Iervolino ai presidenti di A: “Uniti contro gli agenti speculatori”

Il patron della Salernitana si unisce alla folta schiera di proprietari di club avvelenati contro i procuratori. Da Commisso a De Laurentiis fino a Lotito

Danilo Iervolino va alla guerra.  È un fiume in piena, il presidente della Salernitana. Dopo aver allontanato e non senza polemiche il diesse Walter Sabatini, ha usato parole durissime contro i procuratori. Ha invocato una “rivoluzione” che, secondo l’ex patron di Unipegaso, deve avere l’obiettivo di tenere fuori “tutti quelli che drenano denaro in modo disgustoso”.

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Iervolino ha usato parole durissime nei confronti di quello che ha bollato come “sistema marcio” e perciò ha lanciato una proposta a tutti i suoi colleghi. “Invito tutti i presidenti a sottoscrivere un autoregolamento che faccia chiarezza, inserendo limiti massimi sulle commissioni. È il momento di accelerare la rivoluzione”, ha tuonato Iervolino. Che ha aggiunto: “Dobbiamo essere tutti compatti nell’ideare un nuovo impianto regolatorio che premi le grandi professionalità che ci sono tra gli agenti, ma che tenga fuori tutti coloro che drenano denaro dal calcio in modo speculativo e disgustoso”. Dunque ha avvisato tutti: “Io non pagherò mai queste somme generate da un sistema marcio. E in questi giorni mi hanno dato ragione tanti agenti”.

I numeri relativi agli affari dei procuratori sportivi sono enormi. Solo per quanto riguarda la Serie A, gli introiti di agenzie e rappresentanti sono in continuo aumento. Secondo i dati relativi all’anno solare 2021, i club del massimo campionato hanno speso, rispetto al 2020, ben 36 milioni di euro in più. In testa a tutti c’è la Juventus, che ha sborsato poco meno di 29 milioni, segue l’Inter a 27,5 milioni, quindi arriva la Roma a poco meno di 26 milioni. Il Milan oggi scudettato ha riconosciuto agli agenti poco più di 12,5  milioni. In tutto, la Serie A ha riconosciuto 173,8 milioni ai procuratori, in media ogni squadra ha sborsato 8,7 milioni. Bruscolini per i grandi club, capitali importanti per le medie e piccole, capaci di far la differenza. 

Se il giro d’affari è questo, fatalmente la polemica è destinata a divampare.

Il presidente della Salernitana non è il primo a lanciare strali contro il sistema delle commissioni e dei procuratori. L’intreccio tra agenti, calciatori e operatori del pallone, il vorticoso giro di denaro che genera, ha già fatto infuriare molti altri patron prima di lui. L’ultimo era stato Rocco Commisso, proprietario della Fiorentina. Che la scorsa stagione aveva giubilato, appena due settimane dopo l’ingaggio, l’allenatore Rino Gattuso. In un’intervista rilasciata al Financial Times a gennaio scorso, il magnate italoamericano della tv via cavo aveva spiegato di aver licenziato Ringhio perché gli avrebbe chiesto di acquistare dei calciatori rappresentati da Gestifute, l’agenzia sportiva che afferisce al top player internazionale dei procuratori sportivi, Sergio Mendes. Che, peraltro, rappresenta lo stesso Gattuso. La ricostruzione di Commisso è stata smentita e bollata come “irrispettosa” dalla stessa Gestifute ma ora a Valencia, anche a causa di un conflitto interno alla società che è sfociato sui social, a Gattuso vengono rivolte critiche simili.

Un altro paladino del pallone senza procuratori è da sempre Aurelio de Laurentiis. Il proprietario del Napoli, parlando allo Sport Business Summit di Londra sei anni fa, ebbe a pronunciare parole durissime all’indirizzo degli agenti: “Sono il cancro del calcio”.

Da sempre in trincea contro gli agenti c’è pure Claudio Lotito. Sognava un calcio senza procuratori, già nel 2014 si fece promotore della de-regulation e della cancellazione dell’albo degli agenti sportivi. E a Giovanni Minoli spiegò le ragioni di quell’iniziativa: “Diciamo che c’è stata in passato una connivenza tra club, procuratori e calciatori. Un pot-pourri che ha determinato una forma di consociativismo. Io non sono per il consociativismo, sono per la condivisione. Oggi i calciatori hanno un procuratore, che è registrato, e dal quale non si possono muovere. Schiavi? No, meglio dire condizionati”.

Il patron della Salernitana si unisce alla folta schiera di proprietari di club avvelenati contro i procuratori. Da Commisso a De Laurentiis fino a Lotito

Danilo Iervolino va alla guerra.  È un fiume in piena, il presidente della Salernitana. Dopo aver allontanato e non senza polemiche il diesse Walter Sabatini, ha usato parole durissime contro i procuratori. Ha invocato una “rivoluzione” che, secondo l’ex patron di Unipegaso, deve avere l’obiettivo di tenere fuori “tutti quelli che drenano denaro in modo disgustoso”.

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Iervolino ha usato parole durissime nei confronti di quello che ha bollato come “sistema marcio” e perciò ha lanciato una proposta a tutti i suoi colleghi. “Invito tutti i presidenti a sottoscrivere un autoregolamento che faccia chiarezza, inserendo limiti massimi sulle commissioni. È il momento di accelerare la rivoluzione”, ha tuonato Iervolino. Che ha aggiunto: “Dobbiamo essere tutti compatti nell’ideare un nuovo impianto regolatorio che premi le grandi professionalità che ci sono tra gli agenti, ma che tenga fuori tutti coloro che drenano denaro dal calcio in modo speculativo e disgustoso”. Dunque ha avvisato tutti: “Io non pagherò mai queste somme generate da un sistema marcio. E in questi giorni mi hanno dato ragione tanti agenti”.

I numeri relativi agli affari dei procuratori sportivi sono enormi. Solo per quanto riguarda la Serie A, gli introiti di agenzie e rappresentanti sono in continuo aumento. Secondo i dati relativi all’anno solare 2021, i club del massimo campionato hanno speso, rispetto al 2020, ben 36 milioni di euro in più. In testa a tutti c’è la Juventus, che ha sborsato poco meno di 29 milioni, segue l’Inter a 27,5 milioni, quindi arriva la Roma a poco meno di 26 milioni. Il Milan oggi scudettato ha riconosciuto agli agenti poco più di 12,5  milioni. In tutto, la Serie A ha riconosciuto 173,8 milioni ai procuratori, in media ogni squadra ha sborsato 8,7 milioni. Bruscolini per i grandi club, capitali importanti per le medie e piccole, capaci di far la differenza. 

Se il giro d’affari è questo, fatalmente la polemica è destinata a divampare.

Il presidente della Salernitana non è il primo a lanciare strali contro il sistema delle commissioni e dei procuratori. L’intreccio tra agenti, calciatori e operatori del pallone, il vorticoso giro di denaro che genera, ha già fatto infuriare molti altri patron prima di lui. L’ultimo era stato Rocco Commisso, proprietario della Fiorentina. Che la scorsa stagione aveva giubilato, appena due settimane dopo l’ingaggio, l’allenatore Rino Gattuso. In un’intervista rilasciata al Financial Times a gennaio scorso, il magnate italoamericano della tv via cavo aveva spiegato di aver licenziato Ringhio perché gli avrebbe chiesto di acquistare dei calciatori rappresentati da Gestifute, l’agenzia sportiva che afferisce al top player internazionale dei procuratori sportivi, Sergio Mendes. Che, peraltro, rappresenta lo stesso Gattuso. La ricostruzione di Commisso è stata smentita e bollata come “irrispettosa” dalla stessa Gestifute ma ora a Valencia, anche a causa di un conflitto interno alla società che è sfociato sui social, a Gattuso vengono rivolte critiche simili.

Un altro paladino del pallone senza procuratori è da sempre Aurelio de Laurentiis. Il proprietario del Napoli, parlando allo Sport Business Summit di Londra sei anni fa, ebbe a pronunciare parole durissime all’indirizzo degli agenti: “Sono il cancro del calcio”.

Da sempre in trincea contro gli agenti c’è pure Claudio Lotito. Sognava un calcio senza procuratori, già nel 2014 si fece promotore della de-regulation e della cancellazione dell’albo degli agenti sportivi. E a Giovanni Minoli spiegò le ragioni di quell’iniziativa: “Diciamo che c’è stata in passato una connivenza tra club, procuratori e calciatori. Un pot-pourri che ha determinato una forma di consociativismo. Io non sono per il consociativismo, sono per la condivisione. Oggi i calciatori hanno un procuratore, che è registrato, e dal quale non si possono muovere. Schiavi? No, meglio dire condizionati”.

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