Il no della Cina alla risoluzione finale. Il tavolo per la pace a Kiev si allontana

Il G20 si schiera (non all’unanimità, con la Cina che sta con la Russia) contro il Cremlino, che ieri in risposta all’isolamento subito al vertice in Indonesia (ma soprattutto in risposta alle parole di Zelensky) ha scatenato una tempesta di missili sull’Ucraina. Dal canto suo però Pechino è in linea con Mosca nell’opporsi all’uso della parola “guerra” per descrivere l’operazione speciale militare russa in Ucraina nel comunicato finale congiunto del G20. Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti, secondo le quali il comunicato finale dovrebbe includere la parola “guerra”, mettendo comunque in evidenza i punti di vista diversi di alcuni Paesi sul conflitto e il suo impatto globale. Una decisione, quella di Pechino, che arriva all’indomani della storica stretta di mano tra Joe Biden e Xi Jinping e che ridimensiona pesantemente il fronte anti-russo del G20.
“Gli attacchi della Russia non faranno altro che far aumentare le preoccupazioni del G20 per l’impatto destabilizzante della guerra di Putin”. Così il consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan, esprimendo “la forte condanna degli Stati Uniti dei nuovi attacchi missilistici russi in Ucraina, che pare abbiamo colpito edifici civili a Kiev ed altre zone del Paese”. “Non sfugge – aggiunge il consigliere del presidente Joe Biden – che mentre i leader del mondo sono riuniti nel G20 a Bali per discutere questioni di importanza significativa per le vite delle persone nel mondo, la Russia di nuovo minaccia queste vite e distrugge infrastrutture cruciali ucraine”. Ribadendo il sostegno (economico e militare) “al coraggioso popolo ucraino”, Sullivan conclude che Washington e i suoi alleati (leggi Nato e Ue) “continueranno a fornire a Kiev il necessario per difendersi, compresi sistemi di difesa aerea, e che saremo al fianco dell’Ucraina fino a quando sarà necessario”.
A sentire il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il G20 sta mostrando compattezza sul fatto che la guerra russa dell’Ucraina sia inaccettabile e sulla necessità di evitare il ricorso alle armi nucleari. Alla domanda relativa a un colloquio con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, Scholz replica: “Era in piedi accanto a me e ha detto un paio di frasi, questa è stata la conversazione”. “Con i suoi irresponsabili gesti di minaccia nucleare, il presidente Vladimir Putin persegue deliberatamente una nuova escalation della situazione”, aggiunge. Ciononostante il cancelliere ribadisce di voler continuare a parlare con il presidente russo per trovare una soluzione che metta fine al conflitto in Ucraina. Resta il fatto che per Scholz, il capo del Cremlino e i suoi sostenitori sono i responsabili della grave crisi economica e sociale che investe tutti ovunque nel mondo. Infine il plauso per l’accordo sulla dichiarazione finale del vertice in cui “una grande maggioranza di stati” partecipanti condanna la guerra in Ucraina.
Condanna (quasi) unanime, dunque. “La Russia è capace di creare ancora molti danni e sistematicamente continua ad attaccare la popolazione e le infrastrutture civili. Con la mobilitazione le intenzioni della Russia sono emerse chiaramente: la guerra va avanti. Da un lato Mosca parla in modo vago di pace, dall’altro la distruzione aumenta, molte sono le città ucraine sotto attacco missilistico”. È la dura condanna dell’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, in conferenza stampa al termine del Consiglio Difesa.
Dal canto suo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervenendo al G20, ha dettato le condizioni per un negoziato di pace: “La Russia deve confermare l’integrità territoriale dell’Ucraina nell’ambito delle pertinenti risoluzioni Onu e la corrispondente serie di documenti. Deve ritirare tutte le sue truppe dal territorio dell’Ucraina. Il controllo dell’Ucraina su tutte le sezioni del nostro confine di stato con la Russia deve essere ripristinato. Questo è ciò che porterà a una vera e completa cessazione delle ostilità. Esiste già una risoluzione dell’Assemblea generale Onu da noi proposta per il risarcimento dei danni causati dalla guerra russa. C’è stata la votazione, chiediamo di applicarla. Quando queste misure saranno attuate, e la sicurezza e la giustizia cominceranno a essere ripristinate, le parti potranno firmare un documento che stabilisca la fine della guerra”. In sostanza, Zelensky allontana ulteriormente la pace. Perché le sue richieste sono ovviamente irricevibili per Putin.
Insomma, è vero che come qualcuno dice Mosca risponde alle parole del G20 con i missili. Ma anche le parole del G20 parlano ancora di guerra.

Il G20 si schiera (non all’unanimità, con la Cina che sta con la Russia) contro il Cremlino, che ieri in risposta all’isolamento subito al vertice in Indonesia (ma soprattutto in risposta alle parole di Zelensky) ha scatenato una tempesta di missili sull’Ucraina. Dal canto suo però Pechino è in linea con Mosca nell’opporsi all’uso della parola “guerra” per descrivere l’operazione speciale militare russa in Ucraina nel comunicato finale congiunto del G20. Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti, secondo le quali il comunicato finale dovrebbe includere la parola “guerra”, mettendo comunque in evidenza i punti di vista diversi di alcuni Paesi sul conflitto e il suo impatto globale. Una decisione, quella di Pechino, che arriva all’indomani della storica stretta di mano tra Joe Biden e Xi Jinping e che ridimensiona pesantemente il fronte anti-russo del G20.
“Gli attacchi della Russia non faranno altro che far aumentare le preoccupazioni del G20 per l’impatto destabilizzante della guerra di Putin”. Così il consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan, esprimendo “la forte condanna degli Stati Uniti dei nuovi attacchi missilistici russi in Ucraina, che pare abbiamo colpito edifici civili a Kiev ed altre zone del Paese”. “Non sfugge – aggiunge il consigliere del presidente Joe Biden – che mentre i leader del mondo sono riuniti nel G20 a Bali per discutere questioni di importanza significativa per le vite delle persone nel mondo, la Russia di nuovo minaccia queste vite e distrugge infrastrutture cruciali ucraine”. Ribadendo il sostegno (economico e militare) “al coraggioso popolo ucraino”, Sullivan conclude che Washington e i suoi alleati (leggi Nato e Ue) “continueranno a fornire a Kiev il necessario per difendersi, compresi sistemi di difesa aerea, e che saremo al fianco dell’Ucraina fino a quando sarà necessario”.
A sentire il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il G20 sta mostrando compattezza sul fatto che la guerra russa dell’Ucraina sia inaccettabile e sulla necessità di evitare il ricorso alle armi nucleari. Alla domanda relativa a un colloquio con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, Scholz replica: “Era in piedi accanto a me e ha detto un paio di frasi, questa è stata la conversazione”. “Con i suoi irresponsabili gesti di minaccia nucleare, il presidente Vladimir Putin persegue deliberatamente una nuova escalation della situazione”, aggiunge. Ciononostante il cancelliere ribadisce di voler continuare a parlare con il presidente russo per trovare una soluzione che metta fine al conflitto in Ucraina. Resta il fatto che per Scholz, il capo del Cremlino e i suoi sostenitori sono i responsabili della grave crisi economica e sociale che investe tutti ovunque nel mondo. Infine il plauso per l’accordo sulla dichiarazione finale del vertice in cui “una grande maggioranza di stati” partecipanti condanna la guerra in Ucraina.
Condanna (quasi) unanime, dunque. “La Russia è capace di creare ancora molti danni e sistematicamente continua ad attaccare la popolazione e le infrastrutture civili. Con la mobilitazione le intenzioni della Russia sono emerse chiaramente: la guerra va avanti. Da un lato Mosca parla in modo vago di pace, dall’altro la distruzione aumenta, molte sono le città ucraine sotto attacco missilistico”. È la dura condanna dell’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, in conferenza stampa al termine del Consiglio Difesa.
Dal canto suo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervenendo al G20, ha dettato le condizioni per un negoziato di pace: “La Russia deve confermare l’integrità territoriale dell’Ucraina nell’ambito delle pertinenti risoluzioni Onu e la corrispondente serie di documenti. Deve ritirare tutte le sue truppe dal territorio dell’Ucraina. Il controllo dell’Ucraina su tutte le sezioni del nostro confine di stato con la Russia deve essere ripristinato. Questo è ciò che porterà a una vera e completa cessazione delle ostilità. Esiste già una risoluzione dell’Assemblea generale Onu da noi proposta per il risarcimento dei danni causati dalla guerra russa. C’è stata la votazione, chiediamo di applicarla. Quando queste misure saranno attuate, e la sicurezza e la giustizia cominceranno a essere ripristinate, le parti potranno firmare un documento che stabilisca la fine della guerra”. In sostanza, Zelensky allontana ulteriormente la pace. Perché le sue richieste sono ovviamente irricevibili per Putin.
Insomma, è vero che come qualcuno dice Mosca risponde alle parole del G20 con i missili. Ma anche le parole del G20 parlano ancora di guerra.

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