Eni, Descalzi: “Autonomi dal gas russo entro il 2024”

L’accordo siglato con l’algerina Sonatrach è solo l’ultimo della serie, l’Eni è al lavoro con il governo italiano per cercare alternative alle forniture russe di gas. Avanti di questo passo, il nostro Paese riuscirà ad essere indipendente nell’inverno 2024. La previsione è dell’ad di Eni, Claudio Descalzi, che in un’intervista al Corriere della Sera interviene sull’argomento del giorno, il tetto al prezzo del gas che l’Europa ha deciso di imporre per evitare l’andamento volatile dei costi. “Una misura che potrebbe aiutare – concede Descalzi -, se ben studiata e architettata ma dovrebbe essere temporanea. Questo ci permetterebbe di riempire più velocemente gli stoccaggi oltre che calmierare i prezzi”.

Il “price cap” giusto ma a tempo, dunque, per rispondere ad una situazione di emergenza ed evitare ulteriori manovre speculative. “Ad una situazione eccezionale – sottolinea l’ad – si deve rispondere con misure eccezionali, intervenendo a monte dove si realizzano ingiustificati super profitti. Altrimenti il rischio è distruggere il mercato”.

La sfida per l’indipendenza energetica è un cammino lungo e arduo, nel quale l’Eni ha scelto di essere al fianco del governo italiano puntando sulla leadership tecnologica: “Ci siamo adoperati per accelerare la produzione delle ingenti risorse di gas che abbiamo scoperto negli ultimi anni, dirottandole verso l’Europa e verso l’Italia. Tutto questo ci consentirà di sostituire interamente il gas russo nell’inverno 2024-2025”.

L’Italia è però parte del continente europeo e per il numero uno di Eni non si può immaginare una strategia che isoli i singoli Paesi. Occorre ragionare in chiave collettiva, anche perché “l’Europa è forse il mercato più grande del mondo. Ma non ha risorse proprie. Chi le ha? L’Africa, anch’essa un continente fatto di Stati che stanno seguendo in parte la via dell’unione. Ma non riesce ad avere l’energia necessaria allo sviluppo perché non dispone di infrastruttura e tecnologia. Che invece l’Europa può darle”.

E in Africa, dove è presente da decenni, l’Eni ha scelto una strategia di approccio che tenga conto anche delle esigenze del territorio. “Vogliamo avere rapporti consolidati con le popolazioni al di là della politica del momento – spiega Descalzi -. Le nostre scoperte di giacimenti in Egitto, Libia, Algeria, Ghana, Nigeria, Congo sono state condivise. Le risorse rimangono in buona parte dove sono state scoperte. Non solo. Ci siamo preoccupati di fornire infrastrutture e tecnologie per garantire lo sviluppo di quei Paesi. Un solo esempio: in Libia l’80% del gas scoperto resta nel Paese. È un messaggio che l’Europa dovrebbe fare suo pensando soprattutto all’Africa”.

L’accordo siglato con l’algerina Sonatrach è solo l’ultimo della serie, l’Eni è al lavoro con il governo italiano per cercare alternative alle forniture russe di gas. Avanti di questo passo, il nostro Paese riuscirà ad essere indipendente nell’inverno 2024. La previsione è dell’ad di Eni, Claudio Descalzi, che in un’intervista al Corriere della Sera interviene sull’argomento del giorno, il tetto al prezzo del gas che l’Europa ha deciso di imporre per evitare l’andamento volatile dei costi. “Una misura che potrebbe aiutare – concede Descalzi -, se ben studiata e architettata ma dovrebbe essere temporanea. Questo ci permetterebbe di riempire più velocemente gli stoccaggi oltre che calmierare i prezzi”.

Il “price cap” giusto ma a tempo, dunque, per rispondere ad una situazione di emergenza ed evitare ulteriori manovre speculative. “Ad una situazione eccezionale – sottolinea l’ad – si deve rispondere con misure eccezionali, intervenendo a monte dove si realizzano ingiustificati super profitti. Altrimenti il rischio è distruggere il mercato”.

La sfida per l’indipendenza energetica è un cammino lungo e arduo, nel quale l’Eni ha scelto di essere al fianco del governo italiano puntando sulla leadership tecnologica: “Ci siamo adoperati per accelerare la produzione delle ingenti risorse di gas che abbiamo scoperto negli ultimi anni, dirottandole verso l’Europa e verso l’Italia. Tutto questo ci consentirà di sostituire interamente il gas russo nell’inverno 2024-2025”.

L’Italia è però parte del continente europeo e per il numero uno di Eni non si può immaginare una strategia che isoli i singoli Paesi. Occorre ragionare in chiave collettiva, anche perché “l’Europa è forse il mercato più grande del mondo. Ma non ha risorse proprie. Chi le ha? L’Africa, anch’essa un continente fatto di Stati che stanno seguendo in parte la via dell’unione. Ma non riesce ad avere l’energia necessaria allo sviluppo perché non dispone di infrastruttura e tecnologia. Che invece l’Europa può darle”.

E in Africa, dove è presente da decenni, l’Eni ha scelto una strategia di approccio che tenga conto anche delle esigenze del territorio. “Vogliamo avere rapporti consolidati con le popolazioni al di là della politica del momento – spiega Descalzi -. Le nostre scoperte di giacimenti in Egitto, Libia, Algeria, Ghana, Nigeria, Congo sono state condivise. Le risorse rimangono in buona parte dove sono state scoperte. Non solo. Ci siamo preoccupati di fornire infrastrutture e tecnologie per garantire lo sviluppo di quei Paesi. Un solo esempio: in Libia l’80% del gas scoperto resta nel Paese. È un messaggio che l’Europa dovrebbe fare suo pensando soprattutto all’Africa”.

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