Franco Cotana, Amministratore Delegato di RSE: la ricerca è il vero motore della transizione
“Non può esserci una trasformazione immediata dal sistema tradizionale, basato sui combustibili fossili, a un sistema molto più evoluto, come quello rappresentato dalla fusione nucleare.”
Franco Cotana, Amministratore Delegato di RSE, Ricerca sul Sistema Energetico, Professore ordinario di Fisica Tecnica Industriale all’Università di Perugia, è uno scienziato di fama internazionale e figura centrale nella transizione energetica italiana. Coordina progetti strategici per la decarbonizzazione come lo sviluppo della Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile.
Come viene gestita la potenziale dicotomia tra gli investimenti in tecnologie a lungo termine come la fusione nucleare e l’urgenza di attuare soluzioni di bioeconomia a breve?
“L’apparente dicotomia rappresenta una normale evoluzione della transizione energetica e ambientale del sistema produttivo, dei trasporti e, in generale, del nostro sistema economico. Non può esserci una trasformazione immediata dal sistema tradizionale, basato sui combustibili fossili, a un sistema molto più evoluto, come quello rappresentato dalla fusione nucleare. Servono investimenti adeguati anche in un’ottica di lungo periodo, perché è dalla ricerca che dipenderà il nostro futuro. RSE ha scelto di partecipare allo sviluppo di questa tecnologia per non lasciare nulla di intentato.
I biocarburanti stanno vivendo una nuova primavera, anche grazie alla revisione del Green Deal e a un possibile rinvio della scadenza del 2035 per il motore a combustione interna. La catena del valore dei trasporti basati su combustibili tradizionali può essere migliorata dal punto di vista ambientale attraverso l’uso dei biocarburanti, in primis il biometano, che può essere prodotto in quantità maggiori rispetto a oggi sia dalla parte organica dei rifiuti, sia dai terreni marginali”.
Dato l’enorme fabbisogno energetico dei futuri data center basati sull’IA e considerando che RSE si occupa di resilienza di rete, come viene valutata la possibilità che l’accelerazione dell’elettrificazione e un importante uso dell’IA possano aumentare il rischio di attacchi informatici mirati?
“RSE sta lavorando su questo tema, in continuità con la propria tradizione sulle smart grid. L’aumento consistente dell’elettrificazione comporta non solo un incremento dei punti di generazione, ma anche la diffusione dei sistemi di accumulo, sia elettrochimici sia più tradizionali, come il pompaggio o l’accumulo termico. Questa crescente complessità richiede strumenti sofisticati di gestione.
In questo scenario, la vulnerabilità della rete può diventare critica in caso di attacchi cibernetici. Per questo RSE sta sviluppando una propria intelligenza artificiale, progettata internamente e indipendente da provider esterni. Questo approccio consente di gestire i dati in modo sicuro, basandosi sull’enorme patrimonio di risultati e dataset sviluppati negli anni, evitando il ricorso a cloud esterni in cui tali dati potrebbero essere esposti.
L’obiettivo è disporre di un digital twin della rete reale, che consenta di verificarne robustezza e resilienza agli attacchi informatici. Questa è la direzione di sviluppo prevista da RSE per i prossimi anni”.
Durante la COP 30 di Belém, RSE ha evidenziato progressi significativi nella fusione nucleare e nella filiera dell’idrogeno: quali sono i risultati più rilevanti e come possono accelerare la decarbonizzazione?
“A Belém abbiamo presentato i progressi nella produzione, nello stoccaggio, nella distribuzione e nell’utilizzo dell’idrogeno, che sarà il vettore del 2050. L’idrogeno è anche il combustibile dei reattori a fusione nucleare. Si è parlato, in particolare, della fusione a confinamento inerziale, la grande novità degli ultimi tre anni. Il progresso è evidente. Dal 2022–2023 il fattore Q (rapporto tra energia prodotta ed energia spesa) è passato da circa 2 a valori superiori a 4, con un guadagno netto di energia.
A differenza dei progetti su larga scala come ITER a Cadarache, che richiedono anni per assemblare un’enorme macchina toroidale prima del primo esperimento, o delle soluzioni più compatte viste recentemente a Boston con il Commonwealth Fusion Systems, la fusione laser consente progressi incrementali più rapidi. Grazie agli accordi internazionali con realtà come Blue Laser Fusion, il CNR-INO e partner in Germania e in Italia, stiamo contribuendo allo sviluppo di una vera alleanza su questa tecnologia”.
La conferenza in Amazzonia ha sottolineato il ruolo cruciale delle comunità locali e della conservazione delle foreste. Come i progetti di RSE possono integrare sostenibilità ambientale e sociale in contesti critici come l’Amazzonia?
“A Belém abbiamo avuto incontri con comunità locali e approfondito quanto siano importanti non solo la conservazione ma anche la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici. La deforestazione è un problema serio in Amazzonia, mentre in Europa e in Italia le foreste stanno crescendo dello 0,7–0,8% l’anno grazie all’inselvatichimento dei terreni abbandonati.
Le ricerche di RSE perseguono vari obiettivi, tra cui la prevenzione degli incendi, che rappresentano il pericolo maggiore per i boschi, la silvicoltura per ottimizzare l’assorbimento di CO₂ attraverso pratiche come i tagli programmati nelle foreste non vetuste.
Coltivare e gestire le foreste è essenziale. In questo le comunità locali hanno un ruolo cruciale e vanno supportate nella valorizzazione delle attività di conservazione, manutenzione e gestione sostenibile delle foreste, anche per la mitigazione dello spopolamento delle aree interne”.
Con i recenti sviluppi sui digital twin per lo sviluppo urbano e ambientale, si sta creando un ponte tra mondo fisico e rappresentazione digitale. Il digitale può davvero prevalere sulla complessità del reale?
“Il digitale non può prevalere, ma può sicuramente aiutare a gestire, prevenire e migliorare la complessità del reale. Un digital twin del mondo reale fornisce una rappresentazione quanto più fedele possibile, che permette di simulare gli effetti delle azioni umane e tecnologiche. È uno strumento formidabile. Per prevenire, occorre poter prevedere.
La capacità crescente di calcolo, di memoria e di modellazione permette livelli di accuratezza molto elevati. Questo tipo di simulazione potrà aiutare a migliorare la conservazione degli ecosistemi, prevenire l’estinzione di specie e comprendere l’evoluzione dei sistemi complessi. Il mondo digitale sarà dunque di grande supporto alla ricerca nel prossimo futuro”.
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