Freccero: “L’Italia ha vissuto la censura anche la Tv è cambiata con la pandemia”

 

“Effetti dei vaccini, abbiamo assistito a una censura compatta che non lascia dubbi”. A dirlo Carlo Freccero, autore, ex direttore Rai e tra i più importanti massmediologi italiani.
Il documentario sulle reazioni avverse che tutti devono vedere. A cosa fa riferimento?
Mi è capitato molte volte, in questi giorni, di vedere sui social locandine che parlano di incontri per presentare il documentario “Invisibili”, disseminati su tutto il territorio nazionale. È interessante che nuove forme di comunicazione basate sull’incontro diretto, prendano progressivamente il posto di un’informazione ufficiale che, in questi ultimi tre anni, ha sostituito la propaganda alla verità e all’esperienza.
Perché parla di propaganda sul Covid?
Non è una semplice illazione dato che, nel corso del tempo, sulle gazzette ufficiali, sono stati pubblicati i contributi stanziati dallo Stato per testate giornalistiche ed emittenti locali disposte a porsi al servizio della divulgazione dei dati pandemici e dei conseguenti provvedimenti di ordine sanitario. Tutto ciò potrebbe essere encomiabile se, contemporaneamente, fosse stato dato spazio anche alle obiezioni e ai problemi che la nuova profilassi ha generato. Abbiamo, invece, assistito in questi anni a una censura compatta, che non lasciava spazio ad alcun dubbio. È il caso del documentario Invisibili.
Come l’ultima pandemia ha cambiato la tv?
Con la pandemia, il lockdown e l’ansia diffusa per la paura del contagio, la televisione generalista ha colmato l’handicap nei confronti dei nuovi media che ne erodevano l’odius. Oggi questo recupero si è in parte ridimensionato, ma la tv mantiene saldamente il ruolo recuperato. Ciò è dovuto a mutamenti strutturali intervenuti. Prima di tutto da generalista, aperta a qualsiasi argomento possibile, la tv tradizionale si è trasformata in monotematica, in quanto tutta la programmazione ruota intorno alla pandemia. Prima che ci fosse la piena affermazione dei social e il dibattito si spostasse su internet, nella prima metà degli anni 90, la televisione ha avuto la funzione di spazio condiviso, di dibattito in cui i nuovi talkshow permettevano al paese un confronto e una critica al sistema e al potere. Anche oggi la tv generalista è ritornata a fungere da spazio condiviso in cui si esercita la vita sociale, cioè dovuto alla presenza di un palinsesto che sincronizza l’ascolto, mentre invece sui social i tempi di utilizzo sono soggettivi. Con la pandemia, la tv è ritornata a essere la piazza degli italiani, ma rappresenta una nuova forma di piazza: non la piazza della democrazia diretta, ma la piazza tradizionale dove le folle si accalcano sotto il balcone da cui le istituzioni dettano la linea da seguire passivamente.
Ha senso chiedere la censura in nome della cieca fiducia della scienza?
In questi tre anni di pandemia chi non poteva vantare titoli accademici ed esprimeva in pubblico dibattito dubbi e perplessità, è stato messo a tacere con l’argomento: “Tu non sei un virologo”. Detto ciò, non può essere scientifico ciò che non può essere messo in dubbio e confutato. Nel caso della pandemia la scientificità dei vaccini risulta ancora più paradossale e legata a un vero e proprio atto di fede.
Che senso ha far esprimere solo i virologi abilitati su vaccini la cui composizione è ignota perché coperta da brevetto?
È paradossale. Che senso ha il consenso informato richiesto ai pazienti quando questi stessi pazienti dovevano firmare in assenza di qualsiasi informazione su ciò che stava per essere loro iniettato? L’ultimo paradosso riguarda proprio il documentario a cui faccio riferimento. Gli invisibili di cui si parla sono il contrario di quello che si vuole farci credere. Sono persone che per avere effetti avversi si sono vaccinate, quindi, che hanno avuto quella fiducia nella scienza, ma che nel momento del bisogno e della malattia sono state trattate come visionari, inattendibili, folli. È normale che un farmaco sperimentale registri effetti collaterali. La sperimentazione ha proprio lo scopo di valutare il rapporto rischi/benefici e di far emergere quegli effetti collaterali che andranno essere registrati nella scheda tecnica del farmaco. Ed allora la domanda è: perché questo muro di censura che arriva a smentire l’evidenza è che, se non riguardasse temi tragici come la morte, sarebbe assurdo sino al ridicolo?
Perché, a suo parere, non si può parlare di effetti collaterali, esprimere dubbi, registrare eventi avversi di tutta evidenza?
Sicuramente uno dei tasselli del problema è costituito dalla natura sperimentale dei vaccini. Contrariamente a quanto è stato detto, i vaccini non erano collaudati e sicuri. Al contrario sono stati immensi con un’autorizzazione di emergenza, condizionata a controlli periodici e successivi. Da qui la necessità di negare a ogni costo effetti avversi gravi che potrebbero avere come conseguenza il diniego della autorizzazione definitiva. L’assenza di effetti collaterali è stata ed è un postulato, così come la mancanza di cure esperibili per dare una giustificazione in chiave emergenziale. Per ammissione stessa di Fauci molti anni fa, un vaccino richiede una sperimentazione superiore al decennio perché effetti collaterali potrebbero rivelarsi anche successivamente.
“Invisibili” possiamo dire, che in una certa maniera, la coinvolge emotivamente…
Mi immedesimo nella vita dei danneggiati e dei sopravvissuti. Non posso fare a meno di provare empatia per chi è stato così duramente colpito. Poteva capitare a ciascuno di noi. Mi hanno segnato storie come quelle di Michele che afferma di essere stato una cavia, di Roberto, 26enne sul corpo di un novantenne, di Valentina, costretta a cambiare i suoi obiettivi di vita a causa dei vaccini o di Doiva, che racconta la morte del figlio diciottenne.

 

“Effetti dei vaccini, abbiamo assistito a una censura compatta che non lascia dubbi”. A dirlo Carlo Freccero, autore, ex direttore Rai e tra i più importanti massmediologi italiani.
Il documentario sulle reazioni avverse che tutti devono vedere. A cosa fa riferimento?
Mi è capitato molte volte, in questi giorni, di vedere sui social locandine che parlano di incontri per presentare il documentario “Invisibili”, disseminati su tutto il territorio nazionale. È interessante che nuove forme di comunicazione basate sull’incontro diretto, prendano progressivamente il posto di un’informazione ufficiale che, in questi ultimi tre anni, ha sostituito la propaganda alla verità e all’esperienza.
Perché parla di propaganda sul Covid?
Non è una semplice illazione dato che, nel corso del tempo, sulle gazzette ufficiali, sono stati pubblicati i contributi stanziati dallo Stato per testate giornalistiche ed emittenti locali disposte a porsi al servizio della divulgazione dei dati pandemici e dei conseguenti provvedimenti di ordine sanitario. Tutto ciò potrebbe essere encomiabile se, contemporaneamente, fosse stato dato spazio anche alle obiezioni e ai problemi che la nuova profilassi ha generato. Abbiamo, invece, assistito in questi anni a una censura compatta, che non lasciava spazio ad alcun dubbio. È il caso del documentario Invisibili.
Come l’ultima pandemia ha cambiato la tv?
Con la pandemia, il lockdown e l’ansia diffusa per la paura del contagio, la televisione generalista ha colmato l’handicap nei confronti dei nuovi media che ne erodevano l’odius. Oggi questo recupero si è in parte ridimensionato, ma la tv mantiene saldamente il ruolo recuperato. Ciò è dovuto a mutamenti strutturali intervenuti. Prima di tutto da generalista, aperta a qualsiasi argomento possibile, la tv tradizionale si è trasformata in monotematica, in quanto tutta la programmazione ruota intorno alla pandemia. Prima che ci fosse la piena affermazione dei social e il dibattito si spostasse su internet, nella prima metà degli anni 90, la televisione ha avuto la funzione di spazio condiviso, di dibattito in cui i nuovi talkshow permettevano al paese un confronto e una critica al sistema e al potere. Anche oggi la tv generalista è ritornata a fungere da spazio condiviso in cui si esercita la vita sociale, cioè dovuto alla presenza di un palinsesto che sincronizza l’ascolto, mentre invece sui social i tempi di utilizzo sono soggettivi. Con la pandemia, la tv è ritornata a essere la piazza degli italiani, ma rappresenta una nuova forma di piazza: non la piazza della democrazia diretta, ma la piazza tradizionale dove le folle si accalcano sotto il balcone da cui le istituzioni dettano la linea da seguire passivamente.
Ha senso chiedere la censura in nome della cieca fiducia della scienza?
In questi tre anni di pandemia chi non poteva vantare titoli accademici ed esprimeva in pubblico dibattito dubbi e perplessità, è stato messo a tacere con l’argomento: “Tu non sei un virologo”. Detto ciò, non può essere scientifico ciò che non può essere messo in dubbio e confutato. Nel caso della pandemia la scientificità dei vaccini risulta ancora più paradossale e legata a un vero e proprio atto di fede.
Che senso ha far esprimere solo i virologi abilitati su vaccini la cui composizione è ignota perché coperta da brevetto?
È paradossale. Che senso ha il consenso informato richiesto ai pazienti quando questi stessi pazienti dovevano firmare in assenza di qualsiasi informazione su ciò che stava per essere loro iniettato? L’ultimo paradosso riguarda proprio il documentario a cui faccio riferimento. Gli invisibili di cui si parla sono il contrario di quello che si vuole farci credere. Sono persone che per avere effetti avversi si sono vaccinate, quindi, che hanno avuto quella fiducia nella scienza, ma che nel momento del bisogno e della malattia sono state trattate come visionari, inattendibili, folli. È normale che un farmaco sperimentale registri effetti collaterali. La sperimentazione ha proprio lo scopo di valutare il rapporto rischi/benefici e di far emergere quegli effetti collaterali che andranno essere registrati nella scheda tecnica del farmaco. Ed allora la domanda è: perché questo muro di censura che arriva a smentire l’evidenza è che, se non riguardasse temi tragici come la morte, sarebbe assurdo sino al ridicolo?
Perché, a suo parere, non si può parlare di effetti collaterali, esprimere dubbi, registrare eventi avversi di tutta evidenza?
Sicuramente uno dei tasselli del problema è costituito dalla natura sperimentale dei vaccini. Contrariamente a quanto è stato detto, i vaccini non erano collaudati e sicuri. Al contrario sono stati immensi con un’autorizzazione di emergenza, condizionata a controlli periodici e successivi. Da qui la necessità di negare a ogni costo effetti avversi gravi che potrebbero avere come conseguenza il diniego della autorizzazione definitiva. L’assenza di effetti collaterali è stata ed è un postulato, così come la mancanza di cure esperibili per dare una giustificazione in chiave emergenziale. Per ammissione stessa di Fauci molti anni fa, un vaccino richiede una sperimentazione superiore al decennio perché effetti collaterali potrebbero rivelarsi anche successivamente.
“Invisibili” possiamo dire, che in una certa maniera, la coinvolge emotivamente…
Mi immedesimo nella vita dei danneggiati e dei sopravvissuti. Non posso fare a meno di provare empatia per chi è stato così duramente colpito. Poteva capitare a ciascuno di noi. Mi hanno segnato storie come quelle di Michele che afferma di essere stato una cavia, di Roberto, 26enne sul corpo di un novantenne, di Valentina, costretta a cambiare i suoi obiettivi di vita a causa dei vaccini o di Doiva, che racconta la morte del figlio diciottenne.
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli