Il giornalismo: ieri e oggi 

 

Luigi Falleri, Gino per tutti, è stato il leader del pubblicismo in Italia e in Europa.

Un cardine della politica sindacale della professione. Riportiamo qui alcune riflessioni sulla professione,

riprese dai suoi libri “Pubblicisti ieri e oggi” (1992) e “Giornalisti. Doveri e regole” (2018).

La ripartizione in elenchi, in una professione che ha come suo scopo fondamentale quello di informare e si ponga soprattutto sugli elementi intellettuali e culturali, non appare molto giustificata. È una costruzione tutta italiana, valida all’epoca in cui fu ideata ma che ora non trova riferimento in nessun altro paese della Comunità e tanto meno nelle democrazie scandinave, negli Stati Uniti e in Giappone.

Quando entrai nel mondo del giornale – allora le tecnologie dovevano ancora essere scoperte e realizzate – di pubblicisti e professionisti si parlava poco. Direi per niente, almeno all’interno delle redazioni dove ho prestato la mia attività. Non al Messaggero di Roma; tanto meno a Momento Sera: e qui la soddisfazione dei primi “soldini” guadagnati; non infine al Popolo di Roma, nella cui redazione facevano pratica giovani colleghi di notevole valore professionale. Dopo tre anni nella posizione di volontario di redazione sottopagato e senza una immediata prospettiva di essere iscritto nell’elenco praticanti cambiai aria. Passai nei quadri direttivi della Pubblica amministrazione, senza tuttavia recidere i rapporti con il giornalismo. Entrai nella categoria dei pubblicisti…

Le prime battute non molto lusinghiere le incominciai a sentire nel 1964 in Sardegna, in occasione del congresso di Cagliari-Alghero. Lì appunto presi cognizione che esisteva il problema pubblicisti. Non solo nella sala congressuale, ma anche a tavola, ascoltando i discorsi dei professionisti… Una divisione sempre più palpabile attraverso gli anni. Peraltro non molto comprensibile con riferimento al prodotto. La gente non si domanda di certo se l’articolo che legge o il servizio radiotelevisivo che ascolta o vede sia stato redatto o realizzato da un professionista o da un pubblicista. Quello che conta è l’informazione, le spiegazioni, il commento.

Da questa dualità – Gastone Favero prima segretario e successivamente presidente dell’Ordine dei giornalisti di Roma, sosteneva che nel giornalismo conta soltanto la professionalità e la professionalità è una dote che si può possedere oppure no… 

Se gli Stati Uniti pensano al futuro dell’industria del giornale – quella che il futorologo Alvin Toffler definisce “l’ultima grande industria dell’epoca delle ciminiere” – non mancano nel nostro Paese esempi volti appunto a scrutare l’avvenire. Non alla maniera degli auruspici che interpretavano il volo degli uccelli o il rincorrersi delle nuvole. Più semplicemente, e più realisticamente, attraverso gli incontri, i dibattiti, gli studi, le proiezioni e lo scambio delle esperienze…

Previsioni che riferite in particolare agli attuali mezzi di comunicazione portano a chiedersi, cosa potrebbe accedere della professione, degli operatori dell’informazione, intesi, soprattutto, come giornalisti professionisti. Tutti gli apporti sindacali-culturali-giuridici finora ruotano intorno al primo elenco dell’Albo. In questo fiorire di apporti, la partecipazione dei pubblicisti allo sviluppo della comunicazione e ai possibili scenari futuri assume una posizione quantomeno sfumata. Quasi ininfluente. Pochi i riferimenti e, quando ci sono, sempre riferiti ai pubblicisti a tempo pieno, considerati professionisti di fatto e, quindi, da far transitare nell’altro elenco. Per gli altri, la maggioranza, non si è mai andati più avanti di generiche e più impegnative assicurazioni: i problemi di status e di collocazione saranno affrontati a suo tempo…

Allo stato attuale delle cose, l’ipotesi più probabile è quella di una professione “sempre più capace di commento e approfondimento, di inchiesta e di esplorazione sulle tendenze della società complessa”. Un supporto alle competenze e attribuzioni parlamentari? Ma non è compito del Parlamento e delle aggregazioni politiche analizzare e approfondire le vocazioni della società e interpretare e esplorare le tendenze e gli interessi emergenti?

Altri, invece, sono del parere che il giornalista deve essere “soprattutto un osservatore e un ascoltatore del mondo sociale nel suo farsi, capace di leggere la realtà e di raccontarla nel modo più sintetico possibile, nel modo più chiaro possibile al maggiore numero di persone possibile”. Nella società attuale l’informazione contiene oggettivamente un potere di intervento ed è strumento indispensabile attraverso il quale la pubblica opinione può seguire l’attività delle istituzioni e il loro funzionamento, percepire le spinte evolutive, gli obiettivi, i traguardi. In altri termini una sempre maggiore compenetrazione fra mondo dei media e mondo reale…

Com’è cambiata la condizione del giornalista pubblicista dal 1946 a oggi? Quali traversie ha dovuto superare e quale la considerazione dell’altra componente della professione?

L’informazione è patrimonio esclusivo di un solo elenco dell’Albo? Sono stati i professionisti del dopoguerra, all’inizio dello stato democratico, sia pure involontariamente, a determinare una posizione subalterna? Un’ipotesi, quest’ultima, da approfondire alla luce dei documenti, degli atti congressuali e degli interventi nelle varie sedi sindacali. Il futuro non è facile ipotizzarlo. La professione di giornalista così come la conosciamo è superata. Sovente manca di qualità, è imprecisa e schierata. Non né “terza”, autonoma e indipendente, mentre le tecnologie impongono la riduzione degli organici redazionali. Una svolta potrebbe essere la “chiave conversazionale”. Aprirsi alla partecipazione dei lettori è una delle tante ipotesi. Per i coniugi americani Alvin e Heidi Toffler, coautori de “Lo shock del futuro”, la storia dell’umanità è divisa in “ondate”. L’attuale è “l’era dell’informazione”, un prodotto della “terza rivoluzione industriale”. Siamo inoltre, a una nuova rivoluzione tecnologica… Il giornalista di “domani”, oltre a possedere una qualificazione di alto livello sul piano tecnico-culturale, avrà il compito di offrire “prodotti intellettuali” di elevata qualità, equidistanti e rispettosi della deontologia. Le notizie saranno canalizzate tramite blog, sms, Twitter, Facebook, Linkedin, YouTube, Messanger e quant’altro la tecnologia potrà offrire.

Gino Falleri*

 

*(1926-2019). È stato V.Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio (nel quale era iscritto dal 1957, nell’elenco pubblicisti) e Presidente nazionale del GUS (Gruppo di specializzazione dei giornalisti degli Uffici stampa, presso la Federazione nazionale della stampa). È stato Autore di numerosi saggi, tra i quali: “Diffamazione. Libertà di stampa e rischi del giornalista”, “La riforma della professione”, “Il portavoce, limiti e competenze”.

Ha tenuto lezioni presso le Università di Chieti, di Pisa e della Libera Università degli Studi “S.Pio V” (Roma).

Ha avuto numerosi riconoscimenti, tra i quali l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

 

E’ un anno trascorso da quel triste e struggente 18 Marzo 2019, ma Tu caro Presidente Gino 

sei sempre presente nei nostri cuori e nelle nostre menti.

Tu “il Decano” lo sei nel ricordo di tutte le iniziative che hai ideato e promosso nel corso della tua lunga carriera professionale.

Una di queste è il settimanale “Giornalisti Europei” del quale ha raccolto il testimone il tuo Roberto e che vede la continua e costante presenza dei molti e dei tanti collaboratori che da sempre ti hanno seguito ed amato nel corso di tutti gli anni, in quel lungo cammino all’interno e non solo dell’Ordine dei Giornalisti.

Noi, quella “sporca dozzina” delle Falleri Girls e dei Falleri Boys di TeleAmbiente prima di metterci al pc o di andare in onda rimembriamo i tuoi insegnamenti; non cadete e/o cedete alla informazione melassa ma comunicate per informare in modo chiaro e documentato per diffondere notizie che combattano il proliferare delle “fake news”.

Ciao Presidente Gino, TeleAmbiente ti avrà sempre come suo mentore e punto di riferimento.

Tutta TeleAmbiente è con te.

 

Giuseppe Vecchio

 

 

Luigi Falleri, Gino per tutti, è stato il leader del pubblicismo in Italia e in Europa.

Un cardine della politica sindacale della professione. Riportiamo qui alcune riflessioni sulla professione,

riprese dai suoi libri “Pubblicisti ieri e oggi” (1992) e “Giornalisti. Doveri e regole” (2018).

La ripartizione in elenchi, in una professione che ha come suo scopo fondamentale quello di informare e si ponga soprattutto sugli elementi intellettuali e culturali, non appare molto giustificata. È una costruzione tutta italiana, valida all’epoca in cui fu ideata ma che ora non trova riferimento in nessun altro paese della Comunità e tanto meno nelle democrazie scandinave, negli Stati Uniti e in Giappone.

Quando entrai nel mondo del giornale – allora le tecnologie dovevano ancora essere scoperte e realizzate – di pubblicisti e professionisti si parlava poco. Direi per niente, almeno all’interno delle redazioni dove ho prestato la mia attività. Non al Messaggero di Roma; tanto meno a Momento Sera: e qui la soddisfazione dei primi “soldini” guadagnati; non infine al Popolo di Roma, nella cui redazione facevano pratica giovani colleghi di notevole valore professionale. Dopo tre anni nella posizione di volontario di redazione sottopagato e senza una immediata prospettiva di essere iscritto nell’elenco praticanti cambiai aria. Passai nei quadri direttivi della Pubblica amministrazione, senza tuttavia recidere i rapporti con il giornalismo. Entrai nella categoria dei pubblicisti…

Le prime battute non molto lusinghiere le incominciai a sentire nel 1964 in Sardegna, in occasione del congresso di Cagliari-Alghero. Lì appunto presi cognizione che esisteva il problema pubblicisti. Non solo nella sala congressuale, ma anche a tavola, ascoltando i discorsi dei professionisti… Una divisione sempre più palpabile attraverso gli anni. Peraltro non molto comprensibile con riferimento al prodotto. La gente non si domanda di certo se l’articolo che legge o il servizio radiotelevisivo che ascolta o vede sia stato redatto o realizzato da un professionista o da un pubblicista. Quello che conta è l’informazione, le spiegazioni, il commento.

Da questa dualità – Gastone Favero prima segretario e successivamente presidente dell’Ordine dei giornalisti di Roma, sosteneva che nel giornalismo conta soltanto la professionalità e la professionalità è una dote che si può possedere oppure no… 

Se gli Stati Uniti pensano al futuro dell’industria del giornale – quella che il futorologo Alvin Toffler definisce “l’ultima grande industria dell’epoca delle ciminiere” – non mancano nel nostro Paese esempi volti appunto a scrutare l’avvenire. Non alla maniera degli auruspici che interpretavano il volo degli uccelli o il rincorrersi delle nuvole. Più semplicemente, e più realisticamente, attraverso gli incontri, i dibattiti, gli studi, le proiezioni e lo scambio delle esperienze…

Previsioni che riferite in particolare agli attuali mezzi di comunicazione portano a chiedersi, cosa potrebbe accedere della professione, degli operatori dell’informazione, intesi, soprattutto, come giornalisti professionisti. Tutti gli apporti sindacali-culturali-giuridici finora ruotano intorno al primo elenco dell’Albo. In questo fiorire di apporti, la partecipazione dei pubblicisti allo sviluppo della comunicazione e ai possibili scenari futuri assume una posizione quantomeno sfumata. Quasi ininfluente. Pochi i riferimenti e, quando ci sono, sempre riferiti ai pubblicisti a tempo pieno, considerati professionisti di fatto e, quindi, da far transitare nell’altro elenco. Per gli altri, la maggioranza, non si è mai andati più avanti di generiche e più impegnative assicurazioni: i problemi di status e di collocazione saranno affrontati a suo tempo…

Allo stato attuale delle cose, l’ipotesi più probabile è quella di una professione “sempre più capace di commento e approfondimento, di inchiesta e di esplorazione sulle tendenze della società complessa”. Un supporto alle competenze e attribuzioni parlamentari? Ma non è compito del Parlamento e delle aggregazioni politiche analizzare e approfondire le vocazioni della società e interpretare e esplorare le tendenze e gli interessi emergenti?

Altri, invece, sono del parere che il giornalista deve essere “soprattutto un osservatore e un ascoltatore del mondo sociale nel suo farsi, capace di leggere la realtà e di raccontarla nel modo più sintetico possibile, nel modo più chiaro possibile al maggiore numero di persone possibile”. Nella società attuale l’informazione contiene oggettivamente un potere di intervento ed è strumento indispensabile attraverso il quale la pubblica opinione può seguire l’attività delle istituzioni e il loro funzionamento, percepire le spinte evolutive, gli obiettivi, i traguardi. In altri termini una sempre maggiore compenetrazione fra mondo dei media e mondo reale…

Com’è cambiata la condizione del giornalista pubblicista dal 1946 a oggi? Quali traversie ha dovuto superare e quale la considerazione dell’altra componente della professione?

L’informazione è patrimonio esclusivo di un solo elenco dell’Albo? Sono stati i professionisti del dopoguerra, all’inizio dello stato democratico, sia pure involontariamente, a determinare una posizione subalterna? Un’ipotesi, quest’ultima, da approfondire alla luce dei documenti, degli atti congressuali e degli interventi nelle varie sedi sindacali. Il futuro non è facile ipotizzarlo. La professione di giornalista così come la conosciamo è superata. Sovente manca di qualità, è imprecisa e schierata. Non né “terza”, autonoma e indipendente, mentre le tecnologie impongono la riduzione degli organici redazionali. Una svolta potrebbe essere la “chiave conversazionale”. Aprirsi alla partecipazione dei lettori è una delle tante ipotesi. Per i coniugi americani Alvin e Heidi Toffler, coautori de “Lo shock del futuro”, la storia dell’umanità è divisa in “ondate”. L’attuale è “l’era dell’informazione”, un prodotto della “terza rivoluzione industriale”. Siamo inoltre, a una nuova rivoluzione tecnologica… Il giornalista di “domani”, oltre a possedere una qualificazione di alto livello sul piano tecnico-culturale, avrà il compito di offrire “prodotti intellettuali” di elevata qualità, equidistanti e rispettosi della deontologia. Le notizie saranno canalizzate tramite blog, sms, Twitter, Facebook, Linkedin, YouTube, Messanger e quant’altro la tecnologia potrà offrire.

Gino Falleri*

 

*(1926-2019). È stato V.Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio (nel quale era iscritto dal 1957, nell’elenco pubblicisti) e Presidente nazionale del GUS (Gruppo di specializzazione dei giornalisti degli Uffici stampa, presso la Federazione nazionale della stampa). È stato Autore di numerosi saggi, tra i quali: “Diffamazione. Libertà di stampa e rischi del giornalista”, “La riforma della professione”, “Il portavoce, limiti e competenze”.

Ha tenuto lezioni presso le Università di Chieti, di Pisa e della Libera Università degli Studi “S.Pio V” (Roma).

Ha avuto numerosi riconoscimenti, tra i quali l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

 

E’ un anno trascorso da quel triste e struggente 18 Marzo 2019, ma Tu caro Presidente Gino 

sei sempre presente nei nostri cuori e nelle nostre menti.

Tu “il Decano” lo sei nel ricordo di tutte le iniziative che hai ideato e promosso nel corso della tua lunga carriera professionale.

Una di queste è il settimanale “Giornalisti Europei” del quale ha raccolto il testimone il tuo Roberto e che vede la continua e costante presenza dei molti e dei tanti collaboratori che da sempre ti hanno seguito ed amato nel corso di tutti gli anni, in quel lungo cammino all’interno e non solo dell’Ordine dei Giornalisti.

Noi, quella “sporca dozzina” delle Falleri Girls e dei Falleri Boys di TeleAmbiente prima di metterci al pc o di andare in onda rimembriamo i tuoi insegnamenti; non cadete e/o cedete alla informazione melassa ma comunicate per informare in modo chiaro e documentato per diffondere notizie che combattano il proliferare delle “fake news”.

Ciao Presidente Gino, TeleAmbiente ti avrà sempre come suo mentore e punto di riferimento.

Tutta TeleAmbiente è con te.

 

Giuseppe Vecchio

 

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