Elon & Co. hanno bruciato 500 miliardi Ecco perchè le Big Tech sono in crisi

La Borsa di Londra è stata ritenuta, negli ultimi anni, quasi alla stregua di un reperto di archeologia finanziaria. Sul listino inglese, infatti, sono quotati pochi titoli tech mentre, invece, a Paternoster Square ce ne sono moltissimi legati alle materie prime. Sembrava un azzardo, legato a una concezione passatista e arcaica dell’economia. Un retaggio del passato, un capitalismo ancorato alla tradizione che non voleva imparare la lezione, tra gli altri, di Yuval Noah Harari, secondo cui si va sempre più verso un’economia in cui sono le competenze a fare la differenza, più che i giacimenti di gas o le distese di grano. Qualcosa di suggestivo, insomma, ma da superare, per quanto Old England. Così come le bombette, l’ombrello nero e il poppy all’occhiello. Eppure, la Borsa di Londra è stata l’unica a chiudere il 2022 in attivo mentre, per l’intero Vecchio Continente è stata una catastrofe. Che diventa ancora più grave se si pensa che, dall’altra parte dell’Oceano, il Nasdaq, il listino più hi tech che c’è, ha perduto un terzo del suo valore nel giro di un solo anno. Ipotizzare, però, che il digitale sia moribondo sarebbe inerpicarsi lungo i sentieri delle fantasie più bizzarre. Hanno perso miliardi, si stanno ridimensionando ma gli Over the Top continuano a dominare il mondo e lo faranno per moltissimi anni ancora.

 

Provaci ancora, Elon

 

Bloomberg riferisce che Elon Musk è stato, dopo Jeff Bezos, il secondo uomo al mondo a conquistarsi un patrimonio da duecento miliardi di dollari. È solo suo, però, il primato di chi sia riusciti a perderne altrettanti. Il crollo verticale delle azioni di Tesla ha travolto il tycoon di origini sudafricane. Che si era posto obiettivi troppo alti, che il mercato ha provveduto a ridimensionare. La beffa, infatti, sta nei numeri. Tesla, tutto sommato, va bene e ha generato ben nove miliardi di dollari di utili. Non abbastanza per gli ambiziosi piani di Elon che, invece, puntava ad aumentare fatturato e utili del 50%. Non aveva fatto i conti con alcune variabili, Musk. In particolare, con la concorrenza aumentata nel settore delle auto elettriche di lusso e con l’inaccessibilità ai suoi prodotti per gran parte del pubblico mondiale, impoverito dal combinato disposto delle conseguenze delle crisi del Covid, dell’energia e dell’inflazione. I dati non mentono: il 5 dicembre, un’azione Tesla valeva più di 175 euro, oggi non supera i 109 euro. In mezzo, il tonfo del 28 dicembre scorso quando la quotazione era precipitata a 103 euro. In più che Twitter che si starebbe rivelando, per Musk, più una perdita di denaro e reputazione che un affare. Tuttavia, con 130 miliardi di patrimonio, Elon rimane l’uomo più ricco degli States.

 

L’anno nero di Zuckerberg

 

Dicono i saggi che da un grande potere derivino altrettanto grandi responsabilità. Che il confine tra il genio e il fallimento sia più labile di quanto ci si possa immaginare. Mark Zuckerberg, patron della galassia Meta (Facebook, Instagram s’è messo in testa che il Metaverso fosse il futuro non solo dei social ma dell’intera umanità. E, nella ricerca spasmodica del “santo graal” ha perduto decine di miliardi di dollari. Il valore delle azioni di Meta, giusto un anno fa, venivano scambiate a poco più di 300 euro. In un anno, il loro valore s’è quasi dimezzato, raggiungendo, adesso, i 119 dollari. A ottobre scorso, il tracollo era stato drammatico e gli stocks di Meta venivano letteralmente svenduti a 100 euro. Secondo Les Echos, Zuckerberg è sceso di colpo al 25esimo posto della classifica degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio personale assottigliatosi a “soli” 45 miliardi, con una perdita netta da 80 miliardi. Tra le ultime grane capitate all’ex enfant prodige che s’è inventato dal nulla un fenomeno planetario come Facebook, una stangata super da 276 miliardi comminatagli dalla Commissione irlandese per la protezione dei dati a causa della mancata difesa della privacy (e dei numeri di telefono) di mezzo milione di utenti. S’è parlato persino di dimissioni per Mark. Smentite categoricamente, finora.

 

Gli (ex) intoccabili

 

Non se la passa benissimo nemmeno Jeff Bezos, il “papà” del colosso mondiale dell’e-commerce di Amazon. Sembrano lontanissimi i tempi in cui volava nello spazio, fatto interpretato da molti come un’esibizione muscolare di denaro e potere. Forte e inattaccabile, come la sua creatura, destinata a trovare nel cosmo un nuovo orizzonte. Eppure, anche per Bezos e Amazon, il 2022 è stato un anno nerissimo. Per la prima volta nella sua storia recente, il gigante ha incespicato nelle perdite (-3,8 miliardi a maggio) e il valore delle azioni ne ha risentito, eccome. Si è passati dai picchi ai tonfi, dalle stelle (la quotazione aveva sfiorato i 155 dollari ad azione in primavera) alle stalle (oggi si scambia a poco meno di 82 dollari). Un altro colosso che zoppica, incredibilmente, è Google. La società che edita il motore di ricerca più cliccato al mondo, cioè Alphabet, ha perso in un anno un terzo del suo valore. Le azioni oggi si scambiano a poco più di 85 dollari ma un anno fa ne valevano più di 130. Piangono i suoi fondatori, Sergey Brin e Larry Page che hanno visto finire in fumo 45 miliardi a testa. Male, malissimo, anche Microsoft. Le perdite hanno assottigliato il patrimonio di Bill Gates di 28 miliardi di dollari.

 

Il volo del Dragone

 

Se la Silicon Valley piange, Pechino si frega le mani. La lunga corsa di Tik Tok non conosce ostacoli. Ha costretto i social già affermati a giocare in difesa, a rincorrere sul piano tecnologico e a accampare ostacoli su quello politico. Secondo i dati ufficiali, l’industria cinese del software ha guadagnato, nei primi undici mesi del 2022, ben 9,47 milioni di yuan. Una somma che equivale a 1,36 trilioni di dollari. L’aumento percentuale è del 6,9% mentre i servizi informatici sono saliti del 10,8%. Ma non va benissimo per tutti, sotto il mantello digitale del Dragone. Changpeng Zhao, fondatore di Binance, società attiva nel campo dei token e delle crypto, ha perso 80 miliardi di dollari. E’ stato trascinato nel vortice del crollo del settore delle criptovalute a causa dello scandalo finanziario legato a Sam Bankman Fried e alla sua gestione “allegra” di Ftx, il colosso che ha mandato in fumo miliardi di capitalizzazione in Usa.

La Borsa di Londra è stata ritenuta, negli ultimi anni, quasi alla stregua di un reperto di archeologia finanziaria. Sul listino inglese, infatti, sono quotati pochi titoli tech mentre, invece, a Paternoster Square ce ne sono moltissimi legati alle materie prime. Sembrava un azzardo, legato a una concezione passatista e arcaica dell’economia. Un retaggio del passato, un capitalismo ancorato alla tradizione che non voleva imparare la lezione, tra gli altri, di Yuval Noah Harari, secondo cui si va sempre più verso un’economia in cui sono le competenze a fare la differenza, più che i giacimenti di gas o le distese di grano. Qualcosa di suggestivo, insomma, ma da superare, per quanto Old England. Così come le bombette, l’ombrello nero e il poppy all’occhiello. Eppure, la Borsa di Londra è stata l’unica a chiudere il 2022 in attivo mentre, per l’intero Vecchio Continente è stata una catastrofe. Che diventa ancora più grave se si pensa che, dall’altra parte dell’Oceano, il Nasdaq, il listino più hi tech che c’è, ha perduto un terzo del suo valore nel giro di un solo anno. Ipotizzare, però, che il digitale sia moribondo sarebbe inerpicarsi lungo i sentieri delle fantasie più bizzarre. Hanno perso miliardi, si stanno ridimensionando ma gli Over the Top continuano a dominare il mondo e lo faranno per moltissimi anni ancora.

 

Provaci ancora, Elon

 

Bloomberg riferisce che Elon Musk è stato, dopo Jeff Bezos, il secondo uomo al mondo a conquistarsi un patrimonio da duecento miliardi di dollari. È solo suo, però, il primato di chi sia riusciti a perderne altrettanti. Il crollo verticale delle azioni di Tesla ha travolto il tycoon di origini sudafricane. Che si era posto obiettivi troppo alti, che il mercato ha provveduto a ridimensionare. La beffa, infatti, sta nei numeri. Tesla, tutto sommato, va bene e ha generato ben nove miliardi di dollari di utili. Non abbastanza per gli ambiziosi piani di Elon che, invece, puntava ad aumentare fatturato e utili del 50%. Non aveva fatto i conti con alcune variabili, Musk. In particolare, con la concorrenza aumentata nel settore delle auto elettriche di lusso e con l’inaccessibilità ai suoi prodotti per gran parte del pubblico mondiale, impoverito dal combinato disposto delle conseguenze delle crisi del Covid, dell’energia e dell’inflazione. I dati non mentono: il 5 dicembre, un’azione Tesla valeva più di 175 euro, oggi non supera i 109 euro. In mezzo, il tonfo del 28 dicembre scorso quando la quotazione era precipitata a 103 euro. In più che Twitter che si starebbe rivelando, per Musk, più una perdita di denaro e reputazione che un affare. Tuttavia, con 130 miliardi di patrimonio, Elon rimane l’uomo più ricco degli States.

 

L’anno nero di Zuckerberg

 

Dicono i saggi che da un grande potere derivino altrettanto grandi responsabilità. Che il confine tra il genio e il fallimento sia più labile di quanto ci si possa immaginare. Mark Zuckerberg, patron della galassia Meta (Facebook, Instagram s’è messo in testa che il Metaverso fosse il futuro non solo dei social ma dell’intera umanità. E, nella ricerca spasmodica del “santo graal” ha perduto decine di miliardi di dollari. Il valore delle azioni di Meta, giusto un anno fa, venivano scambiate a poco più di 300 euro. In un anno, il loro valore s’è quasi dimezzato, raggiungendo, adesso, i 119 dollari. A ottobre scorso, il tracollo era stato drammatico e gli stocks di Meta venivano letteralmente svenduti a 100 euro. Secondo Les Echos, Zuckerberg è sceso di colpo al 25esimo posto della classifica degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio personale assottigliatosi a “soli” 45 miliardi, con una perdita netta da 80 miliardi. Tra le ultime grane capitate all’ex enfant prodige che s’è inventato dal nulla un fenomeno planetario come Facebook, una stangata super da 276 miliardi comminatagli dalla Commissione irlandese per la protezione dei dati a causa della mancata difesa della privacy (e dei numeri di telefono) di mezzo milione di utenti. S’è parlato persino di dimissioni per Mark. Smentite categoricamente, finora.

 

Gli (ex) intoccabili

 

Non se la passa benissimo nemmeno Jeff Bezos, il “papà” del colosso mondiale dell’e-commerce di Amazon. Sembrano lontanissimi i tempi in cui volava nello spazio, fatto interpretato da molti come un’esibizione muscolare di denaro e potere. Forte e inattaccabile, come la sua creatura, destinata a trovare nel cosmo un nuovo orizzonte. Eppure, anche per Bezos e Amazon, il 2022 è stato un anno nerissimo. Per la prima volta nella sua storia recente, il gigante ha incespicato nelle perdite (-3,8 miliardi a maggio) e il valore delle azioni ne ha risentito, eccome. Si è passati dai picchi ai tonfi, dalle stelle (la quotazione aveva sfiorato i 155 dollari ad azione in primavera) alle stalle (oggi si scambia a poco meno di 82 dollari). Un altro colosso che zoppica, incredibilmente, è Google. La società che edita il motore di ricerca più cliccato al mondo, cioè Alphabet, ha perso in un anno un terzo del suo valore. Le azioni oggi si scambiano a poco più di 85 dollari ma un anno fa ne valevano più di 130. Piangono i suoi fondatori, Sergey Brin e Larry Page che hanno visto finire in fumo 45 miliardi a testa. Male, malissimo, anche Microsoft. Le perdite hanno assottigliato il patrimonio di Bill Gates di 28 miliardi di dollari.

 

Il volo del Dragone

 

Se la Silicon Valley piange, Pechino si frega le mani. La lunga corsa di Tik Tok non conosce ostacoli. Ha costretto i social già affermati a giocare in difesa, a rincorrere sul piano tecnologico e a accampare ostacoli su quello politico. Secondo i dati ufficiali, l’industria cinese del software ha guadagnato, nei primi undici mesi del 2022, ben 9,47 milioni di yuan. Una somma che equivale a 1,36 trilioni di dollari. L’aumento percentuale è del 6,9% mentre i servizi informatici sono saliti del 10,8%. Ma non va benissimo per tutti, sotto il mantello digitale del Dragone. Changpeng Zhao, fondatore di Binance, società attiva nel campo dei token e delle crypto, ha perso 80 miliardi di dollari. E’ stato trascinato nel vortice del crollo del settore delle criptovalute a causa dello scandalo finanziario legato a Sam Bankman Fried e alla sua gestione “allegra” di Ftx, il colosso che ha mandato in fumo miliardi di capitalizzazione in Usa.

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