Il malcontento premia Le Pen Il voto istituzionale è con Macron

Macron si dichiara sicuro di continuare a governare, mentre Marine Le Pen non riesce a spiegare tutto il suo programma ai francesi. In questo clima s’è svolto il confronto tra i due candidati. L’impressione è che il malcontento, anche di sinistra, premierà la candidata frontista. Intanto i cittadini europei si stanno interrogando su se ci saranno ulteriori tasse di guerra, oltre a quelle nelle bollette e nel carovita. In tanti reputano che questo dipenda dal duello francese: se vincerà Macron sarà inevitabile che venga presentato un conto europeo condiviso per i costi del conflitto Ucraina-Russia, invece la Le Pen promette che in Francia ed in Europa verrà fermata la corsa a mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Ovviamente c’è anche tanta utopia, e perché le guerre costano, e le armi passate agli ucraini qualcuno dovrà pure pagarle. Del resto le tasse per la guerra di Crimea di metà ‘800 gli italiani le hanno pagate fino ad una quarantina d’anni fa, ed ancora pagano il contributo per quelle di Libia ed Etiopia insieme alla ricostruzione del Belice. Nello Stivale i più anziani sono quasi rassegnati al fatto che torni una tassa per una guerra simile a quella a cui partecipava la neonata Italia, e per rabbonirsi la Francia di Napoleone III: Certo Cavour lavorava per gli italiani, invece Mario Draghi forse lavora per se e per qualche potente del Pentagono. Ed il giovane Macron, occhio ceruleo a parte, di somiglianze con l’ultimo Bonaparte ne ha troppe, anche nel buon matrimonio.
Oggi la parte della rivoluzionaria, che difende il popolo dalle angherie del Palazzo, è tutta dei Marine Le Pen. Invece ad Emmanuel Macron tocca difendere interessi molto più grandi di lui. Con questo spirito la tivù francese ha trasmesso due ore e mezzo di faccia a faccia in diretta, ed a quattro giorni dal ballottaggio per le presidenziali. Sin dalle prime battute i ruoli sembravano simili a quelli che nel 2017 sancirono la vittoria di Emmanuel Macron contro Marine Le Pen. Il presidente uscente è apparso tranquillo ed a proprio agio, quasi certo della sua riconferma. La sfidante ha cominciato per sorteggio il dibattito con il suo argomento preferito, ma è sembrata spenta nei botta e risposta. Il faccia a faccia è stato oggetto di preparazione, discussioni e sorteggi: tutto alla presenza dei principali collaboratori dei candidati. Lo hanno trasmesso Tf1 e France 2 (ripreso dalle principali emittenti e piattaforme), moderato da due rodati cronisti politici, Gilles Bouleau e Léa Salamé. I sondaggi istituzionali danno Emmanuel Macron al 56% contro Marine Le Pen al 54%, e con il 3,2% di margine di errore. Mentre i sondaggi liberi dalle influenze di palazzo danno i due candidati alla pari, e dicono che verso la Le Pen convergerebbero i voti di protesta della sinistra radicale. Macron è stato il primo dei due contendenti ad arrivare sorridente e gioviale negli studi della trasmissione, che è durata due ore e mezzo. Ha scambiato qualche battuta con i presentatori, poi è andato ad accogliere con un sorriso e stretta di mano l’avversaria, visibilmente tesa all’ingresso. Poi, i due si sono seduti ai rispettivi tavoli (a sinistra Macron, a destra Le Pen) e la sfida è cominciata in perfetto orario, con i francesi incollati al video. “Perché lei pensa di essere il miglior presidente per i francesi?” è stata la prima domanda per entrambi i candidati. “Io sarò la presidente del rinascimento democratico – ha esordito Le Pen – sarò anche la presidente del quotidiano. Sarò la presidente del ripristino della concordia fra tutti i francesi, della giustizia, della fratellanza nazionale, della pace civile”.
Macron ha attaccato subito sull’ecologia e sull’Europa: “la Francia sarà più forte se saprà cogliere la questione ecologica”. E ha promesso di “rendere più forte l’Europa” se sarà rieletto alla presidenza della Repubblica. Ai primi scontri sul potere d’acquisto, tema preferito da Marine Le Pen per la sua campagna elettorale, la candidata della destra ha denunciato le prime incertezze. Soprattutto quando Macron ha attaccato: “Madame Le Pen, nel suo programma non appare nemmeno una volta la parola ‘disoccupazione'”. Marine Le Pen ha reagito con la proposta del suo programma che prevede di “restituire fra 150 e 200 euro al mese per ogni nucleo familiare”.
Ma le scintille vere sono arrivate quando è planato sul dibattito il tema della guerra in Ucraina e del ruolo della Francia. Soprattutto quando Macron ha accusato Marine Le Pen di essere “dipendente dal potere russo” per essersi presentata candidata grazie al prestito di una banca russa. E, di conseguenza, né lei né altri del suo partito possono essere credibili “quando ci fossero decisioni difficili da prendere”, ha aggiunto Macron. Marine Le Pen ha reagito accusando il presidente e il potere in genere di non aver previsto un meccanismo attraverso il quale i candidati possano ottenere prestiti dalle banche francesi. E’ seguito lo scontro sull’Europa, con Marine Le Pen che ha ribadito la posizione del suo partito: “Non c’è un popolo europeo, non c’è una sovranità europea, è lei, Monsieur Macron, che vuole parlare di sovranità europea e non di sovranità francese”. “Voi non lo dite – ha incalzato Macron – ma volete far uscire la Francia dall’Unione europea”. “Noi vogliamo l’Europa delle nazioni”, ha risposto Le Pen. “Quindi diciamo che dite bugie su quello che proponete”, ha replicato Macron. E quando Marine Le Pen ha ripreso il tema della “preferenza nazionale” nell’assunzione dei lavoratori, Macron ha ribadito che si tratterebbe “della fine della libera circolazione delle persone e delle merci”. Di fatto Macron è sicuro di vincere nuovamente, e la Le Pen non è riuscita a spiegare totalmente il suo programma. I francesi sanno bene che, qualora Macron venisse riconfermato, nessuna opposizione riuscirebbe a fermare la politica fiscale che negli ultimi anni ha allargato la forbice sociale.

Macron si dichiara sicuro di continuare a governare, mentre Marine Le Pen non riesce a spiegare tutto il suo programma ai francesi. In questo clima s’è svolto il confronto tra i due candidati. L’impressione è che il malcontento, anche di sinistra, premierà la candidata frontista. Intanto i cittadini europei si stanno interrogando su se ci saranno ulteriori tasse di guerra, oltre a quelle nelle bollette e nel carovita. In tanti reputano che questo dipenda dal duello francese: se vincerà Macron sarà inevitabile che venga presentato un conto europeo condiviso per i costi del conflitto Ucraina-Russia, invece la Le Pen promette che in Francia ed in Europa verrà fermata la corsa a mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Ovviamente c’è anche tanta utopia, e perché le guerre costano, e le armi passate agli ucraini qualcuno dovrà pure pagarle. Del resto le tasse per la guerra di Crimea di metà ‘800 gli italiani le hanno pagate fino ad una quarantina d’anni fa, ed ancora pagano il contributo per quelle di Libia ed Etiopia insieme alla ricostruzione del Belice. Nello Stivale i più anziani sono quasi rassegnati al fatto che torni una tassa per una guerra simile a quella a cui partecipava la neonata Italia, e per rabbonirsi la Francia di Napoleone III: Certo Cavour lavorava per gli italiani, invece Mario Draghi forse lavora per se e per qualche potente del Pentagono. Ed il giovane Macron, occhio ceruleo a parte, di somiglianze con l’ultimo Bonaparte ne ha troppe, anche nel buon matrimonio.
Oggi la parte della rivoluzionaria, che difende il popolo dalle angherie del Palazzo, è tutta dei Marine Le Pen. Invece ad Emmanuel Macron tocca difendere interessi molto più grandi di lui. Con questo spirito la tivù francese ha trasmesso due ore e mezzo di faccia a faccia in diretta, ed a quattro giorni dal ballottaggio per le presidenziali. Sin dalle prime battute i ruoli sembravano simili a quelli che nel 2017 sancirono la vittoria di Emmanuel Macron contro Marine Le Pen. Il presidente uscente è apparso tranquillo ed a proprio agio, quasi certo della sua riconferma. La sfidante ha cominciato per sorteggio il dibattito con il suo argomento preferito, ma è sembrata spenta nei botta e risposta. Il faccia a faccia è stato oggetto di preparazione, discussioni e sorteggi: tutto alla presenza dei principali collaboratori dei candidati. Lo hanno trasmesso Tf1 e France 2 (ripreso dalle principali emittenti e piattaforme), moderato da due rodati cronisti politici, Gilles Bouleau e Léa Salamé. I sondaggi istituzionali danno Emmanuel Macron al 56% contro Marine Le Pen al 54%, e con il 3,2% di margine di errore. Mentre i sondaggi liberi dalle influenze di palazzo danno i due candidati alla pari, e dicono che verso la Le Pen convergerebbero i voti di protesta della sinistra radicale. Macron è stato il primo dei due contendenti ad arrivare sorridente e gioviale negli studi della trasmissione, che è durata due ore e mezzo. Ha scambiato qualche battuta con i presentatori, poi è andato ad accogliere con un sorriso e stretta di mano l’avversaria, visibilmente tesa all’ingresso. Poi, i due si sono seduti ai rispettivi tavoli (a sinistra Macron, a destra Le Pen) e la sfida è cominciata in perfetto orario, con i francesi incollati al video. “Perché lei pensa di essere il miglior presidente per i francesi?” è stata la prima domanda per entrambi i candidati. “Io sarò la presidente del rinascimento democratico – ha esordito Le Pen – sarò anche la presidente del quotidiano. Sarò la presidente del ripristino della concordia fra tutti i francesi, della giustizia, della fratellanza nazionale, della pace civile”.
Macron ha attaccato subito sull’ecologia e sull’Europa: “la Francia sarà più forte se saprà cogliere la questione ecologica”. E ha promesso di “rendere più forte l’Europa” se sarà rieletto alla presidenza della Repubblica. Ai primi scontri sul potere d’acquisto, tema preferito da Marine Le Pen per la sua campagna elettorale, la candidata della destra ha denunciato le prime incertezze. Soprattutto quando Macron ha attaccato: “Madame Le Pen, nel suo programma non appare nemmeno una volta la parola ‘disoccupazione'”. Marine Le Pen ha reagito con la proposta del suo programma che prevede di “restituire fra 150 e 200 euro al mese per ogni nucleo familiare”.
Ma le scintille vere sono arrivate quando è planato sul dibattito il tema della guerra in Ucraina e del ruolo della Francia. Soprattutto quando Macron ha accusato Marine Le Pen di essere “dipendente dal potere russo” per essersi presentata candidata grazie al prestito di una banca russa. E, di conseguenza, né lei né altri del suo partito possono essere credibili “quando ci fossero decisioni difficili da prendere”, ha aggiunto Macron. Marine Le Pen ha reagito accusando il presidente e il potere in genere di non aver previsto un meccanismo attraverso il quale i candidati possano ottenere prestiti dalle banche francesi. E’ seguito lo scontro sull’Europa, con Marine Le Pen che ha ribadito la posizione del suo partito: “Non c’è un popolo europeo, non c’è una sovranità europea, è lei, Monsieur Macron, che vuole parlare di sovranità europea e non di sovranità francese”. “Voi non lo dite – ha incalzato Macron – ma volete far uscire la Francia dall’Unione europea”. “Noi vogliamo l’Europa delle nazioni”, ha risposto Le Pen. “Quindi diciamo che dite bugie su quello che proponete”, ha replicato Macron. E quando Marine Le Pen ha ripreso il tema della “preferenza nazionale” nell’assunzione dei lavoratori, Macron ha ribadito che si tratterebbe “della fine della libera circolazione delle persone e delle merci”. Di fatto Macron è sicuro di vincere nuovamente, e la Le Pen non è riuscita a spiegare totalmente il suo programma. I francesi sanno bene che, qualora Macron venisse riconfermato, nessuna opposizione riuscirebbe a fermare la politica fiscale che negli ultimi anni ha allargato la forbice sociale.

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