Giordano Petri: l’Alzheimer e il viaggio dentro me stesso

All’ultima edizione dell’appena concluso Asti Film Festival è riuscito a conquistare l’ambito riconoscimento nella categoria “miglior attore” per la sua applaudita performance nel cortometraggio “La Giostra”. Giordano Petri, che nel suo curriculum vanta numerose esperienze legate al piccolo e grande schermo, si racconta a L’identità.
“La giostra” è il titolo del cortometraggio che ti vede protagonista…
Sì tratta di un progetto scritto da Simone Arrighi con la collaborazione di Vincenzo La Gioia e Roberto Ricci è un film che tratta la malattia dell’ Alzheimer, diretto dallo stesso Simone Arrighi che conosce bene la malattia che ha colpito sua madre da diverso tempo. Si tratta di un’opera autobiografica in cui interpreto il ruolo del figlio della mamma malata che non riconosce più il passato. La protagonista si ricorda solo dei piccoli flash che la riportano alla sua adolescenza. Ovviamente per la recitazione ho attinto al mio bagaglio personale, dai file archiviati nella mia anima, avendo conosciuto da vicino questo terribile male che colpì la mia adorata nonna Pina ed è stato un lungo lavoro, anche sofferto. Nel film cerco di trovare una familiarità nuova, cerco di convivere con la nuova mamma.
Quando mi è stato presentato e sottoposto il progetto, da subito ho dato la mia adesione senza tante esitazioni, avendolo ritenuto non soltanto coinvolgente dal punto di vista personale ma soprattutto necessario per raccontare e veicolare un tema così sofferto e sempre più quotidiano, attraverso il linguaggio cinematografico.
Grazie a questa interpretazione, all’ultima edizione dell’Asti Film Festival hai conquistato un premio come miglior attore…
In effetti mi sta regalando tantissime soddisfazioni. Sta circuitando in tantissimi festival nazionali e internazionali dove, con l’intera squadra tecnica e artistica, sta riscuotendo numerosi consensi e premi. L’ultimo è quello del miglior attore protagonista in un cortometraggio che mi è stato riconosciuto il 4 dicembre all’Asti International Film Festival diretto da Riccardo Costa. Un premio a cui sono particolarmente legato soprattutto per la grandezza e la profondità dei contenuti e dei temi sociali che da tanti anni affronta condivide e veicola sensibilizzando lo spettatore attraverso il linguaggio cinematografico. Rappresenta inoltre una duplice gioia: quella legata all’aspetto materiale e concreto del premio e quella dal punto di vista professionale come attestato al valore cui mi dedico da anni per raggiungere i miei traguardi lavorativi con grande professionalità, tenacia e sacrifici.
Il tuo curriculum è ricco e variegato. Di tutti i progetti a cui hai preso parte finora, ce n’è uno a cui sei particolarmente legato?
Indistintamente sono legato a tutti i lavori cui ho partecipato anche perché ho sempre cercato di trovare un punto di contatto con la mia esperienza di vita, per trovare una verità nei personaggi che dovevo interpretare… Sia nel cinema che nel teatro ho sempre cercato di mantenere una partecipazione attiva a quello che mi veniva richiesto mettendomi a nudo e diventare io stesso il mezzo con cui veicolare emozioni e sentimenti. Senza dubbio sono molto legato al personaggio di Isaak Bertolucci del film Per Sofia della regista Ilaria Paganelli perché è stato il mio primo film da protagonista e con cui ho partecipato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione “nuovi orizzonti” nel 2009 e che mi ha permesso di consacrarmi in altri film successivi.. Ma anche in teatro il ruolo di Armando nella Signora delle Camelie di Dumas con Monica Guerritore e diretto dal maestro Giancarlo Sepe mi ha permesso di perfezionare e prendere consapevolezza del palcoscenico e del mezzo teatrale. Tuttavia quello che contraddistingue tutti quanti i miei lavori è che mi ci sono sempre dedicato con grandissimo rispetto, serietà, professionalità e preparazione cercando di elevare ogni volta il valore della mia interpretazione.
Un regista da cui muori dalla voglia di essere diretto?
Sono tanti i registi con cui vorrei lavorare o colleghi con cui condividere un’esperienza di set. Mi piacerebbe molto confrontarmi con giovani registi e con il giovane cinema italiano che è in grandissimo fermento e sempre più ricco di storie e di contenuti.

All’ultima edizione dell’appena concluso Asti Film Festival è riuscito a conquistare l’ambito riconoscimento nella categoria “miglior attore” per la sua applaudita performance nel cortometraggio “La Giostra”. Giordano Petri, che nel suo curriculum vanta numerose esperienze legate al piccolo e grande schermo, si racconta a L’identità.
“La giostra” è il titolo del cortometraggio che ti vede protagonista…
Sì tratta di un progetto scritto da Simone Arrighi con la collaborazione di Vincenzo La Gioia e Roberto Ricci è un film che tratta la malattia dell’ Alzheimer, diretto dallo stesso Simone Arrighi che conosce bene la malattia che ha colpito sua madre da diverso tempo. Si tratta di un’opera autobiografica in cui interpreto il ruolo del figlio della mamma malata che non riconosce più il passato. La protagonista si ricorda solo dei piccoli flash che la riportano alla sua adolescenza. Ovviamente per la recitazione ho attinto al mio bagaglio personale, dai file archiviati nella mia anima, avendo conosciuto da vicino questo terribile male che colpì la mia adorata nonna Pina ed è stato un lungo lavoro, anche sofferto. Nel film cerco di trovare una familiarità nuova, cerco di convivere con la nuova mamma.
Quando mi è stato presentato e sottoposto il progetto, da subito ho dato la mia adesione senza tante esitazioni, avendolo ritenuto non soltanto coinvolgente dal punto di vista personale ma soprattutto necessario per raccontare e veicolare un tema così sofferto e sempre più quotidiano, attraverso il linguaggio cinematografico.
Grazie a questa interpretazione, all’ultima edizione dell’Asti Film Festival hai conquistato un premio come miglior attore…
In effetti mi sta regalando tantissime soddisfazioni. Sta circuitando in tantissimi festival nazionali e internazionali dove, con l’intera squadra tecnica e artistica, sta riscuotendo numerosi consensi e premi. L’ultimo è quello del miglior attore protagonista in un cortometraggio che mi è stato riconosciuto il 4 dicembre all’Asti International Film Festival diretto da Riccardo Costa. Un premio a cui sono particolarmente legato soprattutto per la grandezza e la profondità dei contenuti e dei temi sociali che da tanti anni affronta condivide e veicola sensibilizzando lo spettatore attraverso il linguaggio cinematografico. Rappresenta inoltre una duplice gioia: quella legata all’aspetto materiale e concreto del premio e quella dal punto di vista professionale come attestato al valore cui mi dedico da anni per raggiungere i miei traguardi lavorativi con grande professionalità, tenacia e sacrifici.
Il tuo curriculum è ricco e variegato. Di tutti i progetti a cui hai preso parte finora, ce n’è uno a cui sei particolarmente legato?
Indistintamente sono legato a tutti i lavori cui ho partecipato anche perché ho sempre cercato di trovare un punto di contatto con la mia esperienza di vita, per trovare una verità nei personaggi che dovevo interpretare… Sia nel cinema che nel teatro ho sempre cercato di mantenere una partecipazione attiva a quello che mi veniva richiesto mettendomi a nudo e diventare io stesso il mezzo con cui veicolare emozioni e sentimenti. Senza dubbio sono molto legato al personaggio di Isaak Bertolucci del film Per Sofia della regista Ilaria Paganelli perché è stato il mio primo film da protagonista e con cui ho partecipato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione “nuovi orizzonti” nel 2009 e che mi ha permesso di consacrarmi in altri film successivi.. Ma anche in teatro il ruolo di Armando nella Signora delle Camelie di Dumas con Monica Guerritore e diretto dal maestro Giancarlo Sepe mi ha permesso di perfezionare e prendere consapevolezza del palcoscenico e del mezzo teatrale. Tuttavia quello che contraddistingue tutti quanti i miei lavori è che mi ci sono sempre dedicato con grandissimo rispetto, serietà, professionalità e preparazione cercando di elevare ogni volta il valore della mia interpretazione.
Un regista da cui muori dalla voglia di essere diretto?
Sono tanti i registi con cui vorrei lavorare o colleghi con cui condividere un’esperienza di set. Mi piacerebbe molto confrontarmi con giovani registi e con il giovane cinema italiano che è in grandissimo fermento e sempre più ricco di storie e di contenuti.

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