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Esteri

Himalaya, montagne che crollano e i fiumi esondano

di Gianluca Pascutti -

@ANSAfoto


Una delle più gravi emergenze naturali degli ultimi anni ha colpito il confine tra Nepal e Tibet. Un enorme collasso di ghiaccio e roccia avvenuto in alta quota ha generato una devastante ondata di detriti, fango e acqua che si è riversata lungo le vallate himalayane, travolgendo infrastrutture, villaggi e vie di comunicazione. Il bilancio è stato pesantissimo con migliaia di morti e dispersi. Intere comunità sono state isolate nel giro di pochi minuti. Ponti, strade e attività economiche sono stati cancellati dalla forza della piena. Le operazioni di soccorso si sono rivelate difficili a causa del terreno sconvolto e delle enormi quantità di materiale trasportato a valle.

Il crollo che ha scatenato il disastro

Secondo le ricostruzioni tecniche, tutto sarebbe iniziato con una gigantesca frana composta da ghiaccio e roccia. Il materiale precipitato in una stretta valle montana ha creato una massa instabile che, poco dopo, ha liberato una gigantesca colata detritica. L’onda di piena si è propagata rapidamente verso valle. I corsi d’acqua hanno assunto una forza distruttiva eccezionale. In alcune aree il paesaggio è stato completamente trasformato in poche ore. Gli esperti sottolineano che il fenomeno è legato alla crescente instabilità delle regioni glaciali dell’Himalaya, una delle aree più sensibili ai cambiamenti climatici.

Perché finiscono nel mirino i cantieri cinesi

Dopo la tragedia è esploso il dibattito sul ruolo delle grandi opere realizzate negli ultimi anni sul versante tibetano. Sotto osservazione sono finite nuove strade, infrastrutture di confine, arginature e opere collegate allo sviluppo economico della regione. Alcuni analisti ritengono che queste trasformazioni possano aver modificato il comportamento naturale dei corsi d’acqua e ristretto alcuni corridoi fluviali. L’accusa non è quella di aver causato direttamente il crollo della montagna. Il sospetto riguarda invece un possibile effetto di amplificazione degli impatti una volta che la massa di acqua e detriti ha raggiunto le aree antropizzate. Per questo motivo molte voci chiedono verifiche approfondite sull’interazione tra le grandi infrastrutture e un territorio già estremamente fragile.

Nessuna prova definitiva contro Pechino

Le analisi disponibili indicano come causa principale il collasso naturale avvenuto in alta montagna. Tuttavia, la discussione resta aperta sul modo in cui lo sviluppo infrastrutturale possa aver aumentato l’esposizione al rischio nelle vallate himalayane. È un tema che riguarda l’intero arco montano asiatico. Sempre più persone vivono e lavorano lungo corridoi soggetti a frane, alluvioni improvvise e crolli glaciali.

Il vero allarme arriva dal clima

Molti studiosi individuano nel rapido mutamento degli ecosistemi montani il problema più preoccupante. L’aumento delle temperature sta accelerando la fusione dei ghiacciai e rendendo più instabili pendii e pareti rocciose. Eventi un tempo rari rischiano quindi di diventare più frequenti. La tragedia che ha colpito il Nepal viene considerata un drammatico campanello d’allarme per tutto l’Himalaya.

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