I problemi di Draghi Governo di tutti Governo di nessuno

 

Il cammino del governo di Mario Draghi è appena agli inizi e per ora trova il consenso di quasi tutti i partiti presenti in Parlamento e di una larga parte della popolazione. Se si eccettuano, infatti, Fratelli d’Italia e Sinistra Italiana, l’ex presidente della Bce può contare su una larghissima maggioranza sia alla Camera che al Senato e, nel contempo, tutti i sondaggi finora effettuati gli danno un alto gradimento da parte degli elettori (anche se negli ultimi tempi il livello si è abbassato dopo il primo entusiasmo). Tutto bene dunque? Apparentemente sì, ma non è difficile prevedere che, forse già a ridosso dell’estate, per l’esecutivo sorgeranno non pochi problemi.

Perché affermiamo questo? E’ presto detto. In questo momento sono due le grosse questioni che gli italiani ed i partiti si aspettano che “SuperMario” risolva: la pandemia che ci affligge da più di un anno e l’accesso ai fondi europei (circa duecento miliardi di euro) dei quali potremo usufruire se presenteremo a Bruxelles un piano credibile (e questo deve avvenire entro il mese di aprile). Per risolvere queste questioni, le forze politiche in pratica hanno concesso “pieni poteri” a Draghi che ha così potuto piazzare nei Ministeri chiave uomini e donne a lui graditi lasciando ai partiti accorsi sotto le sue bandiere gli altri Dicasteri (con la consueta applicazione del Manuale Cencelli). Si dirà che non è proprio così  e che la politica ha fatto sentire il suo peso nella formazione del governo perche gli Esteri, la Difesa e lo Sviluppo Economico sono andati ai tre maggiori partiti della sua coalizione (Luigi Di Maio del M5S, Lorenzo Guerini del Pd e Giancarlo Giorgetti della Lega), ma rispondiamo subito sottolineando che la politica estera, nell’epoca di internet, la fanno direttamente i premier e che sulla Difesa è il Quirinale a dire l’ultima parola (il presidente della Repubblica è il capo delle Forze Armate). Quanto all’approdo di Giorgetti allo Sviluppo Economico, l’esponente leghista può vantare una sua assodata competenza in materia (si è laureato alla Bocconi) e un’amicizia di vecchia data con Draghi). Come detto, le prime incombenze del governo sono la battaglia contro il coronavirus e la stesura di un credibile “Recovery plan” per accedere ai fondi europei. E su questo si sta lavorando, anche se sul secondo punto si sa poco o niente, ma se le cose andranno come tutti speriamo, ovvero l’accelerazione delle vaccinazioni che dovrebbero portare ad un sensibile calo dei contagi già prima della prossima estate e l’accettazione da parte di Bruxelles del nostro piano di riforme e di rilancio dell’economia, per la navicella governativa la navigazione diventerà più difficile. Infatti, sarà difficile far conciliare i programmi delle forze politiche che sostenevano il “Conte-bis” e quelli di Lega e Fi. Anche perché ad ottobre si svolgeranno le elezioni amministrative che si dovevano tenere entro giugno, ma che sono state spostate all’autunno per svolgere la consultazione in migliori condizioni sanitarie, ovvero con una circolazione del virus ridotta ai minimi termini. Al voto, come è noto, andranno le principali città italiane (tra queste Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna) con la chiamata alle urne di circa un quarto dell’elettorato italiano. E’ un test di grande importanza per tutte le forze politiche che potrebbe influire sui futuri equilibri del sistema politico perché, vista l’ampiezza della consultazione stessa. E’ fuori di dubbio, quindi, che la campagna elettorale porterà a fibrillazioni, forse anche molto forti, tra i sostenitori del governo, viste le divisioni programmatiche che già in questi giorni hanno portato qualche attrito tra le forze del centrosinistra e quelle del centrodestra (diviso tra chi sta al governo e chi sta all’opposizione). Al di là delle polemiche inevitabili sulle amministrazioni uscenti (in particolare su quella pentastellata di Roma da parte di Virginia Raggi), assumeranno inevitabilmente un forte ruolo nella campagna elettorale temi più squisitamente politici. Per esempio quello sullo “ius soli”, che il nuovo segretario del Pd, Enrico Letta, ha già messo tra i primi punti dell’agenda del suo partito e quello della lotta all’immigrazione clandestina ed irregolare, cavallo di battaglia della Lega. E la campagna elettorale, sia pure sottotraccia, comincerà tra non molto, anche perché a luglio e ad agosto è impensabile che si possa condurla tra i sentieri della montagna e gli ombrelloni degli arenili. Per Draghi, quindi, si annunciano tempi difficili. Come l’estate riscalderà il clima metereologico, così la battaglia per le amministrative surriscalderà e non poco il clima politico. Anche perché se il suo governo “è di tutti”, nello stesso tempo non lo è “di nessuno” e quindi saranno possibili “colpi bassi” sia da sinistra che da destra. Palazzo Chigi è avvisato.

 

Giuseppe Leone

 

 

Il cammino del governo di Mario Draghi è appena agli inizi e per ora trova il consenso di quasi tutti i partiti presenti in Parlamento e di una larga parte della popolazione. Se si eccettuano, infatti, Fratelli d’Italia e Sinistra Italiana, l’ex presidente della Bce può contare su una larghissima maggioranza sia alla Camera che al Senato e, nel contempo, tutti i sondaggi finora effettuati gli danno un alto gradimento da parte degli elettori (anche se negli ultimi tempi il livello si è abbassato dopo il primo entusiasmo). Tutto bene dunque? Apparentemente sì, ma non è difficile prevedere che, forse già a ridosso dell’estate, per l’esecutivo sorgeranno non pochi problemi.

Perché affermiamo questo? E’ presto detto. In questo momento sono due le grosse questioni che gli italiani ed i partiti si aspettano che “SuperMario” risolva: la pandemia che ci affligge da più di un anno e l’accesso ai fondi europei (circa duecento miliardi di euro) dei quali potremo usufruire se presenteremo a Bruxelles un piano credibile (e questo deve avvenire entro il mese di aprile). Per risolvere queste questioni, le forze politiche in pratica hanno concesso “pieni poteri” a Draghi che ha così potuto piazzare nei Ministeri chiave uomini e donne a lui graditi lasciando ai partiti accorsi sotto le sue bandiere gli altri Dicasteri (con la consueta applicazione del Manuale Cencelli). Si dirà che non è proprio così  e che la politica ha fatto sentire il suo peso nella formazione del governo perche gli Esteri, la Difesa e lo Sviluppo Economico sono andati ai tre maggiori partiti della sua coalizione (Luigi Di Maio del M5S, Lorenzo Guerini del Pd e Giancarlo Giorgetti della Lega), ma rispondiamo subito sottolineando che la politica estera, nell’epoca di internet, la fanno direttamente i premier e che sulla Difesa è il Quirinale a dire l’ultima parola (il presidente della Repubblica è il capo delle Forze Armate). Quanto all’approdo di Giorgetti allo Sviluppo Economico, l’esponente leghista può vantare una sua assodata competenza in materia (si è laureato alla Bocconi) e un’amicizia di vecchia data con Draghi). Come detto, le prime incombenze del governo sono la battaglia contro il coronavirus e la stesura di un credibile “Recovery plan” per accedere ai fondi europei. E su questo si sta lavorando, anche se sul secondo punto si sa poco o niente, ma se le cose andranno come tutti speriamo, ovvero l’accelerazione delle vaccinazioni che dovrebbero portare ad un sensibile calo dei contagi già prima della prossima estate e l’accettazione da parte di Bruxelles del nostro piano di riforme e di rilancio dell’economia, per la navicella governativa la navigazione diventerà più difficile. Infatti, sarà difficile far conciliare i programmi delle forze politiche che sostenevano il “Conte-bis” e quelli di Lega e Fi. Anche perché ad ottobre si svolgeranno le elezioni amministrative che si dovevano tenere entro giugno, ma che sono state spostate all’autunno per svolgere la consultazione in migliori condizioni sanitarie, ovvero con una circolazione del virus ridotta ai minimi termini. Al voto, come è noto, andranno le principali città italiane (tra queste Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna) con la chiamata alle urne di circa un quarto dell’elettorato italiano. E’ un test di grande importanza per tutte le forze politiche che potrebbe influire sui futuri equilibri del sistema politico perché, vista l’ampiezza della consultazione stessa. E’ fuori di dubbio, quindi, che la campagna elettorale porterà a fibrillazioni, forse anche molto forti, tra i sostenitori del governo, viste le divisioni programmatiche che già in questi giorni hanno portato qualche attrito tra le forze del centrosinistra e quelle del centrodestra (diviso tra chi sta al governo e chi sta all’opposizione). Al di là delle polemiche inevitabili sulle amministrazioni uscenti (in particolare su quella pentastellata di Roma da parte di Virginia Raggi), assumeranno inevitabilmente un forte ruolo nella campagna elettorale temi più squisitamente politici. Per esempio quello sullo “ius soli”, che il nuovo segretario del Pd, Enrico Letta, ha già messo tra i primi punti dell’agenda del suo partito e quello della lotta all’immigrazione clandestina ed irregolare, cavallo di battaglia della Lega. E la campagna elettorale, sia pure sottotraccia, comincerà tra non molto, anche perché a luglio e ad agosto è impensabile che si possa condurla tra i sentieri della montagna e gli ombrelloni degli arenili. Per Draghi, quindi, si annunciano tempi difficili. Come l’estate riscalderà il clima metereologico, così la battaglia per le amministrative surriscalderà e non poco il clima politico. Anche perché se il suo governo “è di tutti”, nello stesso tempo non lo è “di nessuno” e quindi saranno possibili “colpi bassi” sia da sinistra che da destra. Palazzo Chigi è avvisato.

 

Giuseppe Leone

 

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