Logistica all’ultima Zes, Folgori: “Adesso va estesa”
Intervista a Enrico Folgori (Feoli): "Dall'Europa una visione carente, ecco perché siamo indietro"
Zes per tutti, anche per evitare squilibri tra i territori. E l’Ue farebbe meglio a chiarirsi un po’ le idee. Il 2026 si apre all’insegna delle sfide per la logistica. Un comparto il cui peso, economico e strategico, diventa sempre più importante per il Sistema Paese. A L’identità, fa il punto della situazione Enrico Folgori, presidente Feoli, la federazione europea degli operatori per la logistica integrata.
Presidente Folgori, che anno è stato per la logistica?
“Un anno sicuramente positivo, il comparto sta crescendo rapidamente e tutti gli indicatori economici lo dimostrano. E questo nonostante le crisi che negli ultimi cinque anni si sono sviluppate a causa del Covid e della guerra. Paradossalmente, proprio il Covid ha dato una spinta al settore con lo sviluppo dell’e-commerce”.
La premier Meloni punta forte sulla Zes e ha annunciato di voler estendere il modello. Forse a tutto il Paese. Che idea vi siete fatti dello strumento e cosa ne pensa il comparto su un’eventuale applicazione estesa all’Italia intera?
“Come Feoli abbiamo subito condiviso la presa di posizioni di alcuni parlamentari per l’estensione della Zes Unica per il Mezzogiorno ad aree più ampie del Paese e finalmente il governo sta ascoltando le istanze di migliaia di imprenditori. Ciò per evitare evidenti squilibri. L’estensione della Zona Economica Speciale Unica, infatti, consentirà al contempo di sostenere imprese e sviluppo economico e di non creare disparità di trattamento tra territori confinanti. Penso, ad esempio, al Basso Lazio, che, senza Zes, rischia di essere notevolmente sfavorito rispetto alla Campania. E questo nonostante l’istituzione della Zls. Le Zes, infatti, rappresentano un tentativo concreto per facilitare gli investimenti in zone economicamente fragili e svantaggiate, attraverso un modello che si fonda su un iter semplificato e permette alle aziende di ottenere il via libera per avviare la realizzazione degli opifici o investimenti in macchinari in tempi brevi. A rilasciare tutte le autorizzazioni è una conferenza dei servizi avviata, condotta e conclusa da un soggetto unico, che è il coordinatore della struttura. Un sistema del genere esteso a tutta Italia può essere in grado di sostenere in modo efficace il nostro sistema produttivo, grazie ai 4 miliardi per il triennio 2026-2028 stanziato in Manovra con la predisposizione di un credito d’imposta nella Zes unica con riferimento agli investimenti realizzati dal primo gennaio 2026 al 15 novembre 2028 e che per il solo 2026 sarà di 2,3 miliardi. La Zes è stata già estesa a Umbria e Marche, ora il governo proceda, come pare essere nelle sue intenzioni, a estenderla alle altre Regioni, a partire dal Lazio”.
Alcuni dei grandi temi che impattano sul comparto derivano, chiaramente, dalle politiche Ue. Nei mesi scorsi si parlava di una sorta di “obbligo” elettrico per i camion e i tir, intanto è arrivata l’estensione per l’immatricolazione oltre il 2035 dei veicoli a motore termico. Quale è lo scenario per gli operatori?
“Noto un po’ di confusione. Dall’Europa arriva l’ennesima dimostrazione della carenza di una visione su trasporti e infrastrutture. La decisione di facilitare la circolazione trans frontaliera ai megatir divide imprese di trasporto e imprese del cargo ferroviario e lascia perplessi i governi degli Stati membri, a partire da quello italiano, che temono per le ripercussioni di una decisione simile per la sicurezza stradale e le reti infrastrutturali. L’Europa che dichiara guerra ai motori termici e ai diesel poi vuole aumentare il trasporto su gomma per l’evidente carenza di infrastrutture. Un paradosso che fa capire perché il Vecchio Continente stia vivendo una evidente crisi di competitività. Se da un lato il trasporto su gomma è ineliminabile, dall’altro lato è necessario investire sullo sviluppo di porti, interporti, infrastrutture, per lasciare il trasporto su gomma ai mercati interni e all’ultimo miglio, senza attuare politiche che penalizzino le aziende, come l’assurda guerra ai motori diesel e ai propulsori termici senza una seria politica industriale che favorisca riconversione green e competitività dell’automotive europeo. L’aumento delle accise sul carburante diesel e politiche che obbligano alla riconversione elettrica senza adeguati sostegni economici e sgravi fiscali, rischiano di mettere in ginocchio le imprese del settore, che oggi danno lavoro a migliaia di operatori specializzati”.
Allo stesso tempo la Commissione sta lavorando sulla vicenda dei cosiddetti megatir per agevolare i collegamenti transfrontalieri. Che impatto potrà avere questa decisione per l’Europa e per l’Italia in particolare?
“Il trasporto su gomma, come ho detto, è ineliminabile, soprattutto per quanto riguarda i tragitti brevi e medi e, ovviamente, il trasporto ultimo miglio. Una decisione del genere potrebbe compromettere la sicurezza stradale e avere ripercussioni negative sulle reti infrastrutturali, su cui invece non si investe mai abbastanza”.
Si parla da anni di una rinascita della logistica e dell’importanza che avrà per l’Italia del futuro, che sarà ponte centrale tra l’Europa e l’Africa e Medio Oriente in termini commerciali con il ritorno al “centro” del Mediterraneo. A che punto siamo? È questo uno scenario davvero percorribile per il Paese e per il comparto?
“Questo governo sta dando nuova centralità al Paese in ambito mediterraneo. Ma a livello europeo siamo indietro. Oggi le merci arrivano a Rotterdam e da lì vengono smaltite nel Continente. Invece l’Italia potrebbe essere attrattiva come Hub per tutta l’Europea mediterranea, potenziando Genova, Civitavecchia, Napoli, Taranto e realizzando interporti e strutture di collegamento. Su questo bisogna avere una visione chiara e mi sembra che da Governo e ministero stiano arrivando segnali importanti. Ma ora è necessario trasformare questi segnali in opere, guardando alla luna e non al dito che la indica, come sta avvenendo per il Ponte sullo Stretto”.
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