GREEN URSULA

Ursula ha un piano. Fumoso, per carità. Ma ce l’ha. Ieri la presidente della Commissione Ue ha presentato all’europarlamento i quattro “pilastri” sui quali l’Unione Europea intende costruire il suo Green Deal. Un Patto verde, che ricorda il “deal” rooseveltiano dei tempi che furono ma che, sicuramente, si snoderà su basi tutt’altro che keynesiane. E che servirà all’Ue per dotarsi di un piano utile a resistere, e auspicabilmente a ribattere, all’offensiva protezionistica scatenata dagli Usa con l’Inflaction Reduction Act.
Ursula ha un piano, dunque. Che si basa su quattro principi: lotta alle burocrazie, creazione e sviluppo di nuove competenze, ampliamento e diversificazione delle partnership commerciali internazionali e competitività. Sperando che quest’ultimo principio non incida troppo sulla coesione interna e rompa, definitivamente, il giocattolo Ue. Difatti, von der Leyen ha declinato il tema “competitività” parlando di un nuovo approccio sulla tematica degli aiuti di Stato. “Proporremo – ha spiegato la presidente – di adattare temporaneamente le nostre norme sugli aiuti di Stato, per velocizzarle e semplificarle. Calcoli più facili. Procedure più semplici. Approvazioni accelerate. Ad esempio, con semplici modelli di agevolazioni fiscali”. Si tratta di una soluzione che, se applicata alla lettera, finirebbe per trasformarsi nell’ennesimo assist alla Germania che già adesso, a proposito di aiuti di Stato, ha sostenuto le sue imprese con poco meno di 270 miliardi. Von der Leyen, che già sente le polemiche, tenta di smorzarle: “Allo stesso tempo dobbiamo preservare condizioni di parità per le imprese di tutta Europa. Quindi, al di là del Fondo sovrano europeo che ho annunciato nel mio Stato dell’Unione, cercheremo una soluzione ponte per fornire un sostegno rapido e mirato dove è più necessario”. Quale? Per ora non è dato ancora saperlo. Intanto la presidente della commissione ha delineato le nuove rotte commerciali europee: “Affinché la tecnologia pulita fornisca net-zero a livello globale, saranno necessarie catene di approvvigionamento forti e resilienti. Questo è legato al commercio. Cercheremo di concludere nuovi accordi commerciali con Cile, Messico, Nuova Zelanda e Australia. Faremo progressi con l’India e l’Indonesia. Abbiamo una finestra di opportunità unica per portare avanti l’accordo Ue-Mercosur”.
Sul fronte della lotta alla burocrazia, von der Leyen ha stabilito che “dobbiamo creare un ambiente normativo che ci consenta di crescere rapidamente e di creare condizioni favorevoli per la tecnologia pulita”. Considerando che “se c’è qualcosa di cui le aziende si lamentano, è che l’ autorizzazione è troppo lenta e che ci sono così tanti ostacoli”. Pertanto, promette la presidente della Commissione: “Presenteremo l’atto del New Net Zero Industry Act. Seguirà il modello del l’atto sui chip, esaminerà in particolare come semplificare e velocizzare l’autorizzazione per i nuovi siti di produzione a tecnologia pulita”. Sulle competenze, von der Leyen delinea una trasformazione del mercato del lavoro Ue: “Entro il 2030, l’Europa deve impiegare oltre 1 milione di lavoratori nell’industria solare, ovvero il doppio rispetto a oggi. È una grande sfida, ma anche un’enorme opportunità per creare i posti di lavoro del futuro”. In ballo c’è un affare da 650 miliardi di euro su scala globale, tanto varrà entro il 2030, per l’Aie, il mercato delle rinnovabili e delle tecnologie pulite. Un business enorme, su cui gli Stati Uniti, con l’Ira, stanno già lanciando un’Opa pesantissima.

Ursula ha un piano. Fumoso, per carità. Ma ce l’ha. Ieri la presidente della Commissione Ue ha presentato all’europarlamento i quattro “pilastri” sui quali l’Unione Europea intende costruire il suo Green Deal. Un Patto verde, che ricorda il “deal” rooseveltiano dei tempi che furono ma che, sicuramente, si snoderà su basi tutt’altro che keynesiane. E che servirà all’Ue per dotarsi di un piano utile a resistere, e auspicabilmente a ribattere, all’offensiva protezionistica scatenata dagli Usa con l’Inflaction Reduction Act.
Ursula ha un piano, dunque. Che si basa su quattro principi: lotta alle burocrazie, creazione e sviluppo di nuove competenze, ampliamento e diversificazione delle partnership commerciali internazionali e competitività. Sperando che quest’ultimo principio non incida troppo sulla coesione interna e rompa, definitivamente, il giocattolo Ue. Difatti, von der Leyen ha declinato il tema “competitività” parlando di un nuovo approccio sulla tematica degli aiuti di Stato. “Proporremo – ha spiegato la presidente – di adattare temporaneamente le nostre norme sugli aiuti di Stato, per velocizzarle e semplificarle. Calcoli più facili. Procedure più semplici. Approvazioni accelerate. Ad esempio, con semplici modelli di agevolazioni fiscali”. Si tratta di una soluzione che, se applicata alla lettera, finirebbe per trasformarsi nell’ennesimo assist alla Germania che già adesso, a proposito di aiuti di Stato, ha sostenuto le sue imprese con poco meno di 270 miliardi. Von der Leyen, che già sente le polemiche, tenta di smorzarle: “Allo stesso tempo dobbiamo preservare condizioni di parità per le imprese di tutta Europa. Quindi, al di là del Fondo sovrano europeo che ho annunciato nel mio Stato dell’Unione, cercheremo una soluzione ponte per fornire un sostegno rapido e mirato dove è più necessario”. Quale? Per ora non è dato ancora saperlo. Intanto la presidente della commissione ha delineato le nuove rotte commerciali europee: “Affinché la tecnologia pulita fornisca net-zero a livello globale, saranno necessarie catene di approvvigionamento forti e resilienti. Questo è legato al commercio. Cercheremo di concludere nuovi accordi commerciali con Cile, Messico, Nuova Zelanda e Australia. Faremo progressi con l’India e l’Indonesia. Abbiamo una finestra di opportunità unica per portare avanti l’accordo Ue-Mercosur”.
Sul fronte della lotta alla burocrazia, von der Leyen ha stabilito che “dobbiamo creare un ambiente normativo che ci consenta di crescere rapidamente e di creare condizioni favorevoli per la tecnologia pulita”. Considerando che “se c’è qualcosa di cui le aziende si lamentano, è che l’ autorizzazione è troppo lenta e che ci sono così tanti ostacoli”. Pertanto, promette la presidente della Commissione: “Presenteremo l’atto del New Net Zero Industry Act. Seguirà il modello del l’atto sui chip, esaminerà in particolare come semplificare e velocizzare l’autorizzazione per i nuovi siti di produzione a tecnologia pulita”. Sulle competenze, von der Leyen delinea una trasformazione del mercato del lavoro Ue: “Entro il 2030, l’Europa deve impiegare oltre 1 milione di lavoratori nell’industria solare, ovvero il doppio rispetto a oggi. È una grande sfida, ma anche un’enorme opportunità per creare i posti di lavoro del futuro”. In ballo c’è un affare da 650 miliardi di euro su scala globale, tanto varrà entro il 2030, per l’Aie, il mercato delle rinnovabili e delle tecnologie pulite. Un business enorme, su cui gli Stati Uniti, con l’Ira, stanno già lanciando un’Opa pesantissima.

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