Goodbye Liz Truss. È stato il mandato più breve in Uk e ora può tornare BoJo

É successo l’impensabile. L’imbarazzante colpo di scena da molti auspicato: Liz Truss si è dimessa.
Dopo solo 45 giorni, è finito così, tristemente, mestamente, il suo incarico da primo ministro, dopo un mese e mezzo stralunato tra crisi economiche, la sfiducia del suo stesso partito, la perdita di due ministri chiave e quel famoso mini-budget che ha destabilizzato i mercati internazionali e fatto tracollare la sterlina.

Di fronte all’ammutinamento dei suoi parlamentari, mentre i costi dei mutui aumentavano vertiginosamente, Truss ha fatto fuori il proprio cancelliere dello scacchiere, Kwasi Kwarteng, principale promulgatore del pro posh people piano di tagli fiscali, senza però spiegare perché mai, proprio lei che aveva appoggiato quella sconsideratissima misura, avrebbe dovuto restare a capo del Governo.

Con l’annuncio della propria “dipartita”, consegnato ieri alla stampa, accorsa davanti Downing Street, Liz Truss è diventata il primo ministro dal mandato più breve nella storia del Regno Unito.
La sua dichiarazione è arrivata dopo l’incontro con Graham Brady, presidente del Comitato dei parlamentari conservatori 1922, seguito dal suo vice primo ministro, Thérèse Coffey, e dal presidente del partito, Jake Berry.

Mrs Truss, che con tutta probabilità avrebbe girato i tacchi subito, dovrà rimanere in carica per un’altra settimana almeno, il tempo necessario di trovare un nuovo leader Tory e affidargli la patata bollente entro il 28 ottobre.

Nel frattempo, aumentano sempre di più le richieste di elezioni generali da parte del partito labourista, in particolare da parte del leader dell’opposizione Keir Starmer, che ha dichiarato: “Dopo 12 anni di fallimento dei Tory, il popolo britannico merita molto di meglio di questa porta girevole del caos. Negli ultimi anni, i Tory hanno stabilito una tassazione record, distrutto le nostre istituzioni e creato una crisi economica. Ora, hanno fatto crollare l’economia così gravemente che le persone devono affrontare £500 al mese in più sui mutui. Ci vorranno anni per riparare il danno che hanno fatto”.

Truss, prevedendo la valanga di critiche e il disonore abbattutosi sulla casata, ha provato a giustificarsi: “Sono entrata in carica in un momento di grande instabilità economica e internazionale, e il nostro Paese è stato bloccato a lungo da una bassa crescita economica. Sono stata eletta con un mandato per cambiare ciò: riconosco, tuttavia, data la situazione, che non posso portare a termine questo mandato. Ho quindi parlato con Sua Maestà il Re per informarlo che mi dimetto da Leader del Partito Conservatore. Rimarrò primo ministro fino a quando non sarà scelto un successore”.

Incredibile ma vero, eccoci di fronte all’ennesima crisi politica per UK che da anni ormai va perdendo la propria autorità e credibilità di grande democrazia (ex) europea.
Vista la gravità della situazione è ovviamente già partito il toto Pm: per ora sappiamo che sia il sostituto cancelliere, Jeremy Hunt, che l’ex ministro del governo Michael Gove si sono autoesclusi dalla gara.

Nome assai papabile invece, sembra essere quello dell’ex cancelliere Rishi Sunak, così come quello di Kemi Badenoch, segretario al commercio internazionale.
Altri potenziali candidati includono Penny Mordaunt e Grant Shapps, e c’è addirittura la possibilità di un ritorno di fiamma di Boris Johnson, estromesso a luglio scorso dal perfido gioco delle carte britannico.

Che dire. Londra e La Gran Bretagna stanno per assistere all’ascesa del terzo primo ministro nel giro di poco più di tre mesi.

Staremo a vedere cosa ne sarà della Truss, cosa ne sarà del pound e quali decisioni prenderà il nuovo PM per ricostruire la diga sbrecciata e tentare di arginare il fiume in piena.

É successo l’impensabile. L’imbarazzante colpo di scena da molti auspicato: Liz Truss si è dimessa.
Dopo solo 45 giorni, è finito così, tristemente, mestamente, il suo incarico da primo ministro, dopo un mese e mezzo stralunato tra crisi economiche, la sfiducia del suo stesso partito, la perdita di due ministri chiave e quel famoso mini-budget che ha destabilizzato i mercati internazionali e fatto tracollare la sterlina.

Di fronte all’ammutinamento dei suoi parlamentari, mentre i costi dei mutui aumentavano vertiginosamente, Truss ha fatto fuori il proprio cancelliere dello scacchiere, Kwasi Kwarteng, principale promulgatore del pro posh people piano di tagli fiscali, senza però spiegare perché mai, proprio lei che aveva appoggiato quella sconsideratissima misura, avrebbe dovuto restare a capo del Governo.

Con l’annuncio della propria “dipartita”, consegnato ieri alla stampa, accorsa davanti Downing Street, Liz Truss è diventata il primo ministro dal mandato più breve nella storia del Regno Unito.
La sua dichiarazione è arrivata dopo l’incontro con Graham Brady, presidente del Comitato dei parlamentari conservatori 1922, seguito dal suo vice primo ministro, Thérèse Coffey, e dal presidente del partito, Jake Berry.

Mrs Truss, che con tutta probabilità avrebbe girato i tacchi subito, dovrà rimanere in carica per un’altra settimana almeno, il tempo necessario di trovare un nuovo leader Tory e affidargli la patata bollente entro il 28 ottobre.

Nel frattempo, aumentano sempre di più le richieste di elezioni generali da parte del partito labourista, in particolare da parte del leader dell’opposizione Keir Starmer, che ha dichiarato: “Dopo 12 anni di fallimento dei Tory, il popolo britannico merita molto di meglio di questa porta girevole del caos. Negli ultimi anni, i Tory hanno stabilito una tassazione record, distrutto le nostre istituzioni e creato una crisi economica. Ora, hanno fatto crollare l’economia così gravemente che le persone devono affrontare £500 al mese in più sui mutui. Ci vorranno anni per riparare il danno che hanno fatto”.

Truss, prevedendo la valanga di critiche e il disonore abbattutosi sulla casata, ha provato a giustificarsi: “Sono entrata in carica in un momento di grande instabilità economica e internazionale, e il nostro Paese è stato bloccato a lungo da una bassa crescita economica. Sono stata eletta con un mandato per cambiare ciò: riconosco, tuttavia, data la situazione, che non posso portare a termine questo mandato. Ho quindi parlato con Sua Maestà il Re per informarlo che mi dimetto da Leader del Partito Conservatore. Rimarrò primo ministro fino a quando non sarà scelto un successore”.

Incredibile ma vero, eccoci di fronte all’ennesima crisi politica per UK che da anni ormai va perdendo la propria autorità e credibilità di grande democrazia (ex) europea.
Vista la gravità della situazione è ovviamente già partito il toto Pm: per ora sappiamo che sia il sostituto cancelliere, Jeremy Hunt, che l’ex ministro del governo Michael Gove si sono autoesclusi dalla gara.

Nome assai papabile invece, sembra essere quello dell’ex cancelliere Rishi Sunak, così come quello di Kemi Badenoch, segretario al commercio internazionale.
Altri potenziali candidati includono Penny Mordaunt e Grant Shapps, e c’è addirittura la possibilità di un ritorno di fiamma di Boris Johnson, estromesso a luglio scorso dal perfido gioco delle carte britannico.

Che dire. Londra e La Gran Bretagna stanno per assistere all’ascesa del terzo primo ministro nel giro di poco più di tre mesi.

Staremo a vedere cosa ne sarà della Truss, cosa ne sarà del pound e quali decisioni prenderà il nuovo PM per ricostruire la diga sbrecciata e tentare di arginare il fiume in piena.

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