno un sistema S-400. È lo spazio aereo più difeso della Russia dopo il Cremlino. Alcune inchieste sostengono che qui vivrebbe abitualmente Alina Kabaeva, presunta compagna di Putin, con i loro due figli.
Gli abitanti: “Non abbiamo sentito nulla”
Qui iniziano le incongruenze. Quattordici residenti della cittadina di Valdai, che conta circa 14mila abitanti e dista 20 chilometri dalla residenza, hanno raccontato ai media indipendenti di non aver sentito né visto nulla quella notte. “Non c’è stato alcun rumore, nessuna esplosione, niente”, ha detto uno di loro al sito Mozhem Obyasnit. “Se fosse successo qualcosa del genere, tutta la città ne avrebbe parlato”.
Nessuno ha ricevuto gli Sms di allerta che normalmente vengono inviati in caso di attacco con droni. Nessun video è apparso sui social media, cosa insolita per un’operazione così massiccia. I residenti hanno aggiunto che di solito sanno quando Putin è nella residenza, perché il via vai di elicotteri è impossibile da ignorare.
I canali Telegram, dedicati alle emergenze nella regione di Novgorod, non hanno riportato alcuna attività di droni o difesa contraerea quella notte. Le notizie principali riguardavano incidenti stradali e l’evasione di un detenuto.
Le possibili contraddizioni di Mosca
Il ministero della Difesa russo aveva inizialmente annunciato che nella notte erano stati abbattuti 89 droni su otto regioni russe, di cui solo 18 sopra Novgorod. Lavrov ha parlato di 91 droni diretti tutti a Valdai. Poi il ministero ha dichiarato che anche 49 droni abbattuti a Bryansk – a quasi 500 chilometri di distanza – erano diretti verso la residenza presidenziale.
L’Institute for the Study of War (ISW), think tank statunitense, ha analizzato la vicenda senza trovare prove del tutto convincenti. “L’ISW non ha osservato alcun filmato né resoconti locali o regionali sugli attacchi ucraini vicino alla residenza di Putin”, si legge nel rapporto. “Mosca non ha fornito alcuna prova a sostegno della sua affermazione”.
Kiev: “È una menzogna totale”
Volodymyr Zelensky non ha perso tempo nel respingere le accuse. “È una tipica tattica menzognera dei russi”, ha scritto su Telegram, definendo la notizia “palesemente falsa”. Secondo il presidente ucraino, si tratta di un pretesto per continuare gli attacchi contro l’Ucraina e per sabotare i negoziati di pace in corso con gli Stati Uniti.
Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha rincarato la dose: “È passato quasi un giorno e la Russia ancora non ha fornito alcuna prova plausibile. E non lo farà. Perché non ce ne sono. Nessun attacco del genere è avvenuto”.
L’alto rappresentante UE per la politica estera Kaja Kallas si è schierata con Kiev: “L’affermazione della Russia è una deliberata distrazione. Mosca mira a ostacolare i reali progressi verso la pace”. Anche l’entourage del presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che non esistono prove concrete a sostegno delle accuse russe.
Trump è nel mezzo
La vicenda si inserisce in un momento delicato per i negoziati di pace. Il giorno prima del presunto attacco, Zelensky aveva incontrato Donald Trump in Florida. Il neoeletto presidente americano ha poi ricevuto una telefonata da Putin, che gli avrebbe raccontato dell’attacco. Secondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, Trump sarebbe rimasto “scioccato e indignato”.
Trump ha detto ai giornalisti: “Non mi piace. Non è una cosa buona”. Quando gli è stato chiesto se l’attacco fosse realmente avvenuto, ha risposto: “Il presidente Putin mi ha detto questa mattina che è successo… ma mi state dicendo che forse l’attacco non c’è stato. È possibile, credo”. Alla domanda se l’intelligence americana avesse prove, Trump ha tagliato corto: “Lo scopriremo”.
Non è la prima volta che Mosca denuncia attacchi alla persona di Putin. Nel maggio 2023, due droni avrebbero colpito il tetto del Cremlino durante un attacco più ampio su Mosca. Anche allora Kiev smentì ogni coinvolgimento e gli osservatori internazionali sollevarono dubbi sulla veridicità della versione russa.
Alcuni analisti ipotizzano che la Russia stia usando questa presunta aggressione per irrigidire la propria posizione negoziale. “È un teatro perfettamente temporizzato”, ha detto un esperto a NBC News. Putin starebbe cercando di creare abbastanza copertura per permettere all’amministrazione Trump di non schierarsi con l’Ucraina, mantenendo richieste intransigenti al tavolo delle trattative.
La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha risposto alle critiche con un elenco di presunte “menzogne” ucraine, da Bucha ai bambini “rapiti”. Il messaggio è chiaro: Mosca non intende fare passi indietro.
Giorni dopo il presunto attacco, la situazione resta avvolta nel mistero. Da una parte, un video di rottami di drone senza contesto. Dall’altra, testimonianze di residenti che non hanno visto né sentito nulla. In mezzo, solo accuse, smentite e calcoli geopolitici.
Torna alle notizie in home