Giustizia tributaria e giusto processo: ipotesi per una riforma

Coronavirus, La pensione

 

* di Giovambattista Palumbo

 

L’art. 111 della Costituzione, stabilisce, al comma 1, che «la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge» e, al comma 2, che «ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti ad un giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata». Tali disposizioni valgono per ogni tipo di processo e, quindi, anche per il processo tributario.

Ma cosa significa avere diritto ad un giusto processo? Significa, innanzitutto, avere diritto ad un giudice indipendente ed imparziale. Ma nella giustizia tributaria permane un difetto di fondo. La giurisdizione tributaria non è esercitata da magistrati di ruolo, nominati per concorso pubblico per esami. Un processo è infatti veramente tale solo se i suoi protagonisti – sia il giudice sia le parti – sono dei “professionisti” della materia, ad essa dedicati a tempo pieno.

Ci sono, comunque, anche tanti altri problemi ad affliggere la giustizia tributaria. E, se si calcolano tutti i procedimenti in giudizio, tali problemi valgono miliardi di euro.

I numeri su cui intervenire per una eventuale riforma della giustizia tributaria non sarebbero peraltro neppure rilevantissimi, laddove, ipotizzando giudici con impegno a tempo pieno, potrebbe probabilmente bastare, per esempio, anche una giustizia tributaria amministrata da poche centinaia di giudici onorari per le cause “bagatellari” – ancor meno se si prevedesse un giudice monocratico e limiti all’impugnabilità – e poche centinaia di giudici togati per le cause sopra “soglia”. La prima trasformazione legislativa che, in linea anche con gli altri ordinamenti europei, viene in mente è, dunque, quella dell’istituzione di un giudice professionale togato, specializzato e a tempo pieno, affiancato da un giudice onorario per le liti di valore minore, similmente a quel che accade nella giustizia civile con il giudice di pace.

Insomma, una vera e propria riforma della giustizia tributaria che faccia assurgere il processo tributario al rango che certamente gli spetta. Tanto questo è ormai chiaro che sono vari i progetti oggi pendenti in Parlamento, peraltro con alcune direttrici comuni.

 

Prendendo in considerazione i principali progetti di legge, vi sono infatti punti comuni alle varie proposte, tra cui:

  1. a) creazione di una quarta magistratura, separata dalle altre e strutturata in organi (Tribunali tributari e Corti d’appello tributarie) che, anche nel nome, richiamino l’attività giurisdizionale;
  2. b) progressivo ridimensionamento dei giudici onorari, fino al ricorso esclusivo a giudici professionisti e a tempo pieno, remunerati in modo adeguato e selezionati in base ad un concorso pubblico, per titoli ed esami, analogo a quello dei magistrati ordinari;
  3. c) rafforzamento della figura del giudice monocratico;
  4. d) innovazione dell’istituto della mediazione.

Dunque, dalla lettura di tali linee, emerge chiaramente come vi sia (stranamente) una convergenza quasi univoca di tutto lo spettro parlamentare su quelli che dovrebbero essere i punti fondanti della riforma. Basta solo realizzarla.

Come si può evincere, del resto, dalla Relazione del Primo Presidente della Cassazione all’inaugurazione dell’Anno giudiziario, l’esame dei dati statistici della Corte pone in evidenza come la maggior parte delle cause pendenti del settore civile sia riferibile proprio alla materia tributaria. A fine 2020, le pendenze complessive dei giudizi civili in Cassazione erano 120.473, e di queste ben 53.482 in materia tributaria. Si tratta, con tutta evidenza, di un settore critico, che richiede interventi di forte razionalizzazione non solo e non tanto a livello di Cassazione, quanto a livello complessivo di sistema della giustizia tributaria. Nel Def si afferma, peraltro, che tra i disegni di legge collegati alla decisione di bilancio, oltre al Ddl delega riforma fiscale e al Ddl riordino del settore dei giochi, vi sarà finalmente anche il Ddl delega riforma della giustizia tributaria.                                                     

Speriamo che sia la volta buona.

 

*Direttore Osservatorio 

Eurispes sulle Politiche fiscali

Coronavirus, La pensione

 

* di Giovambattista Palumbo

 

L’art. 111 della Costituzione, stabilisce, al comma 1, che «la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge» e, al comma 2, che «ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti ad un giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata». Tali disposizioni valgono per ogni tipo di processo e, quindi, anche per il processo tributario.

Ma cosa significa avere diritto ad un giusto processo? Significa, innanzitutto, avere diritto ad un giudice indipendente ed imparziale. Ma nella giustizia tributaria permane un difetto di fondo. La giurisdizione tributaria non è esercitata da magistrati di ruolo, nominati per concorso pubblico per esami. Un processo è infatti veramente tale solo se i suoi protagonisti – sia il giudice sia le parti – sono dei “professionisti” della materia, ad essa dedicati a tempo pieno.

Ci sono, comunque, anche tanti altri problemi ad affliggere la giustizia tributaria. E, se si calcolano tutti i procedimenti in giudizio, tali problemi valgono miliardi di euro.

I numeri su cui intervenire per una eventuale riforma della giustizia tributaria non sarebbero peraltro neppure rilevantissimi, laddove, ipotizzando giudici con impegno a tempo pieno, potrebbe probabilmente bastare, per esempio, anche una giustizia tributaria amministrata da poche centinaia di giudici onorari per le cause “bagatellari” – ancor meno se si prevedesse un giudice monocratico e limiti all’impugnabilità – e poche centinaia di giudici togati per le cause sopra “soglia”. La prima trasformazione legislativa che, in linea anche con gli altri ordinamenti europei, viene in mente è, dunque, quella dell’istituzione di un giudice professionale togato, specializzato e a tempo pieno, affiancato da un giudice onorario per le liti di valore minore, similmente a quel che accade nella giustizia civile con il giudice di pace.

Insomma, una vera e propria riforma della giustizia tributaria che faccia assurgere il processo tributario al rango che certamente gli spetta. Tanto questo è ormai chiaro che sono vari i progetti oggi pendenti in Parlamento, peraltro con alcune direttrici comuni.

 

Prendendo in considerazione i principali progetti di legge, vi sono infatti punti comuni alle varie proposte, tra cui:

  1. a) creazione di una quarta magistratura, separata dalle altre e strutturata in organi (Tribunali tributari e Corti d’appello tributarie) che, anche nel nome, richiamino l’attività giurisdizionale;
  2. b) progressivo ridimensionamento dei giudici onorari, fino al ricorso esclusivo a giudici professionisti e a tempo pieno, remunerati in modo adeguato e selezionati in base ad un concorso pubblico, per titoli ed esami, analogo a quello dei magistrati ordinari;
  3. c) rafforzamento della figura del giudice monocratico;
  4. d) innovazione dell’istituto della mediazione.

Dunque, dalla lettura di tali linee, emerge chiaramente come vi sia (stranamente) una convergenza quasi univoca di tutto lo spettro parlamentare su quelli che dovrebbero essere i punti fondanti della riforma. Basta solo realizzarla.

Come si può evincere, del resto, dalla Relazione del Primo Presidente della Cassazione all’inaugurazione dell’Anno giudiziario, l’esame dei dati statistici della Corte pone in evidenza come la maggior parte delle cause pendenti del settore civile sia riferibile proprio alla materia tributaria. A fine 2020, le pendenze complessive dei giudizi civili in Cassazione erano 120.473, e di queste ben 53.482 in materia tributaria. Si tratta, con tutta evidenza, di un settore critico, che richiede interventi di forte razionalizzazione non solo e non tanto a livello di Cassazione, quanto a livello complessivo di sistema della giustizia tributaria. Nel Def si afferma, peraltro, che tra i disegni di legge collegati alla decisione di bilancio, oltre al Ddl delega riforma fiscale e al Ddl riordino del settore dei giochi, vi sarà finalmente anche il Ddl delega riforma della giustizia tributaria.                                                     

Speriamo che sia la volta buona.

 

*Direttore Osservatorio 

Eurispes sulle Politiche fiscali

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