I trogloditi e i lanciafiamme le parole disperate del Pd

Disperazione. Non è il titolo di un film, ma quanto sta accadendo nelle ultime ore all’interno del campo progressista. L’elezione, prima di La Russa al Senato e poi di Fontana alla Camera, mette sotto scacco un’intera area politica. Nessuno sa cosa fare e quindi l’unica strategia è infiammare il clima, diffondere odio. Un autunno che doveva essere freddo per il caro bollette diventa caldo per le tensioni. Se tutti pensavano, che le conseguenze delle sanzioni, avrebbero fatto dimenticare la destra e la sinistra dei tempi di Gaber non è così. Anzi sembrano tornare, all’improvviso, i famosi anni di piombo. Basta qualche parola del nuovo Parlamento, infatti, per far ricomparire la stella a cinque punte nella capitale. C’è una chiara scritta contro la seconda carica dello Stato. “La Russa – appare su un muro – Garbatella ti schifa”, con lo storico simbolo delle Br e la famosissima sigla Antifa. Messaggio, tra l’altro, cancellato da volontari e non dalla prima istituzione della città, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Ignorato finanche uno striscione sul Colosseo, raffigurante l’ex ministro della Difesa e oggi primo inquilino di Palazzo Madama a testa in giù. A infuocare il tutto, secondo i più, sarebbero gli stessi piddini. Non contribuiscono, ad esempio, a spegnere le fiamme le ultime dichiarazioni di Enrico Letta. Il segretario dei dem parla addirittura di “logica incendiaria da parte di chi ha vinto”. Il docente di Parigi, in queste ultime ore, abbandona i panni del moderato, indossati fino al 25 settembre e si rimette sul binario dei compagni, scimmiottando il capo politico del Movimento Giuseppe Conte. La dimostrazione plastica è quanto accaduto alla chiusura del congresso del Partito Socialista Europeo, dove il numero uno del Nazareno insieme al cancelliere tedesco Olaf Scholz e all’alto rappresentate Ue Josep Borrell, intona “Bella Ciao”. Nulla contro la canzone, che certamente non appartiene a una cultura politica. Considerando il clima che si respira nel Paese e tenendo conto che le stesse parole dal pisano erano già state utilizzate davanti l’ambasciata iraniana solo pochi giorni prima, sarebbe stato meglio avere un atteggiamento più sobrio in una fase in cui tutto può essere travisato. Il modus operandi, infatti, viene emulato dagli Scientologist di quella che qualcuno chiama “ la nuova setta”. Gara sui social per mettere hashtag con le parole “fascismo” o “lotta per cambiare”. I meme che ricordano il passato di destra dei neo eletti presidenti delle Camere inondano gli stati di WhatsApp. Ricompaiono addirittura i lanciafiamme di Vincenzo De Luca. Il presidente della Regione Campania, ospitato dai Giovani Imprenditori di Confindustria, senza giri di parole, definisce Fontana “pericoloso” e La Russa “troglodita”. A quest’ultimo critica addirittura il look: “Mi auguro – ribadisce l’ex sindaco di Salerno – che vada vestito un po’ meglio, senza la camicia e la panza di fuori per motivi estetici”. La differenza rispetto al passato è che stavolta il bodyshaming non può essere nemmeno pensato. Alla leader di Fdi, poi, le viene contestata addirittura l’onestà intellettuale. Sulla stessa linea d’onda del governatore la conterranea Valeria Valente, indicata dai più come la prossima capogruppo al Senato, che al posto di mediare definisce i colleghi parlamentari “profili estremisti” di una “destra reazionaria, illiberale e oscurantista”. L’avvocato napoletano si candida come Wonder Woman: “A noi il compito di vigilare, arginare e impedire derive che porterebbero l’Italia indietro di decenni”. Ecco perché inizia una vera e propria gara al veleno tra chi si candida a succedere Letta. Dopo la Schlein, che parla di “eredi del duce”, Andrea Orlando accusa gli avversari di “dividere il paese”. A creare non poche tensioni, però, sono le parole del primo cittadino di Empoli Brenda Bernini, che dalla sua pagina Facebook definisce gli uomini della Meloni “neri per sempre”. Altro che integrazione. La scelta di lanciare la finta bandiera del mondo Lgbt Zan al ruolo di vice Fontana non basta a riconquistare la fiducia di un popolo che in una stagione critica, tutto vuole tranne che divisioni. A dirlo gli ultimi sondaggi. Secondo una rilevazione di YouTrend/Agi, i dem, in sole tre settimane, avrebbero perso oltre un punto percentuale, a vantaggio del Movimento di Conte che è ormai a un passo dal prendere la leadership del centrosinistra.

Disperazione. Non è il titolo di un film, ma quanto sta accadendo nelle ultime ore all’interno del campo progressista. L’elezione, prima di La Russa al Senato e poi di Fontana alla Camera, mette sotto scacco un’intera area politica. Nessuno sa cosa fare e quindi l’unica strategia è infiammare il clima, diffondere odio. Un autunno che doveva essere freddo per il caro bollette diventa caldo per le tensioni. Se tutti pensavano, che le conseguenze delle sanzioni, avrebbero fatto dimenticare la destra e la sinistra dei tempi di Gaber non è così. Anzi sembrano tornare, all’improvviso, i famosi anni di piombo. Basta qualche parola del nuovo Parlamento, infatti, per far ricomparire la stella a cinque punte nella capitale. C’è una chiara scritta contro la seconda carica dello Stato. “La Russa – appare su un muro – Garbatella ti schifa”, con lo storico simbolo delle Br e la famosissima sigla Antifa. Messaggio, tra l’altro, cancellato da volontari e non dalla prima istituzione della città, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Ignorato finanche uno striscione sul Colosseo, raffigurante l’ex ministro della Difesa e oggi primo inquilino di Palazzo Madama a testa in giù. A infuocare il tutto, secondo i più, sarebbero gli stessi piddini. Non contribuiscono, ad esempio, a spegnere le fiamme le ultime dichiarazioni di Enrico Letta. Il segretario dei dem parla addirittura di “logica incendiaria da parte di chi ha vinto”. Il docente di Parigi, in queste ultime ore, abbandona i panni del moderato, indossati fino al 25 settembre e si rimette sul binario dei compagni, scimmiottando il capo politico del Movimento Giuseppe Conte. La dimostrazione plastica è quanto accaduto alla chiusura del congresso del Partito Socialista Europeo, dove il numero uno del Nazareno insieme al cancelliere tedesco Olaf Scholz e all’alto rappresentate Ue Josep Borrell, intona “Bella Ciao”. Nulla contro la canzone, che certamente non appartiene a una cultura politica. Considerando il clima che si respira nel Paese e tenendo conto che le stesse parole dal pisano erano già state utilizzate davanti l’ambasciata iraniana solo pochi giorni prima, sarebbe stato meglio avere un atteggiamento più sobrio in una fase in cui tutto può essere travisato. Il modus operandi, infatti, viene emulato dagli Scientologist di quella che qualcuno chiama “ la nuova setta”. Gara sui social per mettere hashtag con le parole “fascismo” o “lotta per cambiare”. I meme che ricordano il passato di destra dei neo eletti presidenti delle Camere inondano gli stati di WhatsApp. Ricompaiono addirittura i lanciafiamme di Vincenzo De Luca. Il presidente della Regione Campania, ospitato dai Giovani Imprenditori di Confindustria, senza giri di parole, definisce Fontana “pericoloso” e La Russa “troglodita”. A quest’ultimo critica addirittura il look: “Mi auguro – ribadisce l’ex sindaco di Salerno – che vada vestito un po’ meglio, senza la camicia e la panza di fuori per motivi estetici”. La differenza rispetto al passato è che stavolta il bodyshaming non può essere nemmeno pensato. Alla leader di Fdi, poi, le viene contestata addirittura l’onestà intellettuale. Sulla stessa linea d’onda del governatore la conterranea Valeria Valente, indicata dai più come la prossima capogruppo al Senato, che al posto di mediare definisce i colleghi parlamentari “profili estremisti” di una “destra reazionaria, illiberale e oscurantista”. L’avvocato napoletano si candida come Wonder Woman: “A noi il compito di vigilare, arginare e impedire derive che porterebbero l’Italia indietro di decenni”. Ecco perché inizia una vera e propria gara al veleno tra chi si candida a succedere Letta. Dopo la Schlein, che parla di “eredi del duce”, Andrea Orlando accusa gli avversari di “dividere il paese”. A creare non poche tensioni, però, sono le parole del primo cittadino di Empoli Brenda Bernini, che dalla sua pagina Facebook definisce gli uomini della Meloni “neri per sempre”. Altro che integrazione. La scelta di lanciare la finta bandiera del mondo Lgbt Zan al ruolo di vice Fontana non basta a riconquistare la fiducia di un popolo che in una stagione critica, tutto vuole tranne che divisioni. A dirlo gli ultimi sondaggi. Secondo una rilevazione di YouTrend/Agi, i dem, in sole tre settimane, avrebbero perso oltre un punto percentuale, a vantaggio del Movimento di Conte che è ormai a un passo dal prendere la leadership del centrosinistra.

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