“Governo sulla strada giusta ma ora trasformi le persone assistite in contribuenti”

“Non si può andare per tentativi, occorre trasformare i disabili da assistiti in contribuenti”. Antonio Guidi, senatore di Fratelli d’Italia, cita Roosevelt per fissare gli obiettivi, a lungo termine, del governo. Di disabilità, Guidi, se ne intende. E non perché, banalmente, è l’unico disabile che siede in Parlamento. Ma perché è neurologo e neuropsichiatra infantile e, per tre anni, ha insegnato psicologia della disabilità all’Università La Sapienza di Roma. E’ stato ministro alla famiglia ai tempi del primo governo di Silvio Berlusconi, che conobbe durante una trasmissione tv di Gianfranco Funari a cui partecipava come opinionista fisso. Inoltre è stato sottosegretario alla salute dal 2001 al 2005.
Senatore Guidi, che manovra è?
“È una manovra complessivamente ottima perché tiene conto di un periodo estremamente difficile, e non certo per colpa del governo da pochissimo tempo in essere, ma a causa di eventi planetari complessi. Il governo del presidente Meloni utilizza al massimo le risorse, ma senza compiere l’errore dei governi precedenti di parlare di tutto e di risolvere poco.
A me sembra poi abbastanza schizofrenico, e lo dico da psichiatra, che l’opposizione attuale, se si può definire tale, parli di cose che sono state previste negli anni e poi diano la colpa al governo appena insediato. Parla chi è vissuto a colpi di fiducia e dpcm dove davvero il Parlamento non aveva voce in capitolo. Quest’alterazione della realtà e questi artefatti sono più pericolosi di qualsiasi pandemia perché ledono la fiducia nella politica, che è fatta anche di verità”.
Ce l’abbiamo fatta con i tempi…
“Insieme a Giorgia Meloni abbiamo mostrato estrema coerenza. La necessità e la rapidità, che non vuol dire fretta, imponevano anche di non fare provvedimenti-manifesto, ma di guardare all’interesse dei cittadini. Da questo punto di vista non posso muovere nessun rimprovero. Per me è abbastanza deprecabile che la minoranza guardi alla maggioranza indicando sempre un bicchiere mezzo vuoto: troppo facile. Al contrario io per decenni ho visto positività in azioni da governi a me antagonisti. Questo per il bene dell’Italia. Il governo Meloni guarda più alla sostanza che alla forma, rispetta il principio della realtà e si occupa di chi ha più bisogno”.
Disabilità e Rdc, ma non ci sono già le pensioni?
“Come ho detto infinite volte da tanti anni, le persone con disabilità, che hanno dinamiche più complesse e profonde, hanno due necessità: di tipo economico e di tipo culturale. I provvedimenti economici non devono essere un pannicello caldo o un alibi per lo Stato e per i governi, ma devono essere provvedimenti realmente utili, al fine di permettere miglioramenti sostanziali della qualità di vita e, a volte, del mantenimento in vita della persona. Faccio mia l’affermazione di Roosevelt: trasformare le persone assistite in contribuenti. Le persone con disabilità hanno necessità di sostenersi in maniera autonoma, quindi anche attraverso il lavoro che prevede formazione culturale e professionale cui affiancare, eventualmente, sostegno. Sono molteplici e sciagurati i casi nei quali la persona con disabilità assunta per una mansione al suo livello viene declassata a fare solo fotocopie e non per esprimere la sua personalità e le sue competenze nell’attività lavorativa. Il lavoro è indispensabile non solo per dare indipendenza economica, ma soprattutto psicologica e sociale. Bisognerebbe nella maggior parte de casi uscire dalle gabbie del sostegno economico tout court e pensare a interventi a tutto campo”.
Quali sono gli obiettivi di legislatura per il sostegno alla disabilità?
“Mentre troppi governi precedenti hanno parlato tantissimo di disabilità facendo di fatto poco, io metterò in primo piano l’approccio culturale, cioè far sì che le persone con disabilità, qualunque essa sia, vengano considerate come persone, non solo accettate, con i loro pregi, difetti e dinamiche senz’altro più complesse. Il rispetto non deve essere concesso, ma dovuto. Da decenni dico che spesso le persone con disabilità sono la lente di ingrandimento di problemi già generali della popolazione nell’ambito della cura e della riabilitazione. Ho in mente una serie di provvedimenti non a spot, ma tutti collegati uno all’altro in un approccio non dettato dalla ricerca del facile consenso o dalla fretta di fornire una risposta. Occorre dare risposte polisistemiche, multiassiali e multiprofessionali. Particolare impegno verrà riposto sull’autismo, sulle malattie rare, la mobilità e i progetti di vita e di autonomia. In questo senso è chiaro che l’intervento non può essere vissuto come qualcosa fatta in fretta ma nell’arco dell’intera legislatura, e certe risposte devono anche maturare alla luce dell’esperienza. Non si può andare a tentativi”.
“Non si può andare per tentativi, occorre trasformare i disabili da assistiti in contribuenti”. Antonio Guidi, senatore di Fratelli d’Italia, cita Roosevelt per fissare gli obiettivi, a lungo termine, del governo. Di disabilità, Guidi, se ne intende. E non perché, banalmente, è l’unico disabile che siede in Parlamento. Ma perché è neurologo e neuropsichiatra infantile e, per tre anni, ha insegnato psicologia della disabilità all’Università La Sapienza di Roma. E’ stato ministro alla famiglia ai tempi del primo governo di Silvio Berlusconi, che conobbe durante una trasmissione tv di Gianfranco Funari a cui partecipava come opinionista fisso. Inoltre è stato sottosegretario alla salute dal 2001 al 2005.
Senatore Guidi, che manovra è?
“È una manovra complessivamente ottima perché tiene conto di un periodo estremamente difficile, e non certo per colpa del governo da pochissimo tempo in essere, ma a causa di eventi planetari complessi. Il governo del presidente Meloni utilizza al massimo le risorse, ma senza compiere l’errore dei governi precedenti di parlare di tutto e di risolvere poco.
A me sembra poi abbastanza schizofrenico, e lo dico da psichiatra, che l’opposizione attuale, se si può definire tale, parli di cose che sono state previste negli anni e poi diano la colpa al governo appena insediato. Parla chi è vissuto a colpi di fiducia e dpcm dove davvero il Parlamento non aveva voce in capitolo. Quest’alterazione della realtà e questi artefatti sono più pericolosi di qualsiasi pandemia perché ledono la fiducia nella politica, che è fatta anche di verità”.
Ce l’abbiamo fatta con i tempi…
“Insieme a Giorgia Meloni abbiamo mostrato estrema coerenza. La necessità e la rapidità, che non vuol dire fretta, imponevano anche di non fare provvedimenti-manifesto, ma di guardare all’interesse dei cittadini. Da questo punto di vista non posso muovere nessun rimprovero. Per me è abbastanza deprecabile che la minoranza guardi alla maggioranza indicando sempre un bicchiere mezzo vuoto: troppo facile. Al contrario io per decenni ho visto positività in azioni da governi a me antagonisti. Questo per il bene dell’Italia. Il governo Meloni guarda più alla sostanza che alla forma, rispetta il principio della realtà e si occupa di chi ha più bisogno”.
Disabilità e Rdc, ma non ci sono già le pensioni?
“Come ho detto infinite volte da tanti anni, le persone con disabilità, che hanno dinamiche più complesse e profonde, hanno due necessità: di tipo economico e di tipo culturale. I provvedimenti economici non devono essere un pannicello caldo o un alibi per lo Stato e per i governi, ma devono essere provvedimenti realmente utili, al fine di permettere miglioramenti sostanziali della qualità di vita e, a volte, del mantenimento in vita della persona. Faccio mia l’affermazione di Roosevelt: trasformare le persone assistite in contribuenti. Le persone con disabilità hanno necessità di sostenersi in maniera autonoma, quindi anche attraverso il lavoro che prevede formazione culturale e professionale cui affiancare, eventualmente, sostegno. Sono molteplici e sciagurati i casi nei quali la persona con disabilità assunta per una mansione al suo livello viene declassata a fare solo fotocopie e non per esprimere la sua personalità e le sue competenze nell’attività lavorativa. Il lavoro è indispensabile non solo per dare indipendenza economica, ma soprattutto psicologica e sociale. Bisognerebbe nella maggior parte de casi uscire dalle gabbie del sostegno economico tout court e pensare a interventi a tutto campo”.
Quali sono gli obiettivi di legislatura per il sostegno alla disabilità?
“Mentre troppi governi precedenti hanno parlato tantissimo di disabilità facendo di fatto poco, io metterò in primo piano l’approccio culturale, cioè far sì che le persone con disabilità, qualunque essa sia, vengano considerate come persone, non solo accettate, con i loro pregi, difetti e dinamiche senz’altro più complesse. Il rispetto non deve essere concesso, ma dovuto. Da decenni dico che spesso le persone con disabilità sono la lente di ingrandimento di problemi già generali della popolazione nell’ambito della cura e della riabilitazione. Ho in mente una serie di provvedimenti non a spot, ma tutti collegati uno all’altro in un approccio non dettato dalla ricerca del facile consenso o dalla fretta di fornire una risposta. Occorre dare risposte polisistemiche, multiassiali e multiprofessionali. Particolare impegno verrà riposto sull’autismo, sulle malattie rare, la mobilità e i progetti di vita e di autonomia. In questo senso è chiaro che l’intervento non può essere vissuto come qualcosa fatta in fretta ma nell’arco dell’intera legislatura, e certe risposte devono anche maturare alla luce dell’esperienza. Non si può andare a tentativi”.
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