IL BILANCINO DEL GOVERNO

Dopo ogni fase dell’esistenza umana, arriva il tempo dei bilanci. Stesso discorso vale per la politica. La squadra, targata Giorgia, è ormai al completo. Lo scacchiere è chiaro anche ai meno esperti di palazzi, pur non essendo arrivata ancora l’ufficializzazione rispetto ai nomi di viceministri e sottosegretari. Il Cdm decisivo dovrebbe tenersi nella mattinata di lunedì, in modo da procedere con il giuramento il 4 novembre. Si può, comunque, già capire chi scende e chi sale, sia nelle gerarchie dei partiti, che in quelle di coalizione. Lo schema di ripartizione, comunque, dovrebbe essere quello utilizzato per il risiko ministeriale. Il 50 per cento delle caselle andrà al partito più votato dagli italiani, mentre la restante parte dovranno dividersela gli alleati. Un sudoku che s’intreccia con il nodo commissioni.

Il governo

Per comprendere i nuovi equilibri bisogna partire dal nuovo esecutivo di Palazzo Chigi. Si compone di 25 esponenti (15 con portafoglio e 9 senza), inclusa la presidente Meloni. La forza politica più rappresentata è Fratelli d’Italia con ben 9 dicasteri. Forza Italia e Lega, invece, ne hanno 5 a testa, così come i tecnici. Se per quanto concerne i vicepremier, c’è equilibrio tra la seconda e la terza sigla del centrodestra, medesimo discorso non vale per le mansioni. I verdi, senza ombra di dubbio, hanno compiti più importanti, ma anche più impopolari, rispetto ai berluscones (di cui la maggior parte non rientrano tra i fedelissimi di Arcore, come dimostrano le esclusioni di Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo). Basti pensare a Finanze, Interni e Autonomia. A Palazzo Chigi, invece, non ci sono uomini centristi.

Il sottogoverno

Questi ultimi appaiono solo ai livelli inferiori della scala del potere. Tra i sottosegretari dovrebbero esserci 2 esponenti di Noi Moderati. In corsa: Alessandro Colucci (Mef), Andrea Costa, Ilaria Cavo (Salute) e Lorenzo Cesa (Agricoltura). Maurizio Lupi sembra essersi defilato.
Berlusconi non la riesce a spuntare sul Guardasigilli, ma comunque tiene per sé la tanto discussa Giustizia. Francesco Paolo Sisto sarà sottosegretario insieme ad Andrea Ostellari (Lega) e Andrea Delmastro (Fdi). Arcore non dovrebbe perdere neanche lo Sviluppo con Valentino Valentini, né la tanto cara delega all’editoria con Alberto Barachini. Equilibrio, al contrario, è la parola d’ordine al Mef, dove il viceministro andrà a Fdi (Maurizio Leo), mentre il sottosegretario agli azzurri (Maurizio Casasco). Questi ultimi dovrebbero ritagliarsi un ruolo al Sud con Matilde Siracusano. Tra i blindati di Fi dovrebbero esserci pure Matteo Perego e Giuseppe Mangiavalori. Incerto il futuro di Ugo Cappellacci. Secondo l’ultimo vertice, a Forza Italia spettano 2 viciministri e 10 sottosegretari. Per quanto riguarda i meloniani, il “sicuro” è Giovanbattista Fazzolari che avrà la delega all’Attuazione del Programma. Edmondo Cirielli, poi, dovrebbe vigilare l’attività di Tajani agli Esteri. Alessio Butti, altro nome caldo per quel ruolo, si occuperà di Transizione Digitale. Tra i papabili di Fdi pure Augusta Montaruli e Wanda Ferro, interessata all’Ambiente. La delega ai Servizi Segreti dovrebbe restare nelle mani di Alfredo Mantovano. La strategia della Lega, nel sottogoverno, si basa soprattutto sulle conferme. Vannia Gava dovrebbe fare il bis all’ambiente (Alessandro Morelli permettendo), Rossano Sasso all’Istruzione e Edoardo Rixi alle Infrastrutture, che dovrebbe essere l’unico viceministro dei verdi. Stesso discorso vale per Lucia Borgonzoni che mette definitivamente in soffitta la promozione del leader di Rinascimento Vittorio Sgarbi. Unico nodo da risolvere tra i salviniani i mal di pancia di veneti e lombardi.

Le commissioni

Secondo l’ultimo vertice di via della Scrofa, anche in questo caso la parte del leone viene svolta dal partito della premier, che sicuramente metterà i suoi uomini nelle commissioni Bilancio (è più di una semplice ipotesi Tremonti), Affari Costituzionali (Emanuele Prisco in pole), Difesa (Salvatore Deidda) e Cultura (Federico Mollicone) di Camera e Senato. La Lega avrebbe preteso la casella del Lavoro per Stefano Candiani e quella delle Finanze. Forza Italia si accontenterebbe di quel che rimane. Nomi che circolano sono quelli di Andrea Mandelli per gli Affari Sociali e di Stefania Craxi per gli Esteri. I centristi, salvo sorprese, non dovrebbero guidare commissioni.

Dopo ogni fase dell’esistenza umana, arriva il tempo dei bilanci. Stesso discorso vale per la politica. La squadra, targata Giorgia, è ormai al completo. Lo scacchiere è chiaro anche ai meno esperti di palazzi, pur non essendo arrivata ancora l’ufficializzazione rispetto ai nomi di viceministri e sottosegretari. Il Cdm decisivo dovrebbe tenersi nella mattinata di lunedì, in modo da procedere con il giuramento il 4 novembre. Si può, comunque, già capire chi scende e chi sale, sia nelle gerarchie dei partiti, che in quelle di coalizione. Lo schema di ripartizione, comunque, dovrebbe essere quello utilizzato per il risiko ministeriale. Il 50 per cento delle caselle andrà al partito più votato dagli italiani, mentre la restante parte dovranno dividersela gli alleati. Un sudoku che s’intreccia con il nodo commissioni.

Il governo

Per comprendere i nuovi equilibri bisogna partire dal nuovo esecutivo di Palazzo Chigi. Si compone di 25 esponenti (15 con portafoglio e 9 senza), inclusa la presidente Meloni. La forza politica più rappresentata è Fratelli d’Italia con ben 9 dicasteri. Forza Italia e Lega, invece, ne hanno 5 a testa, così come i tecnici. Se per quanto concerne i vicepremier, c’è equilibrio tra la seconda e la terza sigla del centrodestra, medesimo discorso non vale per le mansioni. I verdi, senza ombra di dubbio, hanno compiti più importanti, ma anche più impopolari, rispetto ai berluscones (di cui la maggior parte non rientrano tra i fedelissimi di Arcore, come dimostrano le esclusioni di Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo). Basti pensare a Finanze, Interni e Autonomia. A Palazzo Chigi, invece, non ci sono uomini centristi.

Il sottogoverno

Questi ultimi appaiono solo ai livelli inferiori della scala del potere. Tra i sottosegretari dovrebbero esserci 2 esponenti di Noi Moderati. In corsa: Alessandro Colucci (Mef), Andrea Costa, Ilaria Cavo (Salute) e Lorenzo Cesa (Agricoltura). Maurizio Lupi sembra essersi defilato.
Berlusconi non la riesce a spuntare sul Guardasigilli, ma comunque tiene per sé la tanto discussa Giustizia. Francesco Paolo Sisto sarà sottosegretario insieme ad Andrea Ostellari (Lega) e Andrea Delmastro (Fdi). Arcore non dovrebbe perdere neanche lo Sviluppo con Valentino Valentini, né la tanto cara delega all’editoria con Alberto Barachini. Equilibrio, al contrario, è la parola d’ordine al Mef, dove il viceministro andrà a Fdi (Maurizio Leo), mentre il sottosegretario agli azzurri (Maurizio Casasco). Questi ultimi dovrebbero ritagliarsi un ruolo al Sud con Matilde Siracusano. Tra i blindati di Fi dovrebbero esserci pure Matteo Perego e Giuseppe Mangiavalori. Incerto il futuro di Ugo Cappellacci. Secondo l’ultimo vertice, a Forza Italia spettano 2 viciministri e 10 sottosegretari. Per quanto riguarda i meloniani, il “sicuro” è Giovanbattista Fazzolari che avrà la delega all’Attuazione del Programma. Edmondo Cirielli, poi, dovrebbe vigilare l’attività di Tajani agli Esteri. Alessio Butti, altro nome caldo per quel ruolo, si occuperà di Transizione Digitale. Tra i papabili di Fdi pure Augusta Montaruli e Wanda Ferro, interessata all’Ambiente. La delega ai Servizi Segreti dovrebbe restare nelle mani di Alfredo Mantovano. La strategia della Lega, nel sottogoverno, si basa soprattutto sulle conferme. Vannia Gava dovrebbe fare il bis all’ambiente (Alessandro Morelli permettendo), Rossano Sasso all’Istruzione e Edoardo Rixi alle Infrastrutture, che dovrebbe essere l’unico viceministro dei verdi. Stesso discorso vale per Lucia Borgonzoni che mette definitivamente in soffitta la promozione del leader di Rinascimento Vittorio Sgarbi. Unico nodo da risolvere tra i salviniani i mal di pancia di veneti e lombardi.

Le commissioni

Secondo l’ultimo vertice di via della Scrofa, anche in questo caso la parte del leone viene svolta dal partito della premier, che sicuramente metterà i suoi uomini nelle commissioni Bilancio (è più di una semplice ipotesi Tremonti), Affari Costituzionali (Emanuele Prisco in pole), Difesa (Salvatore Deidda) e Cultura (Federico Mollicone) di Camera e Senato. La Lega avrebbe preteso la casella del Lavoro per Stefano Candiani e quella delle Finanze. Forza Italia si accontenterebbe di quel che rimane. Nomi che circolano sono quelli di Andrea Mandelli per gli Affari Sociali e di Stefania Craxi per gli Esteri. I centristi, salvo sorprese, non dovrebbero guidare commissioni.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli