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I giovedì del Vilòn tra ostriche e champagne

di Nicola Santini -


La location è il non plus ultra. Le sale del Vilòn si trovano in un’ala di Palazzo Borghese, in quel salotto celato ai più e quasi segreto, proprio come un’ostrica. L’Atmosfera cozy e charmant. Il people watching, discreto ma garantito. La luce è soffusa ma ben studiata. Si vede quello che c’è da vedere e per il resto è tutta poesia di ombre e bagliori.
In quello che per nessuno è un albergo, per molti una seconda casa capitolina, per altri il luogo dove darsi appuntamento anche se la casa è già in città, il giovedì alle 18 In Salotto al Vilòn diventa Oyster Bar e lancia un nuovo appuntamento a base di ostriche e champagne. Noi de L’identità7 ci siamo stati e ne siamo rimasti incantanti. Come si supera l’elegante corridoio che separa l’’ingresso dal salotto nell’aria si sprigiona il profumo del mare e al bancone ad accogliere c’è il sorriso di Federico Denipoti, oyster man formatosi a Londra in due grandi classici per le ostriche, Bentley’s Oyster Bar & Grill e Wiltons Restaurant and Oyster Bar, uno dei più antichi e assai ben frequentato. Per Federico le ostriche sono una passione e mentre apre e serve, narra, spiega, incuriosisce chi ha davanti al bancone. C’è qualcosa di romantico e affascinante nel raccontare di allevatori artigiani del mare e di sfumature del gusto. L’appuntamento diventa così anche un’occasione per addentrarsi in un’esperienza fuori dall’ordinario. E ci si ferma volentieri e a lungo al bancone. Le ostriche arrivano dalla Bretagna, dalla Normandia, dall’Irlanda, ma ce ne sono anche di nostrane come la Perla del Delta, veneta, carnosa ed avvolgente o l’Ostrica del Vento, sarda, cremosa e dal gusto persistente.
Ogni giovedì Federico sceglie e propone diverse tipologie. A dare il tocco glamour sono le bollicine più amate al mondo, da sempre oggetto di desiderio. Connubio perfetto per brindare a una nuova primavera. Tanto più se si sta all’aperto, nel patio dall’atmosfera jungle, tra felci e filodendri, che all’imbrunire si illumina di candele e lanterne a parete. Quasi un giardino anch’esso un po’ segreto che regala l’intimità di un rifugio. All’interno ci si siede invece sui divani o al bancone di rovere e ottone davanti ad una bottigliera con una bella scelta di spirits. Come starter arrivano subito gli snack, olive, mandorle e chips. Poi ecco le ostriche. Non ammettono mezze misure, chi le sceglie le ama alla follia. Fresche, eleganti, succulente, complesse. Dapprima quell’essenza di mare e alghe, iodio puro, poi il gusto evolve verso note vegetali che diventano morbide e rotonde, e sul finire è la dolcezza della frutta secca e della vaniglia ad avvolgere il palato. Insieme vengono serviti aceto di lampone per ammorbidire la sapidità, o il tabasco per dare una nota piccante. Per chi lo chiede arriva anche il limone, ma avvolto in una leggera trama di cotone perché non alteri il gusto. Quanto agli abbinamenti, se è vero che anche un semplice Muscadet con le sue note fresche e agrumate non starebbe affatto male, Simone Freda, giovane maître del Vilòn, perché l’abbinamento sia un’esplosione in bocca, seleziona ogni giovedì piccole maison di champagne di nicchia più la Cuvée Brut e la Cuvée Rosé di Laurent-Perrier, champagne della casa al Vilòn.


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