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Ghalibaf, l’uomo nell’ombra che vuole fermare l’Apocalisse sull’Iran

La sua figura incarna il paradosso di questa guerra: un generale dei Pasdaran potrebbe diventare l'architetto della tregua più improbabile del secolo

di Angelo Vitale -

Mohammad Bagher Ghalibaf al centro della folla durante recenti funerali a Teheran


Mentre il mondo tratteneva il fiato per l’ultimatum di 48 ore lanciato da Donald Trump all’Iran, un nome è rimasto incollato ai radar delle cancellerie internazionali: Mohammad Bagher Ghalibaf. Chi è davvero l’attuale presidente del Parlamento iraniano e perché proprio lui è diventato il “canale segreto” indicato come capace di far vacillare i piani d’attacco del Pentagono?

Il pilota che parla ai radicali: una biografia di ferro

Nato nel 1961, Ghalibaf non è un burocrate. È un uomo che ha costruito il suo potere nel sangue e nel cemento:. Il suo passato, nei Pasdaran. Entrato giovanissimo nei Guardiani della Rivoluzione, è diventato comandante della Forza Aerea dell’Irgc. Non è solo un politico, è un generale che sa come volare – è un pilota provetto- e come combattere.

L’esperienza da “sindaco manager”. Per dodici anni ha guidato Teheran, trasformandola con infrastrutture moderne ma finendo spesso al centro di critiche per i suoi metodi sbrigativi e autoritari.

Un pragmatico conservatore. Ha corso quattro volte per la presidenza. Sebbene non l’abbia mai ottenuta, ha costruito una rete di potere trasversale che oggi lo rende l’unico in grado di dialogare con l’apparato militare senza essere tacciato di debolezza.

Il dietrofront di Trump: una vittoria tattica di Ghalibaf?

Il recente annuncio di Trump — che ha deciso di sospendere per 5 giorni i raid sulle centrali elettriche iraniane parlando di “colloqui costruttivi” — non è un segno di debolezza, ma la prova che la strategia di Ghalibaf ha funzionato.

Ma perché Ghalibaf smentisce pubblicamente i contatti?

La sua ritrosia non è paura, è sopravvivenza politica. In Iran, apparire come colui che “cede” al nemico americano è un suicidio. Ghalibaf sta giocando una partita doppia. Internamente, uUsa toni durissimi, minacciando la distruzione delle infrastrutture energetiche di tutto il Golfo Persico se l’Iran verrà toccato – la dottrina “occhio per occhio”-.

Esternamente, attraverso canali intermediari in Pakistan e Qatar, avrebbe fatto recapitare a Washington un piano in 15 punti. Quello pomposamente e in maniera intrigante accennato dallo stesso Trump.

L’obiettivo di Ghalibaf, non solo convincere Trump a rinunciare agli attacchi, ma dimostrare che esiste un’alternativa al caos totale.

Facendo balenare la possibilità di una riapertura controllata dello Stretto di Hormuz, ha dato a Trump la “via d’uscita onorevole” per evitare una guerra che farebbe schizzare il prezzo del petrolio alle stelle, danneggiando l’economia americana proprio ora.

Il monitoraggio degli analisti indipendenti: perché non lo perdono di vista

Le comunità open source intelligence seguono ogni suo movimento perché Ghalibaf è la “spia” dell’umore del regime. Quando lui smentisce su X, gli analisti non guardano alle sue parole, ma al timing. La sua smentita è arrivata pochi minuti dopo che i mercati hanno iniziato a reagire positivamente al dietrofront di Trump.

Ghalibaf sta cercando di stabilizzare l’economia iraniana senza perdere la faccia ideologica.

Il destino di un negoziatore necessario

Ghalibaf è l’uomo che l’Occidente osserva per capire se l’Iran imploderà o se troverà un nuovo equilibrio. La sua figura incarna il paradosso di questa guerra. Un generale dei Pasdaran potrebbe diventare l’architetto della tregua più improbabile del secolo.


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