Europa in disordine

Inutile girarci attorno: siamo all’economia di guerra. La Germania lo ha capito prima degli altri, in Europa, e perciò il governo tedesco guidato dal socialdemocratico Olaf Scholtz ha proceduto alla nazionalizzazione di Uniper, il maggiore importatore di gas operante in terra teutonica. Non un’operazione banale, non solo dal punto di vista politico ma anche sotto il profilo economico dal momento che l’accordo sarà concluso sulla base della cessione delle azioni a 1,7 euro ciascuna e sarà accompagnato da un aumento di capitale sociale pari a circa 8 miliardi di euro. Insomma, il governo tedesco acquisterà la proprietà del 99 per cento del capitale sociale dell’azienda. L’ingresso del governo si accompagna al disimpegno del socio di maggioranza, i finlandesi della compagnia dell’energia statale Fortum, che hanno affermato la loro volontà di cedere quote azionarie allo Stato Federale, di ritirarsi in buon ordine e di “disinvestire” del tutto da Uniper. La società, allo stato attuale, perde circa 100 milioni al giorno. Colpa dei rincari del gas e del fatto che la stessa, con la sottoscrizione di contratti pluriennali, si è impegnata a fornire energia ai consumatori a prezzo bloccato. L’obiettivo del governo federale tedesco, dunque, è duplice: garantire la tenuta dell’azienda e, allo stesso tempo, continuare fornire a costo fisso l’energia ai cittadini facendo in modo che Uniper rispetti gli accordi già stilati prima che esplodesse la crisi energetica legata al conflitto tra Russia e Ucraina. Tuttavia si crea un precedente. O, forse, si viene a sollevare l’ennesimo cortocircuito europeo. Lo ha fatto notare il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Del Mastro che ha dichiarato: “La Germania nazionalizza il gigante del gas Uniper. È salvataggio di Stato? È libero mercato?”. Dunque ha incalzato: “Perché noi dobbiamo strozzare le nostre imprese con la Bolkestein? Perché per ogni intervento di Stato italiano dobbiamo passare sotto le forche caudine della Commissione Europea?”. L’esponente di Fdi ha dunque chiosato, non senza polemica: “Sembra sempre una Europa di due pesi e due misure, a meno di scomodare un mistero di fede o l’imperscrutabilità dei disegni dalla Commissione europea. L’argomento sembrerebbe più teologico che politico. Noi scomoderemo quelli politici e chiederemo pari dignità nella difesa dell’economia nazionale”.

Insomma ognuno fa da sé nel momento più grave della storia recente dell’Unione Europea. In fondo, la Germania non è nemmeno il primo Stato a nazionalizzare dal momento che, prima di Uniper, la Francia aveva proceduto a nazionalizzare Élétricité de France e, a luglio, il governo s’è impegnato ad acquisire il 16% del capitale di proprietà dei privati (l’84% era già in mano pubblica) insieme al 60% dei bond convertibili emessi dalla stessa Edf. Mentre i commissari comunitari studiano, anche l’Olanda inizia a immaginare un piano per far fronte agli aumenti. L’inflazione nei Paesi Bassi è ormai salita al 12% e perciò il governo ha approntato una strategia da 18 miliardi di euro per evitare che un milione di persone finiscano nel baratro della povertà. I tempi della burocrazia Ue non riescono a stare al passo della crisi, sempre più grave, e gli Stati sono costretti a far da sé. Solo l’Italia, presa com’è dalle elezioni e dalla concione social tra i partiti, sembra attendere che da Bruxelles finalmente si smuova qualcosa e si cominci a fare sul serio. Draghi è tornato a chiedere price cap su scala Ue ma, per il momento, ognuno sembra pensar per sé.

Inutile girarci attorno: siamo all’economia di guerra. La Germania lo ha capito prima degli altri, in Europa, e perciò il governo tedesco guidato dal socialdemocratico Olaf Scholtz ha proceduto alla nazionalizzazione di Uniper, il maggiore importatore di gas operante in terra teutonica. Non un’operazione banale, non solo dal punto di vista politico ma anche sotto il profilo economico dal momento che l’accordo sarà concluso sulla base della cessione delle azioni a 1,7 euro ciascuna e sarà accompagnato da un aumento di capitale sociale pari a circa 8 miliardi di euro. Insomma, il governo tedesco acquisterà la proprietà del 99 per cento del capitale sociale dell’azienda. L’ingresso del governo si accompagna al disimpegno del socio di maggioranza, i finlandesi della compagnia dell’energia statale Fortum, che hanno affermato la loro volontà di cedere quote azionarie allo Stato Federale, di ritirarsi in buon ordine e di “disinvestire” del tutto da Uniper. La società, allo stato attuale, perde circa 100 milioni al giorno. Colpa dei rincari del gas e del fatto che la stessa, con la sottoscrizione di contratti pluriennali, si è impegnata a fornire energia ai consumatori a prezzo bloccato. L’obiettivo del governo federale tedesco, dunque, è duplice: garantire la tenuta dell’azienda e, allo stesso tempo, continuare fornire a costo fisso l’energia ai cittadini facendo in modo che Uniper rispetti gli accordi già stilati prima che esplodesse la crisi energetica legata al conflitto tra Russia e Ucraina. Tuttavia si crea un precedente. O, forse, si viene a sollevare l’ennesimo cortocircuito europeo. Lo ha fatto notare il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Del Mastro che ha dichiarato: “La Germania nazionalizza il gigante del gas Uniper. È salvataggio di Stato? È libero mercato?”. Dunque ha incalzato: “Perché noi dobbiamo strozzare le nostre imprese con la Bolkestein? Perché per ogni intervento di Stato italiano dobbiamo passare sotto le forche caudine della Commissione Europea?”. L’esponente di Fdi ha dunque chiosato, non senza polemica: “Sembra sempre una Europa di due pesi e due misure, a meno di scomodare un mistero di fede o l’imperscrutabilità dei disegni dalla Commissione europea. L’argomento sembrerebbe più teologico che politico. Noi scomoderemo quelli politici e chiederemo pari dignità nella difesa dell’economia nazionale”.

Insomma ognuno fa da sé nel momento più grave della storia recente dell’Unione Europea. In fondo, la Germania non è nemmeno il primo Stato a nazionalizzare dal momento che, prima di Uniper, la Francia aveva proceduto a nazionalizzare Élétricité de France e, a luglio, il governo s’è impegnato ad acquisire il 16% del capitale di proprietà dei privati (l’84% era già in mano pubblica) insieme al 60% dei bond convertibili emessi dalla stessa Edf. Mentre i commissari comunitari studiano, anche l’Olanda inizia a immaginare un piano per far fronte agli aumenti. L’inflazione nei Paesi Bassi è ormai salita al 12% e perciò il governo ha approntato una strategia da 18 miliardi di euro per evitare che un milione di persone finiscano nel baratro della povertà. I tempi della burocrazia Ue non riescono a stare al passo della crisi, sempre più grave, e gli Stati sono costretti a far da sé. Solo l’Italia, presa com’è dalle elezioni e dalla concione social tra i partiti, sembra attendere che da Bruxelles finalmente si smuova qualcosa e si cominci a fare sul serio. Draghi è tornato a chiedere price cap su scala Ue ma, per il momento, ognuno sembra pensar per sé.

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