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Il multiverso di Casini e il futuro che ci attende

Dopo l'intervista rilasciata al Corriere, il senatore afferma che sarà improbabile qualsiasi altra candidatura. L'analisi attenta di un politico che per 44 anni ha vissuto i cambiamenti del nostro Paese, in prima persona.

di Vincenzo Viti -


Pier Ferdinando Casini, un mito nel “Guinness” delle longevità in politica, ha annunciato qualche giorno fa che dopo 44 anni di militanza parlamentare non intende più candidarsi e pare, non ci sia verso di convincerlo. Lo ha confidato al Corriere in un una intervista pervasa di calore familiare, un po’ ruffiana, nella quale si diffonde in coriandoli di saggezza antropologica. Una condizione dello spirito che non sta nel “troncare, sopire” del Conte Zio manzoniano, piuttosto in qualcosa di più complesso.

Come una liturgia della mediazione, un arabesco applicato e distribuito nelle tante stagioni della politica italiana.  Una souplesse promossa ad estetica della prudenza e del realismo fino alle sublimi vette della intelligenza. Un sofisticato machiavellismo che l’ultima fatica di Corrado Augias (con la degnissima figlia) riscattata dal cinismo del “fine che giustifica i mezzi”, sul presupposto che il potere “si porti dentro” una ascendenza etica, la cosiddetta “virtù” che comporta, se non un premio, almeno una qualche assoluzione. 

Ne scriviamo senza malanimo e per una inappagata felice curiosità. Democristiano di osservanza Colombea fui (insieme con Casini) eletto alla Camera proprio nell’anno di grazia del 1983. Fu un comune ordinario punto di partenza con distinte fedeltà e traiettorie. 

Ebbi modo così di osservarne – come entomologo -astuzie e movenze, padronanza dei gesti, prudenza nell’agire e nel giudicare. Una vita felpata e protetta. Non erano ancora i tempi del “ma anche” del mantra di Veltroni. Egli mi parve piuttosto il clone aristocratico e gentilizio di Arnaldo Forlani, il cavallo di razza dalla intelligenza mite e dal dubbio sistematico, che Casini avrebbe declinato in dubbio metodico: cioè tascabile multiverso, congeniale alle duttili urgenze della politica. Una geniale curvatura del carattere e dello stile che lo avrebbe sempre preservato sia nel ciclo berlusconiano, sia nei cicli successivi. Tutti attraversati con impareggiabile, scaltra modulazione e ragion di stato. Esemplare navigazione sempre difesa modulando coerenza fra mezzi e fini.

Oggi Casini con il ritiro confessa (e gli crediamo) un felice appagamento che non gli impedirebbe di alimentare sogni proibiti. Che con il suo realismo magico dovrebbero prospettarglisi quanto meno complessa se non da temerari. In fondo lo ammette: impossibile che si diventi Capo di Stato per ambizione. Accade sempre e solo “per chiamata” (cosi gli suggerisce la collaudata esperienza). Credo chiunque sappia come qualsiasi aspirazione “verticale” appaia, dopo Mattarella, non dico sacrilega ma temeraria. Non sappiamo quanto sia lecito confidare per queste finalità sul “disordine” di cui soffre quel nostro “Paese Senza” raccontato da Arbasino. In ogni caso solo il tempo dirà quale futuro (dietro le spalle) ci attenda.

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